Translate

sabato 12 febbraio 2011

Il nuovo soul di James Blake



Mentre siamo ancora dispiaciuti per la scomparsa dell'ultima icona storica del soul, Solomon Burke (di cui vi consiglio di riascoltare il live riepilogativo e sermonico "Soul Alive" del 1985), tutti i principali siti internazionali di musica presentano l'esordio di James Blake come nuovo punto di riferimento per il futuro del soul, almeno quest'ultimo sembra la materia che si vuole privilegiare; il lavoro è stato descritto come una sorta di Nebraska formato dubstep o un "Sea change" alla Beck, con personali rivalutazioni, introspezioni e nuda umanità. Il cantante inglese si propone di decostruire quell'arte filtrandola con l'elettronica e soprattutto centellinando gli impianti vocali usando il dub ed un'elettronica minimale.
La prima operazione di retaggio produttivo il soul la ebbe negli anni ottanta grazie ad alcuni importanti dischi dei Neville Brothers prodotti da Daniel Lanois e non è difficile capire che la voce di Blake è molto vicina a quella di Aaron Neville, specie in quel caldo tipo di vocalizzo che crea dei compartimenti stagni. Lanois era riuscito a dare al soul l'abito dei tempi moderni, e i Neville ne approfittarono in maniera evidente, visto che quelle collaborazioni segnarono anche le cose migliori pubblicate dal gruppo. Lo stesso Burke di "Don't give up on me", nonchè altre vecchie glorie del soul, grazie alle glabre produzioni di signori come John Henry, sono riusciti nell'intento di una moderna riproposizione di intenti. Inoltre non dobbiamo dimenticare che se da una parte il genere negli ultimi anni ha cercato di esprimere i suoi episodi migliori grazie ad una rinnovata veste musicale, dall'altra le operazioni di fusione con le ultime tendenze (hip-hop, rap, etc.) sono state capaci di dare un contributo ancora più efficace soprattutto per fornire una risposta a coloro che ormai lo vedono come una reliquia: basti pensare alle operazioni portate a termine da cantanti come Janelle Monae (vedi mio post precedente)
L'operazione di Blake è certamente più ortodossa, perchè tesa alla creazione di una personale ricetta che in alcuni momenti sembra più esperimento tecnico che "anima". Se non può essere confutata l'originalità della proposta, tuttavia criticabili sono i risultati ottenuti, poichè forse sarebbe stato più opportuno aggiustare il tiro e cercare di rendere i brani emotivamente più intellegibili. Vedremo cosa succederà nelle prossime prove.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.