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lunedì 3 gennaio 2011

Paul Winter e gli Oregon


E' una storia che si intreccia quella che unisce il sassofonista soprano Paul Winter e tutti i famosi componenti degli Oregon: considerati il propellente musicale che ha avuto come risultato finale lo sviluppo della world music e di molti aspetti legati alla filosofia new age, in realtà sia i Winter Consort che gli Oregon, potrebbero essere considerati molto più influenti se visti in un'ottica meno vincolata alle "etichette" ricevute e più in linea con i progetti pensati dagli artisti. Vediamo perchè.
Paul Winter, dopo un decennio con la CBS Records (1960-1969) passato ad approfondire spesso in modo banale, i legami tra jazz e musica latina (bossanova soprattutto), riunisce, nel passaggio all'etichetta discografica A&M, nuovi giovani musicisti talentuosi: parlo di quegli stessi musicisti che formeranno di lì a poco il gruppo degli Oregon: il chitarrista (e tastierista) Ralph Towner, il suonatore d'oboe Paul McCandless, il bassista Glen Moore e il percussionista Colin Walcott. L'approccio di questi illustri nomi nominalmente provienenti dagli ambiti jazzistici è sicuramente innovativo: se lo scopo iniziale di Winter è quello di creare un'interconnessione tra gli amati suoni sudamericani e i generi più nobili della musica, gli episodi in gruppo di "Road" e "Icarus" realizzano quell'obiettivo grazie anche alle peculiari caratteristiche artistiche dei singoli musicisti prima citati; Ralph Towner è (soprattutto) un chitarrista di chiara estrazione classica, con riferimenti alla parte colta della storia della chitarra sebbene inserisca il suo modus operandi in una visione più ampia che abbraccia anche il jazz. Paul McCandless stabilisce con il suo oboe, per la prima volta nella storia degli incroci musicali tra generi, una vera e moderna identità per lo strumento, che volutamente non vuole tirar fuori particolari virtuosismi, ma creare un sound d'atmosfera in linea con le tendenze "spirituali" dell'epoca e così facendo quell'afflato "barocco" sarà il factotum musicale di tanta musica new age anche del presente. Glen Moore è bassista jazz con una notevole propensione alla composizione (vedi "May 24, 1976") ma anche con una forte predisposizione etnica: lo dimostrano le sue continue collaborazioni con artisti come Larry Karush e Rabih Abou-Khalil. Colin Walcott (purtroppo scomparso nell'84) è percussionista con specializzazione alla tabla e porta con sè i profumi buoni dell'oriente musicale ma anche quelli della tradizione africana. La musica del Winter Consort è la piena risultante di queste situazioni: Paul Winter acquista quindi una maturità artistica che sembra però essere un punto di equilibrio tra il suo modo di concepire la musica e quella dei suoi "allievi": mentre Winter spinge sul concetto di fusione "allargata" in modo da comprendere qualsiasi elemento di rilievo e quindi l'idea è di non restringere l'analisi solo a generi "colti" ma di ripescare una sorta di canzone "popolare" adeguata ai tempi (vedi "Common Ground"), i futuri Oregon preferiscono battere il percorso di una fusione etnica con elementi che derivano sempre dal loro substrato di preparazione musicale (classica e jazz). Con Paul Winter Consort nascono i primi episodi di pop-world, intesa nel suo semplice accostamento tra composizione scritta in chiara forma pop (qui il gruppo di riferimento sembra quello dei Beach Boys), e musica tradizionale (non solo sudamericana, ma anche africana ed orientale): dal punto di vista temporale siamo quindi in anticipo rispetto a Peter Gabriel e ai suoi lavori di marca etnica o al Paul Simon di "Graceland" etc.; ma stiamo attenti che qui siamo lontani anche dalle tematiche strettamente "wordl" o dal quel movimento "post-wordl" intrapreso da Hassell benchè molta critica faccia confusione su questo punto.
La nascita degli Oregon acclara la scissione di pensiero prima descritta e mentre Winter intraprende una lunga carriera solistica (con l'accompagnamento di altri ensembles) imperniata sulla cosiddetta "earth music" (cioè musica proveniente dalla Terra), in simbiosi con la sintassi new age e la preservazione naturale che può scaturire dal suonare in vari ambiti geografici (i suoi episodi discografici migliori diventeranno quelli che lo vedono articolare il suo linguaggio nelle "emissioni" in musica di alcuni animali protetti, nei grand canyon americani o nelle chiese), gli Oregon seguiranno un percorso diverso centrato sulle evoluzioni strumentali che fanno da sfondo ad una nuova "cameratistica" espressione nel jazz che ha riferimenti ritmici e musicali anche etnici: in certi momenti si fa fatica persino a pensare che si possa parlare di jazz, tale è marcatamente individuale l'apporto di ogni singolo musicista; ne viene fuori però una miscela unica che li vede già ad alti livelli nelle prime registrazioni discografiche di "Music of another present era" e "Distant Hills" e che trova il suo culmine emotivo nello splendido episodio di "Winter light" che rimarrà la loro massima espressione musicale; in realtà gli Oregon avranno un leggero spostamento nei suoni nel passaggio di casa discografica dalla Vanguard alla Elektra, quando il sound comincia ad essere attratto da una più generica formula di "fusion jazz" recuperata parzialmente nelle tre prove discografiche con la ECM R., formula alla quale il gruppo non saprà più rinunciare: possiamo dire, senza essere smentiti, che con "Always never and forever", prima espressione del nuovo corso di Towner e soci per la Intuition Records, è iniziato un processo di distribuzione sonora senza magia, una specie di laccatura corrisposta a dovere sulle note, ma priva di quell'emotività che la musica riusciva a donare con l'evidente difficoltà di schiudersi da un saccente e levigato lavoro strumentale senza essere adeguatamente ispirati: ne vengono fuori dischi interessanti come lo è anche "In stride", ma irrimediabilmente lontani da quel rimarchevole passato musicale che li ha visti rappresentare una originalissima forma di "fusion" sicuramente "apolide" come molti hanno sottolineato, fatta di splendide combinazioni di suoni acustici, diversa sia da quella di Miles Davis, sia da quella del Metheny Group, e che proprio per il raggio d'azione proposto e la "purezza" dei suoni viene indicato come antesignano di molta new age odierna: senza però voler essere critici per forza di cose, tale accostamento andrebbe valutato più nell'ottica delle finalità espressive volute dagli artisti che spesso in molte interviste hanno dichiarato la loro estraneità al fenomeno new age e posto l'accento sul fattore colto della loro musica......"Molte fra le categorie che il marketing musicale ha definito a tutt'oggi sono, il più delle volte, versioni limitate e sterilizzate di alcune delle innovazioni che furono introdotte nei primi anni Settanta. La New Age, in particolare, sembra essere una categoria che richiede un sound costantemente privo di urgenza, di senso drammatico, di modulazioni armoniche e scale melodiche intricate, e che dunque non distragga da un'educata conversazione. Tutto sembra ridursi ad una sorta di utilitaristico massaggio sonoro per l'uomo d'affari stanco e annoiato, prodotto soprattutto da musicisti con scarsa esperienza delle possibilità emotive e drammatiche della musica in quanto forma artistica.” (Ralph Towner)



Discografia consigliata:

Paul Winter Consort:

-Road, A&M, 1970/Icarus, Epic 1972

Solista: Common ground, A&M, 1978/Miss Gaia/Earth Mass, Living Music 1982/Canyon, Living Music, 1985


Oregon:
on Vanguard
-Music of Another Present Era (1972)
-Distant Hills (1973)
-Winter Light (1974)
-Violin (1978), con il violinista Zbigniew Seifert
on Elektra
-Out of the Woods (1978)
-Roots in the Sky (1979)
on ECM
-Oregon (1983)
-Crossing (1985)


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