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venerdì 31 dicembre 2010

New Age: Piano Solo (seconda parte)



Alla fine degli ottanta, mentre da una parte alcuni pianisti arrichiscono la loro espressione cromatica con una digressione che sembra ritornare al classico, la maggior parte sviluppano il pianismo più accessibile di Lanz e Kater: tra i primi troviamo Michael Gettel che nel suo solo “San Juan” fornisce una delle migliore prove pianistiche del genere, con una maggiore velocità di esecuzione e un tocco musicale da documentario, fornisce anche elementi innovativi di simbiosi con il mondo degli animali acquatici; l’altro è Bruce Stark, che nel suo “Shadow Bright” sembra quasi allontanarsi dalla new age dei suoi colleghi, avvicinandosi notevolmente al profilo di un pianista classico moderno. Invece nei secondi troviamo come ottime continuazioni negli albums in solo di Jim Chappell (“Dusk”) e Wayne Gratz (“Reminiscence”), che pur esprimendosi validamente, contemporaneamente fanno intravedere già lo sfruttamento e la ripetizione della formula musicale, che in molti casi si sta anche spostando sulla facile orchestrazione.
La seconda generazione (decennio 1990-2000) di pianisti verrà ben rappresentata da Bill Douglas e Kevin Kern, ma nella prova solo al piano i più interessanti pianisti sono Suzanne Ciani, che pubblica tre volumi di “Pianissimo” dove viene snocciolata al piano solo, buona parte della sua produzione new age strumentale, il primo Jim Brickman di “By heart: Piano solos”, il nostro Ludovico Einaudi con “Le Onde” che realizza un moderno incrocio con le istanze minimalistiche, David Nevue, Greg Maroney e tanti altri che cominciano a introdurre elementi di decadenza (segno probabilmente del sentimento dei tempi degli artisti) in contrasto con il tipico sound benefico che l'aveva contraddistinto, ma in generale, oramai è inflazione di pianisti e le somiglianze conducono spesso all’appiattimento e al deja-vù.
La terza generazione (decennio 2001-2010) consolida la formula del piano solista accompagnato ed è rappresentata nel meglio dai lavori di Michael Dulin, che diventa famoso per “Timeless” con riproposizioni di brani suggestivi di Satie, Chopin, Debussy, etc, ma che io ricordo soprattutto per “Atmospheres", le pastorali climatizzazioni musicali di Stanton Lanier, l’esuberanza pianistica piena di pathos del Timothy Crane di “The other life i dream”, i ritratti di Fiona Jay Hawkins e l’intensità di Kori Linae Carrothers.

I quindici dischi indispensabili al piano solo:
-George Winston, Autumn, Windham Hill, 1980
-Michael Jones, Pianoscapes, 1981/ Air Born, 1994 Narada
-David Lanz, Nightfall, Narada 1985
-Marcus Allen, Solo Flight, Narada 1987
-Michael Gettel, San Juan Suite, Narada 1987
-Bruce Stark, Shadow bright, M.A. Recordings, 1989
-Peter Kater, Spirits, Silver Wave 1983
-Jim Chappell, Dusk, Music West 1986
-Wayne Gratz, Reminiscence, Narada 1989
-Jim Brickman, By Heart: Piano Solo, Windham Hill 1994
-Ludovico Einaudi, Le Onde, Sony 1998
-Lyle Mays, Improvisations for Expanded piano, Warner 2000
-Michael Dulin, Atmospheres, Equity D., 2004
-Timothy Crane, The other life i dream, Bear Creek Recordings, 2004

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