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lunedì 7 febbraio 2011

D'Erlanger, Cliffe e il concerto per violino britannico



L'Hyperion ha da poco pubblicato un nuovo capitolo della serie dedicata ai concerti per violini nel periodo romantico (vedi miei post precedenti); quest'ultimo episodio (vol. 10) è stato dedicato ai concerti degli inglesi D'Erlanger (un banchiere di origini franco-americane, che era anche compositore) e Frederic Cliffe (artista caduto nel dimenticatoio storico): tali concerti si inseriscono nella magnificente tradizione violinista britannica nata grazie al cosiddetto movimento di "rinascimento" musicale inglese, verso il 1880. Prendendo spunto dalla tendenza decadente di Brahms (che era ormai in esaurimento) e dagli eccessi strumentali di Wagner, i compositori inglesi riuscirono con maestria a stabilire un particolare gioco di contrasto tra il nostalgico e potente cromatismo dei tedeschi e il mondo compito e regale degli inglesi, che accomunava storia, tradizione e popolo : compositori come Elgar, Stanford, Samuel Coleridge etc., diedero una vera scossa alla musica britannica di quegli anni, la quale non solo risvegliò il sentimento nazionalistico, ma si distinse per un'opera di ricerca che si affiancò al crescente sviluppo della corrente impressionistica che vedeva anche in Inghilterra una nutrita schiera di sostenitori; nel violino in particolare queste esperienze furono sviluppate da compositori come Delius e soprattutto Vaughan Williams che nel suo "The Lark Ascending" diede un saggio di come potessero essere combinati stile, fantasia strumentale e folklore popolare. Il periodo d'oro del violinismo romantico inglese ebbe poi il suo massimo esempio virtuosistico con l'episodio del concerto di Walton che consegnò idealmente il concerto per lo strumento alle nuove tendenze contemporanee.
I due concerti dei compositori del volume della Hyperion non sono nient'affatto lontani da questi mostri sacri citati: il concerto per violino di D'Erlanger è godibilissimo e di alto livello, così come quello di Cliffe si distingue per una intensa orchestrazione: di quest'ultimo vi segnalo, come unica opera registrata su supporto discografico, la sua sinfonia pubblicata dalla Sterling (ne esisterebbe una seconda, pare mai portata a termine) che merita di stare tra le rappresentazioni sinfoniche migliori di quel periodo storico. Non so cosa ne pensiate, ma questi concerti, ancora oggi, hanno una loro attrattiva che li rende immortali al corso dei tempi.

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