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martedì 7 dicembre 2010

Harris Eisenstadt: Woodblock prints



Se la pratica dei batteristi e contrabbassisti anche compositori è ormai cosa assodata, è anche vero che in una elevata percentuale di casi il musicista spesso non riesce a far emergere in modo parallelo le due caratteristiche: o prevale l'aspetto sullo strumento con una modesta capacità di scrivere musica, oppure (caso più frequente) lo strumento viene soppiantato dalla più saccente capacità di comporre. Il batterista Harris Eisenstadt fa parte della seconda categoria: con una varietà di approcci musicali, questo giovane canadese del 1975, raggiunge una prima maturità quando si trasferisce a Brooklyn ed in particolare si impone con l'episodio di Guewel, un quintetto di improvvisatori (Taylor Ho Bynum, Nate Wooley, Mark Taylor, John Sinton) che esprime un connubio tra musica creativa ed improvvisazione in una modulazione sonora che risente degli esperimenti dell'Art Ensemble of Chicago e soprattutto dell'incrocio tra ritmi africani (Senegal e Gambia sono i paesi da lui visitati) e temi americani: passaggi che evocano marching bands o cerimoniali dixieland, in una sorta di improvvisazione libera con accenti etnici.
La tecnica del "blocco di legno" è usata per stampare immagini testi e viene usata in tutto l'est asiatico: in particolare in Giappone è diffusa la tecnica dell'Ukiyo-e che sta per "immagini del mondo fluttuante", e riproduce su blocco di legno scene artistiche che raffigurano personaggi del teatro, paesaggi e persino belle donne. Eisenstadt organizza un nonetto in cui il ruolo delle percussioni diventa accessorio a quello dei fiati ed in particolare ad una texture tra clarinetto, sax alto, french horn, trombone, tuba e una chitarra di contorno; è un lavoro che mette da parte la virtuosità per dedicarsi, attraverso un'uso discreto della composizione, alla ricreazione dei profumi di quei blocchi, forse anche qualcosa in più della necessità di farli rivivere in musica; il lavoro fatto dai musicisti è splendido e l'ensemble suona maturo grazie all'impasto sonoro tra gli strumenti, che è di elevato valore. Uscito in vinile con una prima stampa di sole 300 copie, "Woodblock prints" costituisce la sua seconda prova ad alto livello dopo "Guewel", anzi oserei dire che la supera.

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