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martedì 21 dicembre 2010

Le serie "Classics" di Naxos


La Naxos Records è nella classica l’equivalente dell’ECM nel jazz: sempre attenta nel portare alla luce veri talenti, moderna nelle idee senza essere troppo avanguardistica, ha colmato grosse lacune derivanti dalla mancanza di registrazioni di tante composizioni che avevano avuto un seguito più o meno eclatante nei concerti e che mancavano nell’esperienza di ascolto privato degli appassionati del genere e della critica; in particolare, oltre alla normale e in verità copiosa attività di ristampa di vari capolavori ormai riconosciuti, la stessa con alcune collane si è adoperata per dare visibilità a tanti compositori, con un progetto organizzato per nazioni, per periodo storico o per particolari branchie della classica, che in tal modo hanno ricevuto la loro degna sistemazione. Certo, non sempre ci troviamo di fronte a prodotti di eccellenza, ma è innegabile l’impegno discografico che tende alla creazione di un proprio catalogo di classici soprattutto moderni: è il caso, ad esempio, della serie “American Classics” che ogni anno propone vecchie registrazioni (quest’anno ad es. si è provveduto ad una sistemazione in più volumi dei lavori al piano di George Rochberg e delle sinfonie di Roy Harris) e nuove registrazioni di compositori americani, permettendo, attraverso l’ascolto di quello che è stato scritto di solito negli ultimi venti/trent’anni, di avere un quadro più esatto anche delle tendenze che i giovani artisti stanno intraprendendo.
Tra le nuove registrazioni del 2010 pongo la vostra attenzione su questi artisti:
-E.T. Zwilich (1939) “Millennium Fantasy / Images / Peanuts Gallery”:equamente divisa tra moderna atonalità e slanci romantici (non a caso viene ricordata come esponente della corrente new-romantic) è una delle donne compositrici più apprezzate in America, amatissima dalla critica e vincitrice in passato di un premio Pulitzer: questi suoi lavori opportunamente scelti da Naxos, tra la vasta produzione della compositrice, mettono in luce un particolare aspetto della sua ispirazione musicale celata dietro le risposte date a dei dipinti o al famoso Linus di Charlie Brown.
-Carson Cooman (1982)“Nantucket Dreaming”: artista completo e versatile, editorialista, attivissimo dal punto di vista della scrittura, in queste composizioni, per lo più recenti, che lo vedono in una celebrazione dell’isola di Nantucket, sua residenza estiva, fa emergere il suo polistilismo che lo vede attingere tanto a fonti classiche, quanto ad altre jazzistiche e folkloristiche, in virtù dell’uso piuttosto intenso di trombe, sassofoni e fagotti.
-Paul Schoenfield (1947) “Refractions”: è un vero combinatore di musica classica con forme di folklore popolare comprese quelle della sua terra d’origine: messi da parte gli istinti jazzistici di “Cafè Music”, in queste composizioni (terzo volume dedicato all’artista nella serie), si può apprezzare un esuberante e più canonico sound di dialogo tra piano e violoncello in “Six british folk songs”, oppure un pianismo di ampia veduta storica che varia da Handel fino a Gershwin in “Peccadillos”, oppure il subliminale virtuosismo operistico di “Refractions”.
-Jack Gallagher (1947), “Orchestral Music”: assoluta scoperta personale (pochissime registrazioni dell’autore, introvabili), possiede il contrappunto orchestrale di Siegmeister, ed una dinamicità delle parti musicali che risulta melodica ed accessibile.
A questi autori aggiungete Avner Dorman (di cui ho già parlato in uno mio vecchio post), l’interessante prima sinfonia di Jonathan Leshnoff (1973), i divertimenti “moderni” di Bruce Wolosoff (1955) in “Songs without words” e le recenti composizioni di Jorge Liderman (1957-2008) e Steven Mackay (1956) nella chamber music con chitarra di “Awakenings”.

Nelle altre collane, invece, vi segnalo lo splendido cd sensorio nella serie “Spanish classics”, del compositore Jesùs Rueda (1961) con la sua Sinfonia n. 3, che quest’anno fa il paio a livello discografico con i quartetti violinistici appena pubblicati su Kairos Records: già in possesso di un nutrito numero di composizioni di alto livello, questo volume della Naxos mette in evidenza tutta la sua profonda capacità di unire all’occorrenza dinamismo orchestrale e parti misteriose e “sospese” secondo lo stile che partì da Charles Ives e che poi venne sviluppato in tutto il novecento dai compositori moderni, in un accezione musicale che tende in molti casi allo spettralismo della scuola francese.
Nella serie Chinese Classics, invece, va segnalato il secondo volume per concerto di violino e piano di Sicong Ma.

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