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giovedì 13 gennaio 2011

Gregg Allman: Low Country Blues



Sembra ormai definitivamente tramontata l'era dell'eroe su moto che dispensa esperienze di vita e ha sempre qualche donna sulla sua strada da raggiungere: se prendete le copertine dei dischi in vinile degli anni settanta o gli interni degli stessi, vi accorgerete di quanti episodi fosse fatta la letteratura rock dove si notasse la presenza del ciclomotore; era un ideale di libertà (anche stilistica dal punto di vista musicale), di caccia all'avventura, di apertura mentale. Il cantante tastierista degli Allman Brothers, Gregg Allman era uno di quelli; nel famoso gruppo americano emergeva non solo il suo apporto organistico blues ma anche la sua voce roca, tipicamente da soulman seppur bianco, qualità che si univano a quelle altrettanto valide degli Allman; la sua carriera solistica, però, fatta di appena 5 albums registrati in studio, è stata un evidente fallimento: Greg, come altri della sua generazione, intraprese la strada del "performer" di cover altrui, rinnegando le personali capacità di comporre al pari di artisti come Joe Cocker o Michael McDonald dei Doobie Brothers, non aggiungendo nulla di più a quello che fosse stato già scritto. Quando ha cercato di proporre la sua personalità artistica la stessa si è stemperata in arrangiamenti "lussuosi" fatti di tanto mestiere e poca anima (come nella tradizione di tanta musica "soul" dopo gli anni settanta).
E purtroppo questo ritorno alle origini blues dopo 14 anni dalla pubblicazione del suo ultimo album "Searching for semplicity" conferma che il suo lavoro nel gruppo è decisamente superiore a quello che lo stesso riesce ad imbastire nelle prove solistiche: nemmeno la produzione di T-Bone Burnette riesce a risollevare un disco interamente costruito su cover di blues (l'unica eccezione è "Just another rider" con l'apporto del chitarrista Warren Haynes, unico episodio che dimostra di cosa sarebbe capace di fare), che alla fine non fa altro che rendere ingiustizia sia alla sua voce che al sound. Nonostante l'evocativa copertina dell'album, probabilmente non v'era altro titolo meglio di quello trovato!

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