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sabato 19 febbraio 2011

I rappresentanti storici del sax tenore



L'attività dei sassofonisti jazz odierni non può non dimenticarsi del passato storico dello strumento: nel jazz, oltre ad essere un protagonista assoluto, il sax tenore è stato anche testimone negli anni di passaggi di stile che hanno influenzato intere generazioni di musicisti fissando degli standard di stile che in alcuni casi appaiono insuperabili. Lungi da me, quello di fare un post sulla storia del sax, il mio scopo è quello di concentrarmi sulle prime manifestazioni importanti, cioè con l'inizio di tutto, cercando di dare risposta ad alcune legittime domande: perchè oggi ancora dovremmo dare credito ad alcune incarnazioni storiche del sax tenore come Lester Young, Coleman Hawkins, Sonny Rollins, etc.? E' solo una questione di prospettiva dei tempi o realmente si può pensare che questi iniziatori musicali dello strumento siano stati nella loro semplicità i giusti scopritori di una formula musicale che si rivelava vincente nel tempo? Negli anni trenta il primo sassofonista tenore di stile fu Lester Young: fu il primo improvvisatore che si basava sulla melodia in àmbito swing in contrapposizione a Coleman Hawkins che invece, sempre nello stesso àmbito storico, improvvisava sugli accordi. Lester Young può considerarsi come il più semplice artigiano del sax, con la volontà di creare solo "buone vibrazioni" mettendo in secondo piano gli aspetti tecnici. Il suo stile leggero, delicato, quasi trasformava il tenore in un contralto, insegnamento che poi venne acquisito ed approfondito dai coolsters; al sax veniva attribuita una spiccata componente melodica, una specie di sostituzione del canto che ben si adattava alle prestazioni notturne dal vivo fatte nei clubs.

Gli anni successivi allo swing che vedono l'affermarsi delle tematiche be-bop troveranno nel sax tenore i loro continuatori: se a Coleman Hawkins si affiancava la calda tematica di Ben Webster, Sonny Rollins fu il degno continuatore dell'improvvisazione di Lester Young, con una valenza chiaramente maggiore dal momento che tutto quello che era stato pensato dai primi veniva sviluppato con un'abbondante sequela di temi stilistici dai secondi: vibrato, fraseggio, suoni a tempo doppio, densità di suono, etc. Hawkins e Webster diedero anche una bella dimostrazione del passaggio generazionale di quei tempi con un disco direi "storico" nell'aggregazione chiamata "The Associates" allacciando relazioni traverse con il blues africano; mentre Hawkins comunque rimaneva ancorato ad un gran senso dello swing, il percorso di Webster si fece carico di una sorta di romanticismo che emergeva spesso nelle collegate "ballads" che riempivano le sue performances, facilmente assimilabili per quel modo di suonare il "vibrato" che, quando non sconfinava nel languido, era seriamente in grado di scavare un solco nella fruizione mentale dell'ascolto, specie nella sua dimensione "erotica".

Questi artisti, che sembrano appartenere (anche di fronte al pensiero di molta critica) ad un'epoca che non aveva ancora intrapreso le grandi conquiste del jazz moderno, sono sempre ricordati con una aureola di "santità" che premia però più il musicista che il compositore dato che gran parte del repertorio lasciato è costituito da standards, elemento di parziale riconsiderazione critica della carriera artistica degli stessi; La storia del tenore comincerà ad avere tutt'altri sviluppi con l'altro grande tenore del sax degli anni cinquanta ancora in vita, Sonny Rollins, la cui abilità non fu solo quella di arrichire la formula sonora di Lester Young, ma essendo espressione del passaggio all'hard-bop, (che rappresentava lo stile più vicino all'influenza del blues) divenne il primo calderone stilistico dello strumento: gradualmente la sua musica incorporò le invenzioni dei giganti citati prima, aggiungendovi un proprio status musicale fatto di spontanea reinvenzione di elementi appartenenti alla melodia; inoltre grazie alla maturità raggiunta con la svolta di "Saxophone Colossus", cominciò a dare un contributo impareggiabile alle sonorità latine ed in particolare al calypso componendo un brano dal dna immediatamente riconoscibile come "St. Thomas": quindi la sua importanza sta nell'uso di tutte le possibili tecniche ricavabili dallo strumento abbinate ad uno spirito di rielaborazione musicale personale (che sarà copiosamente imitato). Si potrà discutere anche per lui, della ridotta percezione compositiva dovuta alle reinterpretazioni veementi di brani standard altrui, ma così come detto per altri musicisti (vedi Evans, Baker, etc.) quel particolare modo di suonare, di far risaltare originalmente il tenore, fa parte solo ed esclusivamente del suo bagaglio creativo ed è un regalo che il musicista ha fatto al mondo musicale.
Discografia consigliata:
-The best of Lester Young, Pablo, registr. ante 1956
-Body and Soul, Coleman Hawkins, Rca, registrazioni dal '36 al '59
-Ben Webster, The king of tenors, Verve 1953
-Ben Webster/Art Tatum Quartet, Verve 1956
-Saxophone Colossus, S. Rollins, Prestige 1956
-Sonny Rollins vol 1/2, Blue Note 1956/57
-Coleman Hawkins encounters Ben Webster, Verve 1957
-Ben Webster and Associates, Verve 1959
-Sonny meets Hawk!, Rollins with Hawkins, RCA, 1963

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