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giovedì 9 dicembre 2010

Nuove generazioni danesi: Brosgaard e Holmen




Per avere un primo riscontro effettivo sulle qualità artistiche del mondo classico danese odierno, è sicuramente utile seguire le uscite discografiche della casa discografica DaCapo Records: nell'ambito delle nuove proposte ci si può trovare di fronte sempre a prodotti interessanti, frutto della registrazione su cd di composizioni già suonate altrove in concerti e festivals. I compositori danesi post-moderni si dividono in quelli nati subito dopo la seconda guerra mondiale e fino al 1970 (aventi stesse caratteristiche) e quelli dopo il 1970 fino ad oggi (con una più ampia libertà stilistica): per quanto riguarda i primi, l'influsso di compositori storici come Norgard o Norholm è indiscutibile, anzi molti di loro li hanno avuti come insegnanti, sebbene abbiano sviluppato in molti casi una propria identità musicale: tra questi vi segnalo la prima assoluta in cd del compositore Anders Brosgaard (1955), autore contemporaneo che qui presenta una sua composizione "Galaxy" in uno stile mediato tra serialismo e tonalità, che probabilmente non aggiunge niente di nuovo, ma si lascia particolarmente apprezzare per la sensibilità utilizzata. Come recita la presentazione del disco....His major one-movement orchestral work Galaxy is constructed as one long hypnotic spiral motion, taking place in a zone of weightlessness, in unpredictable patterns and soft collisions.....Meno interessante e più in linea con il tipo di composizione dei danesi post-Norgard, è "Monk's mixtures.
Sempre in tema galattico, tra i compositori danesi nati dopo il 1970, vi segnalo Jexper Holmen (1971), un bravissimo compositore, che invece spazia tra elettronica, tra interazioni tra suoni acustici e tecniche estese, e che in questa pubblicazione discografica "Oort Cloud" si serve della collaborazione di Frode Andersen, fisarmonicista con idee moderne, dell'altro valente fisarmonicista Frode Haltli, noto per le sue implicazioni anche nel jazz, e del sassofonista Torben Snekkestad che suona "esteso" lo strumento. La suite di 56 minuti, (che è possibile ascoltare parzialmente in un video su youtube), rappresenta sicuramente il modo migliore di coniugare le istanze moderne, spesso così sperimentali ed aride, con un soggetto di fondo che possa suscitare "buone vibrazioni" nell'ascoltatore, e qui, per chi ama il cosmo e il suo mistero ha di che soddisfarsi, poichè si resta "sospesi" nella contemplazione per tutta la durata dell'opera, in cui i tre utilizzano in maniera non convenzionale gli strumenti: è un lavoro che si avvicina molto alle tematiche dell'oscillazione spettrale dei suoni, e propone un componimento sul tema scentifico della nuvola di Oort presente nel sistema solare.

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