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domenica 28 febbraio 2010

Rhys Chatam e Ingram Marshall



Rhys Chatam, The Bern Project, Hinterzimmer Records


Trasferito in disco un concerto di Chatam in trio con Julian Sartorius e Mago Flueck a Berna, questa prova di Chatam si rivela come una delle sue migliori. Rhys Chatam è un artista sfuggente, che spesso non rientra nelle categorie musicali già prescritte dai mezzi di informazione, tira fuori almeno un paio di lunghi brani che possono rientrare nel novero dei suoi capolavori e mi riferisco a "War in Heaven" e "Scrying in smoke", ma anche il resto non è molto inferiore: minimalista della seconda generazione, di estrazione classica, costituisce l'ossatura di quel movimento generatosi all'interno del minimalismo alla fine degli ottanta e che molti critici chiamano con definizione diverse: "massimalismo", "nuovo romanticismo", "post-minimalismo", ecc. Questi artisti hanno cercato di amplificare le trame di Glass, Riley e soci in un contesto dove la presenza ritmica assume anche un connotato ben preciso. In particolare Chatam sarà ricordato nel mondo musicale per i suoi approfondimenti nell'ambito dei sovratoni, ciòè in quel processo di gestione degli armonici degli strumenti. (N.B. posterò a breve un articolo sul minimalismo come movimento e innovazione musicale, con una bibliografia/discografia consigliata).

Dischi consigliati:

Die Donnergotter (Table Of The Elements, 2006) An Angel Moves Too Fast To See (Table of Elements, 2003) A Crimson Grail (Table Of The Elements, 2007)





Ingram Marshall, September Canons, New World Records

Altro minimalista americano che pubblica un lavoro che riprende vecchie composizioni e ne propona una nuova bellissima: viene ripresa parzialmente "The fragility cycles" opera prima dell'autore nel lontano 1976, quando ancora forte è l'influenza della musica concreta e dei percussionisti orientali improntati alla musica classica (penso a Harrison, per esempio); poi vi sono ancora "Peaceable kingdome" e "Woodstone" due composizioni degli anni ottanta non particolarmente eccitanti; mentre per la prima volta su disco possiamo ascoltare "September Canons" riferita sempre ai tragici eventi del 2001, che ci restituisce un brano minimale di assoluta bellezza. Marshall è autore che soprattutto nel decennio ottanta-novanta ha prodotto dischi di valenza ed in particolare è riuscito a trovare un equilibrio "difficile" tra musica gregoriana, rinascimentale e tibetana grazie anche all'apporto della tecnologia; in questo si possono trovare in lui elementi di vera modernità e di contribuzione alla musica classica in generale.


Dischi consigliati:

Fog Tropes/ Gradual Requiem (New Albion, 1983) Three Penitential Voices/ Hidden Voices (Nonesuch, 1990) Alcatraz (New Albion, 1992) Evensongs (New Albion, 1997) Dark Waters (New Albion, 2001) Kingdom Come (Nonesuch, 2001) Savage Altars (Nonesuch 2006)

venerdì 26 febbraio 2010

Gil Scott Heron



GIL SCOTT HERON, I'm new here: ritorna dopo 14 anni Gil Scott Heron, artista trasversale nei territori del soul e del jazz. E' stato nei primi settanta il progenitore del rap e suoi derivati assieme a James Brown (periodo Sex Machine), con un album di talk music "Small Talk at 125th & Lenox Ave",in cui rivendicava le problematiche nere che gli hanno valso l'appellativo di poeta. Vi consiglio l'ascolto dei suoi primi album fino al 1975 (ve li segnalo sotto) anno in cui è iniziato un inesorabile declino che purtroppo dura fino a giorni nostri e di cui "I'm new here" non è esente.
Pieces of a Man. 1971 Flying Dutchman Records
Free Will. 1972 Flying Dutchman Records
Winter in America. 1974 Strata-East Records
The first minute of a new day - The Midnight Band. 1975 Arista Records
From South Africa to South Carolina. 1975 Arista Records


martedì 23 febbraio 2010

Shearwater: The golden archipelago



Nuovo album per il gruppo di alternative country dei Shearwater: si tratta del completamento della trilogia iniziata con "Palo Santo" e "Rook", due album strepitosi (anzi, perdonatemi il fatto di aver dimenticato di inserirli nella discografia consigliata del folk). I Shearwater, partiti inizialmente come gruppo satellite degli Okkervill River, dopo tre album, sono diventati ormai espressione del talento del tastierista del gruppo, Jonathan Meiburg, che gli ha dato una connotazione ancora più raffinata e particolareggiata; in possesso di una voce arcana con inflessioni malinconiche ed un falsetto molto somigliante a quello di Mark Hollis dei Talk Talk, Meiburg scrive canzoni originalissime che denotano un amore sviscerato nei confronti della natura ("Palo Santo" è una pianta delle Galapagos che trasmette un forte profumo nei boschi di quel luogo), degli animali (Rook è dedicato ai corvi) e degli uomini dimenticati e fragili. Infatti in "The golden archipelago" il tema dell'album è proprio quelli degli abitanti dell'isola di Bikini, che dovettero lasciare la loro terra nel secondo dopoguerra, per far posto agli esperimenti nucleari e alle esercitazioni militari.

"The Golden Archipelago" è un gradino più sotto dei suoi predecessori, (possiede comunque uno spirito diverso dato l'argomento trattato), che ha i suoi momenti migliori nelle canzoni "Black Eyes", "Hidden Lakes", "Uniforms", "Missing Islands", dove la scrittura si accompagna a dei magnifici arrangiamenti (spesso durante il disco si assiste ad uno sferragliare degli strumenti specie quelli ad arco che cerca di trasmettere il senso di isolamento e di smarrimento di quegli uomini. Comunque sia, questo cd conferma il grande valore di Meiburg e di questo gruppo: avercene di artisti così.


venerdì 19 febbraio 2010

The Unthanks. Here's the Tender Coming.



Seconda prova per le due sorelle Unthanks, che viene dopo lo splendido esordio "The Bairns" . Mentre in quel disco dominava il piano come strumento di accompagnamento alle tristi storie narrate dalle due, in questo vi è una propensione maggiore all'uso strumenti da orchestrina. "Here's the Tender Coming" è inferiore al primo: ha una prima parte notevole, con un brano in particolare che si erge nel contesto, "Lucky Gilchrist", ed una seconda parte con buone canzoni che abbassa il giudizio finale. Comunque sia, viene confermata la bravura di queste due artiste nel riproporre il folk tradizionale britannico con un umore narrativo decisamente proprio e personale. (e in questo senso si inseriscono nel nuovo filone folk che ha in Joanna Newson la massima rappresentante) . Vi sono echi della primissima acustica Joni Mitchell, madre di tutti i movimenti folk dei decenni successivi, e percorsi vocali cari alla parte meno introspettiva del famoso duo Simon & Garfunkel: caratteristica che ricorre frequentemente nel cd e che mostra una apertura per la coniugazione del folk con versanti pop.


mercoledì 17 febbraio 2010

Mark Feldman & Sylvie Courvoisier



Nuovo disco per il violinista Mark Feldman e sua moglie la pianista Sylvie Courvoisier. Il cd, uscito per la Tzadik, si intitola "Oblivia" e costituisce l'ennesima prova positiva del duo che definire jazz mi sembra riduttivo. I due artisti sono dei virtuosi dei loro strumenti che stanno approfondendo i percorsi iniziati come musicisti d'avanguardia: Feldman, è il violinista del momento: di stampo classico con continue incursioni nel jazz e nell'avanguardia; la Courvoisier, di stampo free-jazz, con particolare riguardo alle sperimentazioni sonore, è una delle rappresentanti di spicco del moderno movimento femminile che nel jazz negli ultimi anni sta avendo grande riscontro: penso a I.Mori, S. Ibarra, J. Leandre, L. Anker, ecc. La Courvoisier, inoltre, utilizza tecniche non convenzionali per suonare il pianoforte: cioè suona anche all'interno dello strumento.
"Oblivia" non si rifà a nessuno dei dischi precedenti del duo ed in questo senso è una novità: il primo disco "Music for violin and piano" era un disco di classica, quelli commissionati da John Zorn "Masada recital" e "Malphas" erano invece dedicati alla Jewish Music, e come tali erano espressione più del compositore, John Zorn, che degli esecutori; "Oblivia" è invece un vero e proprio disco dei due autori, nel quale vi è un magnifico interplay: dal canto suo, la pianista svizzera crea una serie di trame e timbri che evocano disparate sensazioni, mentre il violinista americano riesce a rievocare classicità ma non disdegna effetti sonori particolari sullo strumento (frutto anche delle tecniche non convenzionali usate sugli strumenti).
E' un perfetto esempio di interazione tra la musica colta e l'improvvisazione jazz, potremmo dire l'evoluzione dei dischi di Cecil Taylor o Leroy Jenkins per citare due mostri sacri dello strumento in ambito free jazz, ma sarebbe necessario tirare in ballo, almeno per la formazione di Feldman, anche compositori classici periodo barocco-neoclassico sino al primo romanticismo, che facevano largo uso del violino.
Il cd si divide in brani brevi e lunghi: mentre i brani brevi sono dei transiti "avant" (veri e propri frammenti di avanguardia free) per le composizioni più lunghe, quest'ultime sono la materia principale nelle quali il duo prende il volo e trasmette emozioni: in tal senso memorabili sono "Purveyors", "Basorah", "Dunes" e "Sous une reve huileux", in cui si mescolano i pensieri ed i sentimenti dei musicisti. Probabilmente il loro miglior disco.

Discografia consigliata:
Mark Feldman,What Exit, ECM 2006

Sylvie Courvoisier:
-Passaggio, Intakt 2002 (con J.Leandre e S.Ibarra)
-Signs and epigrams, Tzadik 2007 (piano solo)

M. Feldman/S. Courvoisier: (assieme)
-Music for violin and piano, Avant Japan, 1999
-Masada Recital, (su composizioni di J. Zorn con arrang. di Sylvie), Tzadik, 2004
-Malphas, Tzadik, 2006

Stefano Battaglia e Michele Rabbia




Nuovo disco per il pianista Stefano Battaglia accompagnato dal sensitivo percussionista Michele Rabbia, musicista nel suo entourage già da tempo. In questo album chiaramente più democratico, Battaglia divide la sorte delle composizioni con Rabbia e in egual misura ne risentono i brani; disco a sfondo spirituale, ha i suoi momenti migliori in brani come "Kursk requiem", "Pastorale", "Sundance in Balkh", "Tanztheater" dove il duo (anche grazie all'apporto di una leggera elettronica) riesce ad esprimersi in maniera più emotiva, condensando nella sua musica anche aspetti etnici. Lo stile di Stefano Battaglia è originalissimo, poichè combina un secolo di pianismo (Schoenberg, Keith Jarrett, Bill Evans) con un umore particolare, direi pensoso ed introspettivo in una struttura libera, il suo scopo è cercare di entrare nei soggetti dei suoi brani cercando di dargli la propria voce attraverso l'utilizzo "obliquo" del piano come in una moderna ed elaborata forma di Tristano. Battaglia ha il suo tratto distintivo nell' uso di accordi reiterati per esprimere attesa durante il brano: un'artista di tale caratura è un orgoglio per l'Italia, ma io dubito che sia conosciuto oltre certi ambienti colti.
Ritornando ai due artisti, entrambi sono entrati nella casa discografica ECM già da qualche anno, tuttavia specialmente Battaglia, ha lunga attività discografica dagli anni ottanta presso la italianissima Splach Records; per ciò che riguarda Battaglia vi invito a riscoprire la sua carriera attraverso i suoi 27 albums da solista tra cui,parere personale, i migliori sono quelli in solitudine col piano, le fusioni con l'orchestra Theatrum nonchè le registrazioni radiofoniche in Svizzera.


Breve discografia consigliata:
-Auryn, Splach Records 1988 (in trio con Della Porta e Rocha)
-Baptism,3D Japan 1993 (solo)
-Life of petal, Splash Records 1993 (solo)
-Gesti/Muta(e)zioni, Splash Records 1997 (con l'orchestra Theatrum)
-I primi 3 volumi della serie "The Swiss Radio Tapes: vol. 1 Ecumenica, vol. 2 Musica Centripeda ,vol. 3 Inner book con il trombettista tedesco Michael Gassman, tutti per la Splash 1999.
-Re: Pasolini, ECM, 2007 (soprattutto per il primo disco)

con Michele Rabbia (specificatamente in duo):
-Stravagario, WJ 2001
-Stravagario 2, WJ 2003

sabato 13 febbraio 2010

Richard Skelton: Landings




Richard Skelton, inglese, pubblica su Type, qualcos'altro dei suoi arsenali sonori, in un disco di ambient acustico che riflette alla perfezione le sensazioni e gli umori dei paesaggi in cui vive; il musicista, che aveva già fatto un ottimo disco "Marking time" nel 2008,reduce della scomparsa della moglie, ha intrapreso una introspettiva vita musicale nella sua casa in Lancashire alla ricerca della verità che poteva ricavare dalla profondità dei suoni naturali, dalla loro risonanza acustica: molto materiale anche con gruppi diversi, è anche scrittore di un libro che accompagna il cd e che serve come veicolo per raccontare le sue esperienze. Quindi disco di ambient naturalistica (il disco ha richiesto 4 anni per il suo completamento) dove Skelton esprime le sue sensazioni semplicemente attraverso poche note ripetute di violino, chitarra in drone e qualche effetto. Avvertenza: il minimalismo acustico è genere che va masticato in maniera diversa dal normale ascolto; vi consiglio l'ascolto in cuffia e soprattutto la pazienza di arrivare fino in fondo. Personalmente ritengo che il disco in questione abbia una carica, una tensione nei suoni, che dimostra apertamente una ricerca spirituale profonda non banale. Un tesoro di suoni intimi.

Beach House e Balmorhea

-Beach House: Teen Dream
"Teen Dream" conferma tutto quello che di buono si poteva dire sui Beach House, gruppo di pop con chiari risvolti "dream" (in sostanza il genere creato dagli artisti dell'etichetta 4AD). Rispetto ai due precedenti album, c'è una maggiore propensione del duo (Victoria Legrand alla voce ed organo e Alex Scally alle tastiere e chitarre) ad ingentilire gli arrangiamenti, facendoli divenire meno eterei e più accessibili. Comunque sia, il cd pur essendo un gradino più sotto di "Devotion" del 2008, risulta dannatamente piacevole all'ascolto, grazie al magnetismo creato dall'eterea voce di Victoria Legrand.


Balmorhea: Constellations

Terzo album di studio per i Balmorhea, gruppo di post-rock con chiare influenze classiche; (vengono anche accostati al movimento modern classical). Direi che in questo cd, i sei musicisti texani si concentrano più sui suoni a scapito di quella forza che il gruppo ha nel collettivo. Però non posso non tacere del brano "Steerage and the lamp" che è il primo capolavoro dell'anno.

venerdì 12 febbraio 2010

La musica del decennio 2000-2009. Parte Quinta: Pop, Rock, Folk e affini


In questo decennio continua la corsa spasmodica delle avanguardie verso processi musicali sempre più indefinibili e verso sperimentazioni ampie che coinvolgono qualsiasi tipo di suono esistente: siamo arrivati ad un livello di sofisticazione inimaginabile che però comporta come contropartita una più rara qualità musicale degli artisti.
Vorrei innanzitutto sottolineare che da questa trattazione ho volutamente escluso alcuni sottogeneri (penso ai filoni pesanti: hardcore, foxcore, metal anche con le sue contaminazioni, grunge, la musica industriale) poichè, con molta sincerità, non rientrano nei miei gusti personali, così come ho escluso le correnti che si rifanno alla dance music moderna. (ci tornerò con un post apposito).
Il ROCK
Nell'ambito rock, il movimento post-rock (cioè rock unito con elementi di altri generi principe tipo jazz, classica, elettronica, ecc.) continua a dare un contributo fondamentale alla storiografia del genere: certo negli ultimi anni si assiste ad un leggero appiatimento.


In America producono ottimi lavori i Godspeed you black Emperor, gli Explosions in the Sky, i Rachel's, ecc., e sono al centro dell'attenzione i chitarristi avanguardisti come David Grubbs e Jim O'Rourke. L'Australia vanta gli spettacolari Dirty Three. Il Giappone i Mono. Anche l'Europa si difende bene con una serie di uscite nell'area nordica e nell'area centrale europea (Francia e Germania); in particolare l'Italia scodella due ottime realtà: I Giardini di Mirò e i Port Royal. Gli ensemble si muovono su tutte le traiettorie e forti sono anche le interazioni con la musica classica, ripresa in gioco anche dalle tendenze neoclassiche dell'ambient di cui vi ho già detto nell'articolo dedicato.

Discografia essenziale post-rock:
-Dirty Three, Whatever you love, you.......2000
-The For Carnation, The for carnation, 2000
-Godspeed You Black Emperor, Lift your skinny fists like............, 2000
-Tristeza, Dream Signals in full circles, 2000
-Dakota Suite, Signal hill, 2000
-David Grubbs, The spectrum between, 2000
-Explosions in the sky, Those who tell the truth shall die, those........2001
-Giardini di Mirò, Rise and fall of academic drifting, 2001
-Landing, Oceanless, 2001
-Surface of Eceon, The king beneath the mountain, 2001
-Dakota Suite, Morning lake forever, 2001
-Yume Bitsu, Yume Bitsu, 2001
-Tarentel, The order of things, 2001
-Aarktica, Pure done audiometry, 2003
-Boxhead Ensemble, Quartets, 2003
-Landing, Passages through, 2003
-Mono, One step more and you die, 2003
-Rachel's, Systems/Layers, 2003
-Tarentel, We move through weather, 2004
-Tristeza, A colores, 2004
-Boxhead Ensemble, Nocturnes, 2006
-Explosions in the sky, All of a sudden i miss everyone, 2007
-Port Royal, Afraid to dance, 2007
-Balmorhea, Rivers arms, 2008
-David Grubbs, An optimist notes the desk, 2008
-Balmorhea, All is wild all is silent, 2009
-Jim O'Rourke, The visitor, 2009

Nella psichedelia continuano i lavori dei gruppi artisticamente più preparati del decennio scorso: si sottolineano alcune produzioni dei Mercury Rev e dei Flaming Lips; Hope Sandoval e Steve Wynn. Dall'Australia forte è il richiamo post-psichedelico di Roy Montgomery e degli Hash Jar Tempo, mentre reggono all'usura i Church; in Giapppone sono ancora fortissimi i Ghost. Lavori di stampo folk sono quelli dei Charalambides e dei Six Organs of Admittance. Tra i nuovi gruppi si impongono gli Alps in un quadro di abbassamento della qualità dei lavori negli ultimi anni.

Discografia selezionata Psichedelia:
-Hash Jar Tempo, Well oiled, 2000
-Roy Montgomery, Allegory of hearing, 2000
-Coil, Music to play in the dark, 2000
-Hope Sandoval, Bavarian Fruit Bread, 2001
-Mercury Rev, All is dream, 2001
-Steve Wynn, Here come the miracles, 2001
-Church, After everything now this, 2002
-Flaming Lips, Yoshini battles the pink robot, 2002
-Charalambides, Joy Shapes, 2004
-Ghost, Hypnotic Underworld, 2004
-Mercury Rev, The secret of migration, 2005
-Six Organs of admittance, School of the flowers, 2005
-A Taste of Ra, A taste of ra, 2005
-A Taste of Ra, II, 2006
-ALPS, Alps III, 2008
-Hope Sandoval, Through the devil softly, 2009





Nel genere slow-core si distinguono ancora i Red House Painters anche nella versione Sun Kill Moon di Mark Kozelek e i Low; nella new wave i migliori dischi arrivano dai Piano Magic, dal bravissimo Stan Ridgway, dai Black Tape for a blue girl (dark wave), Lydia Lunch e Carla Bozulich (punk wave). Il rock progressive sopravvive grazie ai Porcupine Tree, mentre i Mars Volta riaccendono gli appassionati dei Led Zeppelin. Per i gruppi lo-fi notevole è il lavoro dei The Microphones, mentre i Los Lobos, Counting Crows e i Black Crowes sono i gruppi che più tengono in alto i ricordi del suono country-blues che caratterizzava le grandi band degli anni settanta (Little Feat, The Band, Allman Brothers, ecc.); Anders Osborne e lo scomparso Willy De Ville, nei loro episodi migliori, mantengono una finestra aperta sul New Orleans sound. I Phish continuano ad essere i portabandiera delle jam strumentali.

Discografia selezionata: (altri generi)
Low, Things we lost in the fire, 2001/Trust, 2002
Red House Painters, Old Roman, 2001
Anders Osborne, Ash Wedsnesday Blues,2001
Black Tape for a blue girl, The scavenger bride, 2002
Counting Crows, Hard Candy, 2002
Phish, Round Room, 2002
Los Lobos, Good Morning Atzlan/ 2002/The Time and the city, 2006
Porcupine Tree, In absentia, 2002
Mars Volta, Deloused in the comatorium, 2003
The Microphones, Mount-Eerie, 2003
Piano Magic, The troubled sleep of Piano Magic, 2003
Lydia Lunch, Smoke in the shadows, 2004
Stan Ridgway, Snake bite, blacktop ballads & Fugitive songs, 2004
Willy De Ville: Crow Jane Alley, 2004
TV on the Radio, Return to Cookie Mountain, 2006
Carla Bozulich, Evangelista, 2006
Sun Kill Moon, April 2008
Black Crowes, Before the frost/Until the freeze, 2009



Il FOLK

Decennio molto prolifico per il folk che nelle sue tante commistioni, denota un sottobosco di artisti validi con molte idee. Certo i discepoli di Bob Dylan e Leonard Cohen non mancano, nè quelli di Joni Mitchell, Kate Bush o Suzanne Vega (che per la verità fanno ancora buoni dischi): in tal senso i due artisti più innovativi del decennio sono Joanna Newson, arpista che coniuga il Bob Dylan di Sad Eyes of the lowlands e un fiabesco cantato e Nikolai Dunger, (anche nella variante A Taste of Ra), artista che si spinge oltre la sperimentazione vocale e musicale che era prerogativa di Tim Buckley. Come poi già detto continua la spinta di gruppi ed artisti importanti che uniscono il folk con la psichedelia, l'elettronica e l'ambient (vedi post precedenti), mentre negli ultimi anni si nota una fiorente schiera di nuove cantautrici folk (Alela Diane, Rachel Unthank, Marissa Nadler, ecc.) che si distinguono spesso per essere una versione al femminile di L. Cohen, vera figura dominante nelle composizioni degli artisti folk. Inoltre cerca di affermarsi un folk pop corroborato da arrangiamenti che coinvolgono anche l'elettronica. (Patrick Wolf nei primi dischi ad esempio). Naturalmente, c'è chi propone un folk-rock di vecchia maniera (il ritorno di Crosby & Nash, Richard Thompson, Vienna Teng) e chi non dimentica la lezione pop di Simon & Garfunkel (Kings of Convenience). Durante il decennio interessante è la riproposizione di Pete Seeger fatta da Bruce Springsteen, mentre i Waterboys pubblicano dei dischi notevoli di folk irlandese. Generalmente il tono delle composizioni si fa più triste.

Dischi consigliati:
Ani di Franco: Revelling: Reckoning, 2001/Reprieve, 2006
Nicolai Dunger, Soul Rush, 2002
Beth Gibbons, Out of seasons 2002
Damien Rice, O, 2002
Devendra Benhart, Rejocing in the hands, 2004/Nino Rojo, 2005
Crosby & Nash, Omonimo, 2004
Joanna Newson, The milk-eyed mender, 2004, Ys, 2006
Leonard Cohen, Dear Heather, 2004
Vashty Bunyan, Lookaftering, 2005
Alela Diane, The pirate's gospel, 2006
Hem, Funnel clouds, 2006
Marissa Nadler, The saga of Mayflower May, 2006
Vienna Teng, Dreams through noise, 2006
Kate Bush, Aeriel, 2002

Suzanne Vega, Beauty & Crime, 2007
Waterboys, Book of lightning, 2007
Rachel Unthank, Bairns, 2008
Scott Matthew, omonimo, 2008
Kings of convenience, Declaration of dependance, 2009
Patrick Wolf, Wind in the wires, 2004/The Bachelor, 2009

Il pop

Lasciatemi fare una osservazione: l'importanza dei Beatles nei lontani anni sessanta: il loro influsso è sempre presente e costante nelle vecchie e nuove generazioni di popsters e personalmente non sono d'accordo con quella critica che sminuisce l'importanza del gruppo; non sarà tutto oro colato, ma l'influenza che ha dato il gruppo britannico alla musica popolare (e non solo) è enorme. Paul McCartney è sicuramente il musicista più attivo sia con la produzione solistica (che spesso non è all'altezza dei tempi migliori) sia con progetti prevaricanti come la collaborazione Fireman con Youth in territori ambient/elettronici; (ultimamente impegnato anche negli oratori della musica classica con Ecce cor meum).
Come sapete il pop non è solo Beatles: negli anni sessanta i Beach Boys, i Kinks e gli Who hanno fissato ognuno di essi uno standard personale di pop e questo standard lo risentiamo nei nuovi attori del pop; sulle coordinate dei Beach Boys si colloca uno dei gruppi più interessanti del momento, i Fleet Foxes; sullo stile tipicamente inglese dei Kinks si collocano i lavori di Ron Sexsmith; su quello degli Who periodo beat si trovano musicisti come Paul Weller.
La materia è ampia e sinceramente spesso di poco spessore: personalmente prediligo gli artisti che mischiano il pop con accenti classici e quindi mi riferisco in questo decennio agli Arcade Fire, Andrew Bird, Anthony & the Johnson. Ma non posso trascurare gruppi di pop-rock come i Decemberists, gli Eels, i Beach House, i The Clientele, Divine Comedy e ultimamente i Butcher Boy, tutti meritevoli di aver apportato contributi al genere.
I pluridecorati Radiohead pubblicano buoni lavori nel decennio, mentre le miscele degli Stereolab sembrano mostrare un pò la corda negli ultimi anni. Originali gli accostamenti al folk, al jazz e persino al musical fatti da Sufjan Stevens, mentre quelli di Natalie Merchant tendono al blues. Tra le altre donne si affermano le Cocorosie, esempio fulgido di pop e elettronica, la rockstar Brandi Carlile e Norah Jones.

Discografia selezionata del pop del decennio:

-Radiohead, Amnesiac, 2000
-Stereolab, Sound-dust, 2001
-Natalie Merchant, Motherland 2001
-Decemberists, Castaways and cutouts, 2002/Her majesty, 2003
-Norah Jones, Come Away with me, 2002
-Arcade Fire, Funeral, 2004/Neon Bible, 2007
-Cocorosie, La maison de mon reve, 2004
-Divine Comedy, Absent friends, 2004/Victory for the Cousie Muse, 2006
-Eels, Blinking light and other revelations, 2005
-Sufjan Stevens, Illinoise, 2005
-Andrew Bird, The mysterious production of eggs, 2005
-Paul McCartney, Chaos & creation in the backyard, 2005/Fireman, Electric Arguments, 2008
-Anthony & Johnsons, I am a bird now, 2005/The crying light, 2009
-Beach House, Beach house, 2006/Devotion, 2008
-Ron Sexsmith, Time being, 2006/Exit strategy of the soul, 2008
-Clientele, God save the clientele, 2007/Bonfires on the heat, 2009
-Brandi Carlile, The story, 2007
-Fleet Foxes, Omonimo, 2008
-Paul Weller, 22 dreams,2008
-Butcher Boy, React or die, 2009
-Duckworth Lewis Method, Omonimo, 2009


I CANTAUTORI


Nel decennio si assiste ad una proliferazione di scrittori, ma la sensazione è veramente pochi possano ambire alla quella cerchia di cantautori che nel passato ha fornito artisti strepitosi: mi riferisco a tutto il movimento blue collar (Springsteen, Cougar Mellecamp, Seger) o ai poeti del rock (Lou Reed, Patti Smith, Jackson Browne, Tom Waits) e a tanti altri (Van Morrison, Neil Diamond, John Hiatt, ecc.) che, singolarmente, attraverso la peculiarità delle loro interpretazioni hanno distribuito emozioni nella mente e nei sensi. Quindi vi segnalo fra i tanti Ed Harcourt, Mark Lanegan, David Gray, Joe Henry, Cat Power, ognuno per motivi diversi, e tra i più recenti Barzin, Bon Iver, Azita Youssefi, Ray La Montagne, Jeff Black. Due cantautori "oscuri" meritano una menzione particolare: Vic Chesnutt, morto suicida e paraplegico, in possesso di un talento straordinario e Matt Elliott, che con la sua particolare vena malinconica apre nuovi spazi artistici. Vinicio Capossela firma il migliore disco italiano del decennio con Canzoni a Manovella.

-Discografia selezionata Cantautori:

-Patti Smith, Gung ho, 2000/Trampin', 2004
-Warren Zevon, The wind, 2003
-Lou Reed, Ectasy, 2000
-Ed Harcourt, Here be monsters, 2001/From every there. 2003
-Mark Lanegan, Field songs 2001
-Neil Diamond, Three chord opera, 2001/12 songs, 2005/Home before dark, 2008
-John Hiatt, Tiki bar is open, 2001
-Nick Cave, No more shall we part, 2001/Nocturama, 2003
-David Gray, A new day at midnight, 2002/Life in a slow motion, 2005
-Bruce Springsteen, The rising, 2002
-Elvis Costello, When i was cruel, 2002
-Jackson Browne, The naked ride home, 2002
-Tom Waits, Alice/Blood Money, 2002
-Cat Power, You are free, 2003
-Daniel Lanois, Shine, 2003/Belladonna, 2005
-Jeff Black, B-Sides and confessions, vol 1, 2003/Tin Lily, 2005
-Joe Henry, Tiny Voices, 2003/Civilians, 2007/Blood from stars, 2009
-John Cale, Hobospheres, 2003
-Robert Wyatt, Cuckoland, 2003
-Vic Chesnutt, Silver Lake, 2003/Ghetto Bells, 2005/At the cut, 2009
-Jesse Malin, The heat, 2004
-Ray La Montagne, Trouble, 2004
-Matt Elliott, Drinking songs, 2005
-Paul Simon -Surprise, 2006
-Willie Nile, Streets of New York, 2006
-Ian Hunter, Shrunken heads, 2007
-Bon Iver, For Emma, forever ago, 2008
-Bonnie Prince Billy, Lie Down in the light, 2008
-John Cougar Mellecamp, Life death love and freedom, 2008
-Azita Youssefi, Enantiodromia, 2003
-Barzin, Notes to an absent lover, 2009

Con questo finisce la mia trattazione sulla musica del decennio. Sono aperto a critiche, rivisitazioni, discussioni sul blog. E mi scuso per eventuali errori di ortografia.


giovedì 11 febbraio 2010

La musica del decennio 2000-2009. Parte Quarta: Blues e Country

Il blues ha esaurito le sue risorse creative già da tempo, e d'altronde non era possibile il contrario; il genere troppo schematico si prestava all'usura veloce del tempo. Il blues, nato come canto di sofferenza verso la schiavitù, ha attraverso nel novecento un percorso di aggiornamento che lo ha portato negli anni cinquanta dalle campagne alle grandi città americane, fatto che se da una parte, grazie alle chitarre elettriche, ha reso il suono più potente e spettacolare, dall'altra lo ha condotto all'accessibilità e alla generica fruizione. Perciò ritengo che il periodo d'oro di questo genere sia stato quello che va dagli anni venti fino alla fine dei settanta, periodo in cui evidentemente i negri d'America soffrivano realmente per i loro diritti. Dopo questa data, ottenuto il benessere, il blues ha perso la sua caratteristica principale che gli aveva dato un vero valore: la sofferenza.
Quindi questi dischi che vi propongo in discografia sono veramente quello che resta del vero blues oggi: vecchi cantanti soul ben prodotti (vedi le operazioni fatte da Joe Henry, cantante e producer di Solomon Burke e Bettye Lavette), artisti blues del passato che riescono ad evitare la monotonia grazie alla forza e alla intensità delle interpretazioni (Charlie Musselwhite, Dr. John), altri che tentano nuove strade sostituendo nei testi delle canzoni la sofferenza di cui parlavo prima con la sofferenza derivante dai problemi di oggi (droga, prostituzione, stupri, ecc); ma questi artisti che lo fanno sono bianchi!!!!! (Otis Taylor, Dan Auerbach).
Discografia:
Solomon Burke -Don't give up on me, 2002
Ronnie Earl -I feel like goin' on, 2003
Allman Brothers Band, Hittin' the note, 2003
Joss Stone, The soul sessions, 2003
Ben Harper & Blind boys of Alabama, There will be a light, 2004
Charlie Musselwhite, Sanctuary, 2004
DR. John, N'Awlinz: Dis dat or d'udda, 2004
Bettye Lavette - I've got my own hell to raise, 2005
Otis Taylor -Below the fold, 2005
Candi Staton -His hands, 2006
James Blood Ulmer, Bad blood in the city: the piety street sessions, 2007
Mavis Staples, We'll never turn back, 2007
Otis Taylor: Definition of a circle, 2007
Dan Auerbach: Keep it hid, 2009
COUNTRY
L'alternative country, venuto fuori a partire dalla fine degli ottanta in America, è stato il vero movimento catalizzatore del genere. Tutti gli artisti che hanno fatto parte di questa corrente, si sono trovati naturali contrapposti dei cantanti e musicisti "commerciali" di Nashville, rivitalizzando in maniera positiva il genere.
Quindi, accanto ad alcune ottime e sporadiche produzioni di vecchie glorie del country storico (Emmylou Harris, Rodney Crowell, Merle Haggard, John Prine ecc.), vi sono tutta una serie di artisti e gruppi che transitano in questo decennio e che scrivono canzoni con testi assolutamente di valore, quasi mai banali. Pensate ai livelli raggiunti da Ryan Adams e i suoi Whiskeytown, o alla sensibilità e raffinatezza degli Okkervill River, Non c'è molto altro da aggiungere se non sottolineare che alcuni di questi artisti hanno prodotto a livello musicale alcune tra le migliori cose del decennio in generale: vi è in loro sempre un giusto grado di "solitudine" espressiva; alcuni sono più roots, altri sono più folk oriented. Da ricordare infine, che alcuni gruppi americani stanno tentando negli ultimi anni di avvicinare il country all'elettronica (penso agli Iron & Wire, alcune cose dei Matmos) unico connubio che forse resta ancora da approfondire.
Discografia:
2000:
16Horsepower, Secret South
Emmylou Harris, Red dirt girl
Merle Haggard, If i could only fly
Ryan Adams, Heartbreaker
Steve Earle, Trascendental blues
2001:
Lofty Pillars, Amsterdam
Bonnie Prince Billy: Ease down the road
Buddy & J. Miller, Buddy & J.Miller
Cowboy Junkies, Open
Drive by Truckers, Southern rock opera
Lucinda Williams, Essence
Rodney Crowell, The houston kid
Alejandro Escovedo, A man under the influence
Whiskeytown, Pneumonia
2002:
Neko Case, Blacklisted
Lambchop, Is a woman
Steve Earle, Jerusalem
Wilco, Yanke hotel foxtrot
2003:
Bonnie Prince Billy: Master and everyone
Jayhawks: Rainy day music
Joe Ely: Street of sin
Lucinda Williams: World without tears
Malcom Holcombe: Another wisdom
Ryan Adams: Love is hell part 1-2
Smog -Supper
Okkervill River, Down the river of golden dreams
2004
Buddy Miller: Universal united house of prayers
Dave Alvin: Ashgroove
Mary Chapin Carpenter: Between here and gone
Patty Griffin: Impossible dreams
Wilco: A ghost is born
2005
John Prine: Fair & Square
Okkervill River: Black sheep boy
Mary Gauthier: Mercy now
Micah Hinson: And the gospel of progress
Ryan Adams: Cold roses/Jacksonville city nights
Shannon McNally: Geronimo
2006
Dave Alvin: West of the west
Neko Case: Fox confessor brings the flood
Alejandro Escovedo: The boxing mirror
Railroad Earth: Elko
Willie Nelson: You don't know me: The songs of Cindy Walker
2007
Iron & Wine, The Shepard's dog
Cowboy Junkies: At the end of paths taken
Malcom Holcombe: Gamblin' house
Mary Chapin Carpenter: The calling
Okkervill River: The stage names
Ryan Bingham: Mescalito
Wilco: Sky blue sky
Patty Griffin: Children running through
Ryan Adams: Follow the lights
2008
Gary Louris: Vagabonds
Gaslight Anthem: The '59 sound
Kathleen Edwards: Asking for flowers
Micah Hinson: Red empire Orchestra
2009
Lyle Lovett: Natural Forces
Neko Case: Middle Cyclone
Ryan Bingham: Roadhouse sun
Sam Baker: Cotton
Tom Russell: Blood and candle smoke

La musica del decennio 2000-2009. Parte Terza: Elettronica, Ambient, New Age, World

Molte riviste specializzate di questi generi tendono ad accostare queste forme musicali, per la nota impossibilità di poter scindere quanta parte dell'artista vada ascritta a questo o a quel genere. Tuttavia cercherò di fare una semplificazione partendo anche qui dal ceppo di appartenenza e da alcune caratteristiche che risiedono in questi generi musicali.


ELETTRONICA.

L'elettronica è ormai un concetto direi abusato: sono ormai 40 anni che essa, grazie al progresso prima sugli strumenti musicali e poi al laptop (uso del computer), resta inflazionata. Nel corso del decennio sembra acuirsi la crisi di idee (indicata da alcuni critici) dei musicisti elettronici e la mancanza di un vero futuro dove la stessa possa sfociare. Eppure in questo decennio prendono forma (a dire il vero con risultati non sempre eclatanti) nuove utilizzazioni: basti pensare al movimento folktronica (che unisce l'elettronica con la musica folk con gruppi come Four Tet, Coleen, Books, Sweet Billy Pilgrim) oppure al glitch (uso dell'elettronica che prende in considerazioni gli errori o scarti del computer con i Boards of Canada, Matmos, Pan Sonic , Manitoba e personaggi come Fennesz o Vladislav Delay) oppure al collage (elettronica che serve per tagliare e ricostruire brani musicali, con personaggi come Amon Tobin, Solex, ecc).
I cultori dei suoni digitali (turntablism) applicati alla dance music (trip hop, in particolare) costituiscono ancora oggi un punto di riferimento: i vari DJ Spooky, Terre Thaemlitz con le varianti house e house deep, pubblicano dei cd notevoli; ma non possiamo nemmeno dimenticare le interazioni dell'elettronica con il jazz e il noise fatte nell'ambiente nordico ad opera di una schiera di artisti appartenenti alla casa discografica Rune Gramophone tra cui emergono soprattutto i Supersilent di A. Henriksen. In questo decennio continua il lavoro di ricostruzione tra l'elettronica e l'etnico fatto da Richard Bone. Inserisco la discografia selezionata che tiene conto di quei lavori fatti principalmente con l'ausilio della tecnologia:

Discografia essenziale del decennio:
-Amon Tobin, Supermodified, 2000
-Boards of Canada, In a beatiful place out in the country, 2000
-Solex, Low kick and hard bop, 2001
-Richard Bone, Tales from Incantina, 2001
-Fennesz, Endless summer, 2001
-Vladislav Delay, Anima, 2001
-Amon Tobin, Out from out where, 2002
-Boards of Canada, Geogaddi, 2002
-D.J.Spooky, Optometry, 2002
-Supersilent, -6-, 2003
-Four Tet -Rounds, 2003
-Matmos, The civil war, 2003
-Tim Hecker -Radio Amor, 2003
-Manitoba, Up in flames, 2004
-Pan Sonic, Kesto, 2004
-Coleen, The golden morning breaks, 2005
-Richard Bone -Infinite Plastic creation, 2007
-Meanderthals -Desire Lines, 2008
-Richard Bone -Sudden departures, 2008
-Tim Hecker -An Imaginary country, 2009
-Terre Thaemlitz -Midtown, 2009



AMBIENT

Il decennio vive del riflusso che il genere ha subito negli anni passati: esso si è suddiviso in tanti sottogeneri (cosmic ambient, dark ambient, techno ambient e così via...), e spesso ha condiviso le sorti di altri generi più blasonati. Comunque nel decennio 2000-2009 si impongono all'attenzione alcune novità: accanto ai soliti nomi noti del genere, ve ne sono dei nuovi che hanno radici anche nella musica classica. Nasce un nuovo movimento chiamato "modern classical" che con diverse sfumature, richiama alla mente le partiture di Erik Satie: artisti come Max Richter, Peter Broderick, Hauschka, Johan Johansson, Olafur Arnalds, ecc. costituiscono per una buona parte della critica mondiale i "nuovi artisti" della musica classica. A questa corrente cercano di accostarsi non solo musicisti ambient (Eluvium, Richard Skelton, ecc), ma anche ensemble di post-rock (Rachels di Rachel Grimes, Helios, ecc.)
Numerosi sono gli artisti che usano la drone-music, cioè ambient fatta attraverso l'uso sostenuto di accordi o note degli strumenti, enfatizzando l'aspetto estatico del brano: gli esempi migliori sono gli Stars of the Lid e i Mountains, ma direi che molti musicisti fanno uso di questa particolare tecnica. Al riguardo i lavori migliori di William Basinski, Leland Kirby, Robert Rich fanno uso di questa tecnica minimalista per dare vita a delle opere monumentali.
Anche in questo decennio risaltano i lavori dei musicisti che si cimentano nell'ambient cosmica, probabilmente l'ambient più affascinante che sia mai venuta fuori: quindi i soliti Brian Eno, Steve Roach con una produzione che sta diventando quasi imbarazzante per la sua molteplicità e Loscil.
Notevoli anche alcuni lavori che provengono dall'ambient-techno (Biosphere ad esempio) e quelli invece che riprendono il folk ambientale di John Fahey (Harry Newman, James Blackshaw, Sir Richard Bishop, ed altri specialisti del fingerpicking).


Discografia selezionata:
Biosphere -Cirque, 2000
Pan American, 360 Business/360 Bypass, 2000
Robert Rich, Somnium, 2000
Thom Brennan, Vibrant water, 2001
Stars of the Lid, Tired sounds of Stars of the Lid, 2001
Loscil, Submers, 2002
William Basinski, The disintegration loops, 2002
Johan Johannsson, Englaborn, 2002
William Basinski, The disintegration loops II-III-IV/Melancholia, 2003
Eluvium, An accidental memory in the case of death, 2004
Fennesz, Venice, 2004 (con D.Sylvian)
Terra Ambient, Gate 2004
Sir Richard Bishop, Improvika, 2004
Max Richter, The blue notebooks, 2004
Pan American, Quiet City, 2004
Brian Eno & Robert Fripp, The equatorial stars, 2005
Hauschka, The prepared piano, 2005
Harold Budd -Avalon Sutra/As long as I can hold my breath, 2005
Rameses III, Matamuska, 2005
Steve Roach, New life dreaming, 2005
William Basinski, The garden of brokeness, 2005
Harris Newman, Accidents with nature and each other, 2005
James Blackshaw, O true beleviers, 2006
Loscil, Plume 2006
Max Richter, Songs from before, 2006
Keith Fullerton Whitman, Lisbon 2006
Richard Bone, Vesperia, 2006
The North Sea & Rameses III, Night of the Ankou, 2006
Eluvium, Copia, 2007
Peter Broderick, Docile, 2007
Olafur Arnalds, Eulogy for evocation, 2007
Stars of the Lid, And their refinement of the decline, 2007
Helios, Caesura, 2008
Richard Skelton, Marking time, 2008
Steve Roach, Landmass, 2008
Peter Broderick, Float, 2008
Leland Kirby, Sadly, the future is no longer what it was, 2009
Mountains, Choral, 2009
Peter Broderick, Music for falling from trees/Blank Grey Canvas sky (con i Machinefabriek) 2009
Pan American -White bird release, 2009


NEW AGE.

La new age si è conquistata un posto definitivo tra i generi, pur non essendo un genere puro come gli altri. Elementi provenienti dalla musica classica, dal jazz, dal rock l'hanno influenzata; tuttavia si è conquistata un posto al sole per la particolare spiritualità che ha diretto i musicisti verso forme di godimento sonoro nell'uso degli strumenti. Non sto qui a fare disquizioni, magari in un secondo momento, ma la realtà è che in questo "genere"(??) vi sono manifestazioni musicalmente banali dello spirito di questa musica (penso alla stragrande maggiore della new age etnica, ed a molti pianisti o chitarristi new age che suonano dannatamente uguali ai loro predecessori) ed in altre manifestazioni meravigliose che potrebbere far pensare addirittura ad una nuova appendice della musica classica romantico-impressionista dopo più di un secolo di storia. E mi fermo qui.....
Sta di fatto che dopo forte lavoro di scrematura, la migliore new age di questo decennio non ha fatto altro che ricalcare schemi già prodotti negli anni d'oro e sinceramente si fa fatica a pensare ad eventuali rivoluzioni future. Solite flotte di pianisti e chitarristi di quarta generazione, alcuni con un gancio nel jazz e nella musica classica, ma in definitiva generale stasi creativa.
Vi indico comunque tra i musicisti migliori, tra i pianisti (Greg Maroney, Stanton Lanier, Ludovico Einaudi, Fiona Jay Hawkins e K.L. Carothers) e tra i chitarristi (Jeff Pearce).
Inoltre vi segnalo le interazioni con la musica classica fatte da Karl Jenkins (nel corale) Kevin Keller, da Patrick O'Hearn e dal violoncellista David Darling, le arie "new age" dei Liquid Mind, le aperture fatte nel jazz da artisti come gli austrialiani The Necks e quelle di vecchie memoria di Michael Jones, la new age cosmica di Steve Roach, Robert Carty e Joan Serrie, quella etnica di Paul Avgerinos.

Discografia selezionata:

Liquid Mind, IV: Unity, 2000
Robert Carty: Serotonin Ashram, 2000
Jeff Pearce: To the shores of heaven, 2000
Jon Serrie/G. Stroutsos, Hidden world, 2000
Karl Jenkins: Adiemus IV: the eternal knot, 2001
Liquid Mind, V: Serenity, 2001
The Necks: Aether, 2001
Patrick O'Hearn: So flows the current, 2001
Steve Roach: Early Man, 2001
Ludovico Einaudi: I giorni, 2001
Greg Maroney, Sentinel 2002
Michael Jones, Echoes of childhood, 2002
Stanton Lanier, Still waters 2002
Kevin Keller Trio, Across the sky,2002
Jon Serrie, A stargazer's journey, 2003
Robert Carty, Ethereal dreams, 2003
Patrick O'Hearn, Beautiful wordl, 2003
Michael Dulin, Atmospheres, 2003
Kevin Keller, Gathering leaves, 2004
Michael Dulin, Timeless, 2004
David Nevue, Overcome, 2004
David Lanz/G. Stroutsos - Spirit Romance, 2005
Fiona Jay Hawkins, Portrait of a waterfall, 2005
Jeff Pearce -Lingering light, 2005
Kori Linae Carothers, The Journey, 2005
Patrick O'Hearn, Slow time, 2005
Paul Avgerinos, Gnosis, 2006
Loreena McKennitt, An Ancient Muse, 2006
Frank Smith, Gardens of hope, 2007

Kevin Keller Ensemble, 2007
Patrick O'Hearn, Glaciation, 2007
David Lanz -Painting the sun 2008
Stanton Lanier -Unveiled, 2008
Jeff Pearce -Rainshadow sky 2008
David Darling -Prayer for compassion 2009
Steve Roach -Dynamic stilness 2009
Kevin Keller -In absentia 2009



WORLD
Dopo un iniziale bing bang che ha portato alla ribalta le tradizioni di tutti i popoli attraverso la musica dei suoi rappresentanti, anche qui c'è stato un processo di integrazione con i generi musicali esistenti: usando una definizione cara a Piero Scaruffi potremmo dire post-world. Tenete presente comunque che un primo esempio di world music applicata rinveniva da alcune opere del compositore classico Henry Cowell agli inizi del novecento che produceva brani di artisti cubani con basi percussive africane; Cowell approfondì quelle teorie musicali e conobbe la musica di tutti gli altri paesi: suoi allievi furono Lou Harrison, Alan Hovhaness. Questo per dire, che i primi esempi di fusione provengono dalla musica classica.
Nel decennio assistiamo ad uno sviluppo delle culture musicali afro-orientali che interagiscono sempre più con quelle occidentali. Le tre macroaree significative diventano la zona Far East (che comprende la Cina, il Giappone, l'India ed i paesi limitrofi), l'area medioorientale (che abbraccia gran parte dell'Africa settentrionale e parte del medio oriente, l'America Latina. E' proprio in quest'ultima area che si impone all'attenzione del mondo la musica cubana riscoperta dal lavoro di riproposizione di Ry Cooder con il circolo degli anziani di Buena Vista Social Club. Latita l'ispirazione in Peter Gabriel e Paul Simon.
Nella zona africana importanti i lavori di Toumani Diabate e Ali Farka Toure, gli intrecci con il jazz ad opera dell'etiopico Mulate Astatke, mentre innovativo si rivela il lavoro del turco Erdem Helvacioglu che mischia il jazz con l'ambient e l'elettronica; lo stesso jazz di Rudresh Mahantrappa presenta caratterizzazioni forti del suo paese, l'India. Il padre fondatore della wordl music, John Hassell se le cava solo con un buon disco nel 2009 e partecipa al disco etnico Siwan di Jon Balke (già menzionato nella parte dedicata al jazz); molti lavori dei musicisti della Tzadik presentano accenti world, tra cui emerge Ned Rothenberg.
Tra gli europei significativi i lavori di Richard Galliano, Paolo Fresu, Joachim Kuhn. Tra gli arabici i più interessanti sono Rabih Abou-Khalil (libanese) e Anouar Brahem (tunisino); nel 2009 un gruppo portoghese, i Gala Drop, pubblica un particolare lavoro che viene definito da molti critici come nuova frontiera della wordl music poichè rappresenterebbe un collage che va oltri gli stereotopi della wordl; se questa è la nuova frontiera, spiace però ammettere l'assenza di vere emozioni.

Discografia selezionata:
-Omara Portuondo, Buena vista social club presents Omara Portuondo, 2000
-Ibrahim Ferrer, Buenos hermanos, 2003
Erdem Helvaciouglu, Altered Realities", New Albion, 2006
Ali Farka Toure, Savane, 2006
Ned Rothenberg, Inner Diaspora, Tzadik 2007
Toumani Diabate, The mande variations, 2008
Rudresh Mahantrappa, Kinsmen, 2008
Jon Balke, Siwan 2009

mercoledì 10 febbraio 2010

La musica del decennio 2000-2009 Parte Seconda: Jazz, con discografia selezionata

L'ultimo, importante, movimento nel jazz è stato il free negli anni sessanta. Come nella musica classica la scuola atonale è diventata l'alter ego di quella tonale, nel jazz il free è stato l'antagonista del be-bop e dei suoi derivati. Quello che si ascolta oggi, anche nelle rappresentazioni più moderne del genere, ha una base di riferimento in quelle due scuole. Charlie Parker e Ornette Coleman. Nel decennio appena trascorso continuano quelle correnti aperte negli anni precedenti; le città che come al solito rispondono ai cambiamenti sono le solite: in America, i musicisti si riuniscono nelle solite aree di New York, Chicago, Los Angeles, dove vi sono anche le migliore scuole di composizione. In Europa la situazione è più frazionata in tutti i paesi europei, ma in questo decennio risalta soprattutto il movimento baltico. Gli artisti importanti scelgono sempre più etichette indipendenti minori: accanto alle blasonate (ECM, Columbia, etc) se ne aggiungono altre di dimensioni minore (in USA la Thirsty Ear R., la Pi-Recordings, ecc., in Europa la Clean Feed, la Cuneiform, la Not Two Records, l'Act Music, ecc.) che si caratterizzano per la direzione musicale che propongono nonchè per il loro grado di innovazione. Molti musicisti si autoproducono anche via web.


2000
Al Di Meola -The grande passion: Wordl sinfonia-, Telarc
Bill Dixon -Papyrus vol. 1, Soul Note Records
Bill Frisell -Ghost town, Nonesuch
Bobo Stenson -Serenity, ECM
Brad Mehldau - Places, Warner
Branford Marsalis -Contemporary Jazz, Sony
Brian Blade -Perceptual, Blue Note Records
Dave Douglas -A thousand evenings/Soul on soul, RCA
Enrico Pieranunzi/M. Johnson/Gabriele Mirabassi -Racconti mediterranei-, Egea
Fred Frith -Traffic Continues, Winter & Winter
Fred Simon -Dreamhouse, Naim Record
Joey Baron -We'll soon find out, Intuition
John Surman -Coruscating, ECM
Joshua Redman -Beyond, Warner
Lyle Mays -Solo: Improvisations for expanded piano, Warner
Maria Schneider: Allegresse, Artistshare
Marty Ehrlich: Manlike's dance, Omnitone Records
Matthew Shipp: Pastoral composure
Myra Melford: Dance Beyond the color, Arabesque R.
Nels Cline - The inkling-, Cryptogramophone
Romano/Sclavis/Texier -Suite africaine, Label Blue
Steve Coleman & the five -The ascension to light, BMG
Terence Blanchard -Wandering Moon, Sony
Tomasz Stanko -Leosia, ECM
Vassilis Tsabropoulos -Achirana, ECM

2001
Annette Peacock -I have no feelings
Arve Henriksen -Sakuteikj
Bill Bruford -The sound of surprise
Bill Frisell -Blues Dream-, Nonesuch
Billy Bang -Vietnam:the Aftermath
David Ware - Corridors & parallels
Eivind Arset -Light extracts
Erik Friedlander -Grains of paradise
Fred Hersch -Song without words
Henri Texier -Remparts d'argille
Jacky Terrasson -A Paris
Jason Moran -Black stars
John Zorn -The gift
Joshua Redman -Passage of time
Keith Jarrett -Inside out
Kurt Rosenwinkel -The next stop
Louis Sclavis -L'affrontement des pretendants
Marylin Crispell/Stefano Maltese -Blue
Matthew Shipp - New Orbit
Michael Mantler -School of Understanding
Misha Alperin -At Home, ECM
Nels Cline -Destroy all nels cline, ATAVISTIC
Nils Petter Molvaer -Solid Ether
Ralph Towner -Anthem
Spring Heel Jack -Masses
Trigve Seim -Different rivers
Vandemark 5 -Acoustic Machine
Wadada Leo Smith -Red Sulfur sky

2002
Bobby Previte -23 constellations of J. Mirò
Al Di Meola -Flesh on flesh-, Telarc
Andrew Hill -A beautiful day
Ben Allison -Peace Pipe
Brad Mehldau -Largo
Cassandra Wilson -Belly of sun
Chris Potter -Traveling Mercies
Claudia Quintet -The Claudia quintet
David Ware-Freedom suite
EST -Strange place for snow
Enrico Pieranunzi -Perugia Suite, Egea
Fred Frith & Rova S. -Freedom in fragments, Tzadik
Guillermo Gregorio -Faktura
Jason Moran -Modernistic
John Abercrombie -Cat'n'mouse
John Surman/Jack Dejohnette - Invisible nature
Jon Balke -Kaynos
Keith Jarrett -Always let me go
Mat Manieri -Going to church, AUM Fidelity
Matthew Shipp -Nu Bop
Medeski Martin Wood -Uninvisible
Misha Alperin -Night, ECM
Nels Cline -Instrumentals, Cryptogramophone
Nils Petter Molvaer -NP3
Ravi Coltrane -Mad 6
Sylvie Courvisier/Joelle Leandre -Passaggio
Spring Heel Jack -Amassed
Tim Berne -Science friction
Tim Garland -Storms/Nocturnes
Tomasz Stanko -Soul of things
Wadada Leo Smith -The year of elefant

2003
Bad Plus -These are the vistas
Borah Bergman -Meditations for piano
Branford Marsalis -Romare Bearden revelead
Christy Doran -Heaven
Dave Douglas -Freak in
David Binney -South
David Ware -Threads
Denman Maroney -Fluxations
Gerry Hemingway -Devils paradise
Gianluigi Trovesi -Fugace
Hiromi -Another mind
Jane Ira Bloom -Chasing paint
John Surman -Free & Equal
Kenny Garrett -Standard of language
Kurt Rosenwinkel -Heartcore
Kurt Elling -Man on the air
Marc Ribot -Scelsi Morning
Marty Ehrlich -Line on love, Palmetto R.
Michael Brecker -Wide angles
Myra Melford -Even the sound shine
Necks -Drive by
Nicholas Payton -Sonic Trance
Pat Metheny -One quiet night
Randy Weston -Spirit! the power of music
Ron Horton -Subtextures
Spring Heel jack -Live
Tord Gustavsen -Changin places
Vassili Tsabroupulos -Akroasis, ECM
Vijay Iyer -Blood Sutra

2004
Acoustic Ladyland -Camouflage
A. Sheppard & J. Parricelli -P.S.
A. Andersen & V. Tsabroupoulos -The triangle
Arve Henriksen -Chiaroscuro
Branford Marsalis -Eternal, Marsalis Music
Chris Potter -Lift:Live at Village Vanguard
Dave Douglas -Strange Liberation, RCA
Diana Krall -The girl in the other room
Masada & John Zorn -50th birthday celebration
Enrico Rava -Easy living
Evan Parker -Memory/Vision
Fred Hersch -Fred Hersch + 2
Geri Allen -The life of a song
John Abercrombie -Class trip
Jon Balke -Diverted travels
Louis Sclavis -Napoli's walls
Madeleine Peyroux -Careless love
Maria Schneider -Concert in the garden
M. Stockhausen/F. Snetberger -Joyosa
Paul Dunmall -I wish you peace
Robert Glasper -Mood
Rudresh Mahantrappa -Mothertongue
Spring Heel Jack -The sweetness of water
Tomasz Stanko -Suspended night
Wynton Marsalis -The magic hour

2005
Acoustic Ladyland -Last chance disco
Arild Andersen -Electra
Billy Bang -Vietnam: Reflections
Brad Mehldau -Day is done, Nonesuch
Charles Lloyd -Jumping the crack
Charlie Haden -Not in our name
Cuong Vu -It's mostly residual
Eivind Arset -Connected
Forgas Band Phenomena -Soleil 12
Franz Koglmann, -Let's make love, Between the lines
Gerard Wilson Orchestra -In my time
Gerry Hemingway -The whimdoler
J.Dejohnette/Foday Musa Suso -Music from the hearts of the masters-, Golden Beams / Kindred Rhythm
Joel Harrison -Harrison on harrison
J.Leandre/India Cooke -Firedance-, Red Toucan
John Taylor -Angel of presence
John Tchicai -Anybody home?
Lars Danielsson -Libera me
Marc Copland -Time within time
Marc Johnson -Shades of jade
Marty Ehrlich -News on the rail, Palmetto R.
Mats Gustaffson -Catapult
Necks - Mosquito/See through-, Shock
Pat Metheny Group -The way up
Trigve Seim -Sangam
Terenche Blanchard -Flow
Tord Gustavsen -The ground
Vandemark 5 -The color of money
Vijaj Iyer -Remaiging
Wayne Shorter -Beyond the sound barriere

2006
Andrew Hill -Time lines
Bennie Maupin -Penumbra
Bunky Green -Another Place
Charles Lloyd -Sangam
David Binney -Out of airplanes-, Mithology
Edward Simon -Unicity
Erik Friedlander -Prowl
EST -Tuesday Wonderland
Frank Kimbrough -Play
Hiromi -Spiral
Iro Haarla -Northband
John Ellis -By a thread
Keith Jarrett -The Carnege Hall concert
Kenny Garrett -Beyond the wall
Manu Katche -Neighborhood
Mark Feldman -What Exit
Necks -Chemist
Nik Bartsch -Stoa
Ron Horton -Everything in a dream
Tom Scott -Bebop united
Tomasz Stanko -Lontano
Wolfgang Haffner -Shapes
Zeena Parkins -Necklace

2007
Anat Fort -A long story, ECM
Arve Henriksen -Strijon
Bill Dixon -17 Musicians in Search of a Sound: Darfur [Live], Aum Fidelity
Chris Potter -Follow the red line
David Torn -Prezens, ECM
Eivind Aarset -Sonic Codex
Exploding Star Orchestra - We Are All from Somewhere Else-, Thrill Jockey
Ferenc Snetberger -Streams
Gianluigi Trovesi -Vaghissimo Ritratto, ECM
Gwilyn Simcock -Perception
John Abercrombie -Third quartet, ECM
John Surman -The spaces in beetween
Kornstad -Single Engine
Kurt Elling -Nightmares
Lars Danielsson - Pasodoble, ACT
Louis Sclavis -L'imparfait des langues, ECM
Maria Schneider -Sky blues
Micheal Brecker -Pilgrimage
Necks -Townsville-, Phantom Sound & Vision
Paul Bley -Solo in Mondsee
Roy Campbell -Akhanaten Suite
Scott Colley -Architect of the silent
Sinikka Langeland -Starflowers, ECM
Wadada Leo Smith -Wisdom in time

2008
Aaron Parks -Invisible Cinema, Blue Note Records
Angelica Sanchez -Life between
Bar Kohba & ---Lucifer book of angels
Bill Dixon & Exploding star orchestra, stesso titolo, Thrill Jockey
Bill Frisell -Hystory mistery, Nonesuch
Brian Blade -Seasons of changes, Verve
Corey Wilkes -Drop it, Pi Recordings
John Surman -Rain on the window
Mathias Eick -The door, ECM
Matthew Shipp -Cosmic Suite
Miguel Zenon -Awake
Misha Alperin -Her first dance, ECM
Nik Bartsch - Holon, ECM
Spring Heel Jack -Songs and themes
Steve Turre -Rainbow People
Trigve Seim -Yeraz
V.Tsabropoulos/A.Lechter -Melos, ECM
Vijai Iyer -Tragicomic
Vince Mendoza -Blauklang
Wadada Leo Smith -Tabligh

2009
Alex Cline -Continuation
Andy Sheppard -Movements in Colours, ECM
Bill Frisell -Disfarmer, Nonesuch
David Binney -Third Occasion, Mithology
Enrico Rava -New York Days, ECM
Forgas Band Phenomena - L'axe de feu
Joe Lovano Us Five - Folk art
Jon Balke -Siwan ECM
Lars Danielsson -Tarantella ACT
Lotte Anker/Craig Taborn/Gerard Cleaver -Live at the Loft, ILK
Louis Sclavis -Lost on the way, ECM
Michael Woolny -Wunderkommer, ACT
Miroslav Vitous -Remembering Weather Report, ECM
Nels Cline -Coward, Criptagramophone
Rob Mazurek -Sound is, Delmark
Tim Garland -Libra
Tomasz Stanko -Dark Eyes, ECM
Tord Gustavson -Restore, returned, ECM
Ralph Towner/Paolo Fresu -Chiaroscuro, ECM
Steve Lehman Octet -Travail, transformation and flow, Pi Recording
Vassilis Tsabropoulos -The promise, ECM
Vijai Iyer -Historicity ACT
Wadada Leo Smith -Spiritual Dimensions, Cuneiform
Wolfgang Haffner -Round Silence, ACT


Mi scuso per tutte le eventuali omissioni su artisti o album.

martedì 9 febbraio 2010

Billy Cobham: concerto del luglio 2009





Di origini panamensi, il batterista Billy Cobham ha raggiunto il suo massimo splendore in USA, dove si è affermato sia come partner di vere e proprie leggende del jazz: Miles Davis, John Abercrombie, ecc., sia come autore e leader in proprio. Un'intensa attività che lo ha visto praticamente suonare, in tantissimi dischi essenziali degli anni sessanta e settanta. Caposaldo della musica fusion, il Cobham ha saputo sfruttare il momento favorevole dell'avvicinamento tra la musica rock e l'improvvisazione jazz, dando al suo strumento (la batteria), potenza, energia, e un preciso senso della ritmica. Il concerto ha confermato la centralità del suo strumento rispetto a quelli della band nella quale suonavano musicisti di paesi e forse di estrazione diversi: il suo attuale sound è un "culture mix" così come lo segnala lui nei suoi dischi e concerti, "fusion" classica con leggere inflessioni sudamericane. Gruppo formato da Fifi Chayeb al basso, francese di origine tunisina, con chiara ascendenza funk, Jean Marie Ecay alle chitarre, Christophe Cravero (tastiere e violino), e Junior Gill alle percussioni (tra le quali un curioso strumento di Trinidad, lo steel pan).Il concerto che si è tenuto ieri sera a Manfredonia, presso il castello svevo-angioino, si è snodato attraverso quasi tutti i brani del suo ultimo album "Fruit from the loom", nel quale Cobham accanto a nuovi brani, inserisce qualche suo cavallo di battaglia del passato e mi riferisco a brani come Crosswinds, Spectrum, nei quali notevole è il suo apporto.

Discografia consigliata:

Come leader:Spectrum (Atlantic 1973);Crosswinds (Wounded Bird 1974).
Come partner: (la lista è, direi, quasi interminabile, perciò si segnalano i più rappresentativi):Miles Davis, periodo jazz-rock e quindi Bitches Brew, Tribute to Jack Johnson, On the corner, ecc.
Ron Carter: Uptown conversation.
Mahanavishu Orchestra: Inner mounting flame (questo è stato il suo gruppo di eccelenza negli anni settanta, assieme a John McLaughlin).
John McLaughlin, Electric Guitarist.
Randy Weston, Blue Moses.
Peter Gabriel, Last temptation of Christ (soundtrack).


Articolo scritto il 17 luglio 2009 per Manfredonia.net alla pagina http://www.manfredonia.net/2/10/4776/11848
Nella foto sono con Cobham e gli operatori di una radio/tv locale.

venerdì 5 febbraio 2010

L'ultimo decennio della musica (2000-2009) Parte Prima: Classica

Mi pare d'obbligo pubblicare come primo articolo un resoconto dei migliori cd usciti nel primo decennio del nuovo secolo. L'analisi abbraccia con molta semplificazione tutti i macrogeneri musicali (classica, jazz, rock, ambient, newage, elettronica, ecc.) a cui il pubblico è stato maggiormente abituato, sebbene la musica moderna odierna sia spesso un miscuglio di questi generi. Restano, al momento, escluse le registrazioni che intercettano i specifici campi della musica classica denominata oggi come "contemporanea" (qui troverete solo degli accenni al casuale tenore tonale del minimalismo) e la libera improvvisazione in tutte le sue forme (acustica, con aggravio di elettronica o digitalizzazione, etc.), per le quali spero di poter dedicare dei paragrafi a parte nel futuro. Ho diviso la trattazione in classica, jazz, elettronica leggera ed etnica, culture rock/pop.

Partiamo dalla musica classica e con un paio di premesse: la prima è che le segnalazioni sono state fatte su dischi ed opere registrate su supporto discografico nel decennio, anche se la pubblicazione (e con essa la data di nascita dell'opera stessa) è temporalmente precedente. Come sanno tutti gli appassionati di classica, vi è tanto "catalogo" da registrare, e ci sono ancora opere risalenti anche a decenni fa che non sono mai state incise su disco, soprattutto quando si prendono in considerazione i compositori "meno conosciuti": questo significa che non troverete molte valenti opere del decennio che non sono state registrate, poiché è solo su quel versante che si spinge la mia analisi.
Inoltre è utile introdurre un concetto fondamentale che discrimina la musica e i suoi gusti da tempo: la tonalità, dominatrice della scena musicale per secoli e arrivata al suo massimo espressivo nel tardo ottocento con un livello di esplorazione notevole, aveva permesso ai musicisti di esprimere una serie di sentimenti come la contemplazione della natura delle cose, l'esaltazione della bellezza, la percezione serena anche degli accadimenti negativi, etc. Questa tendenza viene gradualmente soppiantata all'inizio del 1900 dall'atonalità che dava la possibilità agli artisti di esprimere sensazioni nuove e decisamente più libere a livello artistico, come il senso dell'arcano, la spazialità, l'angoscia, la rabbia, l'avventura etc.. L'atonalità ha poi costituito l'apripista per il serialismo e le altre culture musicali del novecento. Non sempre queste produzioni erano godibili, anzi talvolta il livello di sperimentazione seppur eccelso, comprimeva vistosamente le emozioni suscitabili nell'ascoltatore: in breve si aprirono le porte ad una musica della "razionalità", vissuta in maniera celebrale.
La musica di questo decennio passato ricalca stilemi, generi e riproposizioni che appartengono a questa fondamentale contrapposizione: vi è però un ulteriore elemento di contaminazione che non è solo espressione della creatività dei musicisti, ma soprattutto determinato dalle accresciute possibilità di comporre grazie al miglioramento della tecnologia e dell'interazione di quest'ultima con gli strumenti. Certo è che nell'ambito della critica e nel pensiero di coloro che seguono le evoluzioni della classica si fa sempre più strada l'idea che l'originaria purezza, austerità si stia miscelando con le istanze provenienti da altri generi musicali, processo che era iniziato già nei decenni scorsi e che in questo continua. Quindi, assistiamo, su tutta la stampa specializzata, alla frequente rivisitazione dei modelli storici della musica classica, che spesso accecano la varietà e la freschezza dei compositori odierni: tuttavia il decennio 2000-2009 si può considerare positivo, non particolarmente innovativo forse anche a causa dei cattivi elementi che l'hanno contraddistinto (penso alle conseguenze della strage delle Torri Gemelle, alla permanente crisi economica che ha colpito anche la cultura musicale) ma che ha evidenziato una crescita dei paesi che tipicamente non sono i luoghi della cultura classica dove invece i miglioramenti del tenore di vita sono stati indispensabili per un progresso veloce delle arti tra cui anche quella musicale. Basti pensare all'Est orientale che si presenta sempre più all'altezza della situazione grazie ad alcuni autori di primaria importanza di provenienza cinese, Tan Dun -Water Passion after Saint Matthew, Sony 2002-, Bright Sheng -China Dreams;Flute Moon;Postcards, BIS 2000-, Evelyn Chang -Poets form the East, Avie Record 2009-, che ripropone oltre ad autori come Ma Shui Long anche autori poco conosciuti come Leonid Desyatnikov di Stalingrado o la bulgara Dobrinka Tabakova. Oppure di provenienza giapponese come Takashi Yoshimatsu -Symphony n. 5, Chandos 2001-, Hosokowa Toshio -Voiceless Voice of Hiroshima, Col Legno 2002- ma l'apporto viene anche da altri generi come il rock ad esempio con il ritorno di Ryuichi Sakamoto alla composizione al piano -Back to the basic, Sony 2002- dimostra di avere un'ottima preparazione neoclassica.
I riferimenti alle influenze della world music si devono prendere in considerazione anche nell'ultimo (ed uno dei pochi) lavori compositivi del Kronos Quartet -Floodplain, Nonesuch 2009-che infila una serie di suggestioni culturali che provengono soprattutto dai paesi medio orientali nonchè da alcuni paesi africani. Inoltre continua la insistente riscoperta dei lavori di Lou Harrison, di cui in parte discepolo è Robert Kyr -Violin Concerto trilogy, New Albion R. 2005-.
La musica corale continua a rivestire grande interesse e i lavori migliori arrivano dai soliti mostri di bravura contemporanei: John Rutter -Mass of the children, Collegium 2003-, Eric Whitacre -The complete acappella works, Hyperion 2001-, entrambi inserendo nelle partiture elementi di novità. Ma la vera rivoluzione, a mio modesto parere la compie Karl Jenkins, un ex musicista di jazz-rock che si dedica alla composizione utilizzando stilemi che sono molto vicini alla new age, e dà alle stampe una serie di lavori modernissimi introducendo tralatro elementi tradizionali del suo paese (Galles). -The armed man, Virgin 2001/This land of ours, Emi 2007-.
Numerose ed incommensurabili sono le registrazioni che rielaborano o riscoprono il patrimonio storico della musica medievale e rinascimentale ed è veramente da ammirare il lavoro dei gruppi che s'impegna allo scopo (Hillard Ensemble, ecc); ritengo molto interessante l'operazione fatta da Ambrose Field & John Potter -Being Dufay, Ecm 2009- che si impegnano a riproporre l'era gotica ed in particolare Dufay con un spirito ed una strumentazione diversa ed affascinante.
Tra la musica sacra, notevoli sono i lavori di Osvaldo Goljov -La Pasion segun San Marcos, Hanssler Classics 2001- che propone una rilettura "originalissima" e moderna del tema della passione secondo Marco, Peteris Vasks -Pater Noster, Dona nobis pacem, Missa, Ondine 2007- e di John Tavener -The veil of the temple, RCA 2005-che si ripropone con un'opera titanica con più orchestre e cori e che cerca un connubio tra religioni diverse con tutti i rischi che quest'operazione comporta.
Il minimalismo continua a vivere nelle opere di Gavin Bryars -I have heard it said, CBC 2002- Philip Glass -Violin Concerto, Naxos 2000-/Naqoyqatsi (col.son.) Sony 2002, Terry Riley -Atlantis Nash, Sri Moonshine 2002 e con il Kronos Quartet -Requiem for Adam, Nonesuch 2001/The Cusp of magic,Nonesuch 2008, John Adams -Road Movies, Nonesuch 2004/On the trasmigration of souls -Nonesuch 2002, Phil Niblock -Touch food, Touch 2003/Touch Three, Touch 2006, Rhys Chatam -A crimson grail (for 400 electric guitars), Table of elements, 2005-, John Luther Adams -The light that fills the world, Cold Blue Label 2002/Red Arc-Blue Veil, Cold Blue Label 2007, Peteris Vasks -Symphony n. 2 & Violin Concerto, Ondine 2003/Viatore, Wergo Germany 2008.
Nell'ambito dell'atonalità si sottolineano i lavori al piano di Elliot Carter -Oppens plays Carter, Cedille 2008, Thomas Adès -Asyla, Emi 2002-Magnus Lindberg -Clarinet Concerto, Ondine 2005-Frederick Rzewski -36 Variations on the people su Rzewski plays Rzewski, cofan.Nonesuch 2000-, lo scomparso Lepo Sumera -Symphony n. 6/Cello Concerto, Musica profana, Bis 2003.
Nella sezione song cycle/lied/opera, da ricordare il lavoro di Kaija Saariaho -L'amour de loin, Philips 2002, quelli di Osvaldo Goljiov -Ainadamar, Deutsche Gramophon 2003/Ayre, Deutsche Gramophon 2005, lavori in cui svetta la voce del soprano Dawn Upshaw, Valentin Silvestrov in Silent Songs Ecm 2004.
James Dillon con -The book of elements, Nmc records 2004- e Michael Finnissy con Etched bright with sunlight, Metronome 2003, tengono alta la scuola della new complexity. Mentre David Maslanka con Symphony n. 5, Albany Records 2002 e Richard Danielpour con -Vox Populi (insieme ad altri autori) Ride, Klavier 2004- rinverdiscono i concerti per Band/Wind Instruments. Per Danielpour significativo è anche il lavoro orchestrale in "In the arms of the beloved", Koch 2007.
Particolare enfasi in questo decennio viene data dalla stampa soprattutto ai prodotti classici che si rifanno alla corrente del neo romanticismo: in particolare notevoli sono i lavori di John Corigliano con -The Red Violin Concerto, Sony 2007- eseguito dal noto violinista Joshua Bell, Jennifer Higdon con -City scape, Concerto for orchestra, Telarc 2004, Nicholas Bacri con -Une prière, RCA Victor Europe 2004.
Una nuova corrente coniata da un giornalista britannico si fa apprezzare: i "new tonalists" che ripropongono temi impressionistici con un accento moderno del tutto particolare; tra i tanti lavori quelli più interessanti sono quelli di Ned Rorem con -Three symphonies, Naxos 2003/Flute Concerto, Naxos 2006 e soprattutto il vincitore del premio Pulitzer Prize for Music, Paul Moravec con -Tempest Fantasy, Naxos 2007/The time gallery,Protean fantasy,Ariel Fantasy, Naxos 2006.
Tra i polistilisti James MacMillan -The Wordl's ramsoning; The confession of Isobel Gowdie, LSO 2003, Michael Torke con -An American abroad/Jasper, Rapture, Naxos 2003, Steven Hartke con -Clarinet Concerto, Naxos 2003/The Horse with the Lavander Eye, Chandos 2009, il giovane compositore ed arrangiatore Nico Muhly con -Speaks volumes, Bedroom Comunity 2007. Molto interessanti sono anche i lavori recenti di Valentin Silvestrov -Bagatellen und serenaden, Ecm 2007/Nostalghia: Piano Works, Hanssler Classics 2006/Metamusik, Postludium Ecm 2003/Symphony n. 6, Ecm 2007, agganciato dalla critica mondiale alla corrente della new semplicity che era appannaggio di Rihm e Gorecki, ma i suoi lavori contengono chiari riferimenti alla musica impressionista di fine secolo ottocento, inizio novecento. Particolarmente austero è poi il lavoro ai violini fatto dalla compositrice Mary Ellen Childs con -Dream House, Innova 2007, e quello angelico di Phil Kline -Unsilent night, Cantaloupe 2001-fatto sull'elettronica, entrambi comunque influenzati dalle arti visive. In generale, bisogna dire comunque che in questo decennio è un pò appanato il collage classico-elettronica, forse più a causa della crisi di identità di quest'ultima.
Come già ribadito, vi è una parte consistente della critica musicale che ritiene che possa rientrare nel genere anche le contaminazioni fra generi e quindi non possiamo ignorare il filone modern classical così definito che mischia movimento classico (soprattutto romantico-impressionista) e l'ambient, ammodernando le strutture di Erik Satie (Max Richter , Peter Broderick , Hauscka, etc.) oppure i forti legami tra classica e new age non solo con i lavori di Karl Jenkins già menzionati, ma anche con Kevin Keller ed altri musicisti di estrazione classica. Inoltre continuano le mediazioni dal rock (in particolare dal post-rock), mentre meno forti sono le interazioni tra classica e jazz che comunque godono della pubblicazione di una serie di lavori su Tzadik (l'etichetta di John Zorn) di alcuni artisti al confine e di una nuova splendida serie di pianisti (Fred Hersch, V. Tsabropoulos, ecc.).