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mercoledì 15 dicembre 2010

Ryan Adams



Con un substrato musicale che prendeva in considerazione tutta la musica americana (rock’n’roll, rockabilly, folk, bluegrass, honky tonk e soprattutto punk) nasce negli anni novanta il movimento cosiddetto dell’alternative country o detto anche periodo “No depression” (che costituirà anche un periodico dedicato al fenomeno), così come descritto dal titolo dell’album degli Uncle Tupelo che nel giugno del 1990 stampano la primogenita testimonianza discografica di un nuovo e duraturo corso della musica country, che si pone come movimento musicale che coniuga le migliori radici americane con il pop dei Beatles e gruppi affini: è “alternativo” perché rifiuta di adeguarsi all’imperante commercialità del country di Nashville che viene ritenuto troppo morbido, annacquato nelle melodie fatte solo per accattivarsi le classifiche dei consumatori, e soprattutto senza contenuti. L’alternative country diventa il nuovo revival del country rock dei settanta, e forse inaspettatamente, ne migliora le musicalità che possono rivolgersi ad un più largo spettro di generi: nasce in provincia, come testimoniano le provenienze dei principali gruppi che lo formeranno.

A Raleigh in North Carolina, nascono i Whiskeytown di Ryan Adams: inizialmente incensato dalla critica come nuovo genio della musica rock, Adams con il suo gruppo mostra il suo valore forgiando il suono della band con la sua capacità di scrivere canzoni “americane” con una dose di melodicità molto personale e non comune; utilizza pochi accordi, ma tende a privilegiare l’aspetto musicale ed emotivo della sua musica che spesso tratta argomenti tristi. Usa la voce in maniera pertinente ai testi, in un canto che oltre ad essere originale nel timbro, prevede delle smussature delle sue modalità, in modo da creare passaggi vocali intimi, al limite della timidezza oppure disperati e quasi singhiozzati. La ruralità degli esordi dei Whiskeytown è una boccata d’ossigeno per la musica rock, che in quegli anni si trova ad affrontare la sua vera prima crisi d’identità: è una esperienza che dura poco, lo spazio per tre albums (“Strangers Almanac” sarà la prova più riuscita), poi Ryan si getta in maniera vorticosa nella costruzione della propria carriera: l’album d’esordio “Heartbreaker” del 2001, che per il sottoscritto rimane il suo miglior contributo al genere, specie se rapportato alle tradizioni folk e country, sancirà in maniera definitiva il suo country poliglotta e stabilisce in maniera chiara la personalità dell’artista.
Da quel momento l’attività discografica diventa impetuosa con più uscite nello stesso anno e anche il sound si allarga, cercando di toccare lidi non paventati (in tal senso il soul di “Touch, feel and lose” nell’album “Gold”): fatto sta che Adams in quegli anni, sta scrivendo alcune delle migliori pagine del rock internazionale, in un connubio fatto di semplicità e suggestioni che è stato la prerogativa dei grandi artisti cresciuti nell’ambito della musica americana e non: accanto alla produzione tradizionale dell’album di canzoni, viene fuori anche quella dei mini albums, in cui spesso condensa le sue prerogative artistiche, con diverse canzoni che rientrerebbero sicuramente nel suo miglior best: in tal senso vanno visti i due notevoli episodi di “Love is Hell” e più tardi di “Follow the light”. L’esperienza con una propria band non viene accantonata, Adams forma i Cardinals, che presentano un sound che è un’asse tra Gram Parsons, i Greateful Dead di Garcia e soci e la sua moderna sensibilità d’autore. Forse a causa dell’eccessiva prolissità, Ryan, instancabile nello scrivere, però perde un po’ la misura sulla lunghezza “album”, i quali vengono determinati piuttosto copiosamente da un numero di canzoni valide più limitato rispetto al passato, situazione che purtroppo sembra peggiorare col tempo: chi pensava che “Rock’n’roll” fosse un’episodio a sé stante nella discografia dell’artista americano, ha dovuto accettare che dischi simili (che sprofondano Adams in territori di qualità nettamente inferiori) sono anche i recenti episodi discografici dei Cardinals (compresi i nuovissimi volumi III e IV): tuttavia sulla statura del personaggio musicale non penso si possa discutere più di tanto.
Al momento, Adams, forse ha spostato il suo raggio d’azione verso altri approdi, così come dimostrato dal suo matrimonio e dalla pubblicazione di due libri di sue poesie.

Discografia consigliata:
con i Whiskeytown:
-Strangers Almanac, Outpost, 1997
-Pneumonia, Lost Highway 2001
a suo nome, da solista o con i Cardinals:
-Heartbreaker, Bloodshot, 2000
-Gold, Lost Highway, 2001
-Demolition, Lost Highway 2002 (Outtakes)
-Love is Hell, Lost Highway, 2003 (EP)
-Cold Roses, Lost Highway, 2005
-Follow the light, Lost Highway, 2007 (EP)

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