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sabato 20 novembre 2010

I quattro grandi gruppi rock statunitensi degli anni settanta




Prima di parlarvi dell'argomento, vorrei fare una breve precisazione: qualcuno pensa al mio blog come qualcosa che abbia a che fare con una sorta di presentazione delle ultime uscite discografiche: la verità è, che pur ascoltando molta musica di tutti i generi, non è nei miei obiettivi quello di fare il recensore in tempo reale; la lascio agli addetti al settore questa incombenza. Più importante per me prendere spunto da quello che ascolto per presentare un musicista/compositore/movimento e descrivere le caratteristiche di esso: in pratica il "percorso musicale" come in un manuale di commento di qualsiasi libro che non ha cura di fornire dettagliate biografie/discografie, etc. di certe selezioni musicali, ma che metta in evidenza i motivi per cui quel musicista/compositore/movimento debba essere ricordato.
La riscoperta delle radici musicali americane è un fenomeno alquanto antico nel secolo scorso: nel rock tutte le culture tipiche di quel paese che si vanno formando negli anni cinquanta costituiranno il patrimonio genetico americano: ma il loro processo di fusione avviene solo alla fine degli anni sessanta, per merito di un notevole gruppo di band che non erano figli specifici nè della controcultura statunitense, nè del reflusso dell'epoca contrassegnata dai principi del sessantotto: il loro merito fu quello di restituire l'America popolare, quella bistrattata e contratta di venti anni prima. In questo post inserisco solo i gruppi principali, quelli che ancora oggi possono fregiarsi di essere risentiti in maniera non anacronistica e che risultano anche i più influenti. Inoltre ho scelto un gruppo per radice di rilevanza distinguendoli in matrice country, folk, blues, culture sudiste.


Grateful Dead

Il più grande gruppo è stato quello dei Grateful Dead: partiti negli anni sessanta come gruppo psichedelico con elementi eterogenei ma dominati dalle droghe, partorirono in un clima di eccessi un brano storico come "Dark star", uno dei vertici assoluti della storia di questa musica, in cui emerge:

1) la bravura di uno dei chitarristi più importanti di tutto il rock, Jerry Garcia, che si inventò uno stile originale e riconoscibile, basicalmente fatto di impostazioni jazzistiche ma ben incastonate in una struttura rock;

2) la perfetta preparazione tecnica dei componenti del gruppo: in verità nonostante i riferimenti evidenti al mondo psichedelico, la formazione musicale dei musicisti del gruppo era di notevole statura e pescava nella libertà stilistica che stava impervesando in quegli anni (l'atonalità della musica classica, il free-jazz)

"Dark star" ci proietta per la prima volta in una proiezione anche "cosmica" costituendo uno dei referenti musicali americani per tutto il movimento dei corrieri cosmici elettronici tedeschi che si svilupperà di lì a poco in Europa, ma il gruppo di Garcia e soci ebbe il merito di virare la rotta intrapresa (che certamente li avrebbe portati allo disfacimento) ed intraprendere quella di una modernizzazione della musica di campagna americana (il country): ma non suonavano country nel senso allegro di Nashville, vi era una rilettura più seria dal punto di vista musicale e una forza compositiva che andava oltre gli stereotipi di Nashville. Anzi, i loro dischi furono la prima ombra non voluta del senso di "depressione" di una nazione: non a caso tutto il movimento successivo dell'alternative country gli è debitore in termini di influenze (vedi soprattutto i Whiskeytown di Ryan Adams). Lentamente questa formula si arrichì di altri elementi popolari ma il periodo di "Workingsman's dead"rimane quello più importante e propedeutico per l'intera storiografia rock.

-Live Dead,1969/-Workingsman's dead, 1970/-American Beauty, 1971


The Band
La matrice folk invece fu prevalente nel principale gruppo di Bob Dylan: The Band: tale gruppo seppe riproporre in maniera originale testi di alto livello con un senso prezioso dell'antichità che comprendeva anche elementi provenienti dal jazz (il rag e le big band di inizio secolo) grazie anche allo splendido apporto vocale dei partecipanti. Il loro senso del blues e della ruralità proveniente dai loro primi due albums era quasi religioso e mortificante fu l'esperienza live del 1972 dove ai fiati ci fu la regia ingombrante di Allen Toussaint. Molti gruppi hanno tentato di avvicinarsi a quella formula ma non c'è stato nessun gruppo nei quarant'anni successivi che sia avvicinato qualitativamente a loro, nemmeno alle esperienze solistiche degli stessi componenti del gruppo (Robertson, Danko, Helm).

-Music from big pink, 1968 /-The Band, 1969

The Allman Brothers BandGli Allman Brothers furono invece quelli che portarono prepotentemente alla ribalta la radice blues della cultura americana. Pur essendo bianchi il gruppo era in possesso di un vocalist d'eccezione Greg Allman, di due chitarristi preparatissimi Duane Allman e Dickey Betts dove il primo dava visibilità alla chitarra slide, mentre l'altro era il naturale contrappunto del primo, e di una sezione ritmica poderosa. Come per i Grateful Dead, il formato dei brani era spesso allungato, vere e proprie cavalcate riempite di buona musica, ma qui il vero elemento innovativo era un embrionale spostamento del blues verso fusioni non solo tradizionali ma anche trasversali (il jazz). Come scrive Mauro Zambellini nel suo libro Southern Rock....la A.B.B. costituisce una delle band più influenti del rock americano..Memore degli esperimenti di Miles Davis, John Coltrane e Cannonball Adderley in Kind of Blue, con l'impiego di due chitarre solista ha scavalcato l'approccio al blues dei chitarristi inglesi (Jeff Beck, Jimmy Page, Eric Clapton, Peter Green) favorendo una strategia jazzistica basata sull'improvvisazione modale, su un freewheeling di sostituzione armoniche e su una rivoluzionaria sezione ritmica.......

-At Fillmore East, 1971/-Eat a Peach, 1972/-Brothers and sisters, 1973

Little Feat
Il gruppo che invece riuscì mirabilmente a fondere tutte le culture del sud americano furono i Little Feat, gruppo composto da un eccellente ed eclettico compositore di nome Lowell George e da avvenenti musicisti tra cui si distingueva il pianista Bill Payne (il cui picco è l'ascolto di "Dixie Chicken" nel live antologico "Waiting for Columbus") La loro miscela di blues, rhythm'n'blues, rock'n'roll, soul, country, funk fu unica ed irripetibile, ma quella dei Little Feat è una storia importante anche per il fatto che probabilmente possono considerarsi l'antesignano storico del roots-rock, etichetta affibbiata dalla critica per ricordare quei generi che riprendevano i suoni classici americani degli anni cinquanta: certo che una "macchina" musicale come i Feat e un autore come George che componeva tenendo unite le tradizioni popolari con un imprevisto e personale tocco di bizzaria musicale erano cose difficili da trovare in giro, ma quella era l'espressione dell'America del Sud di quegli anni: se è vero che la musica riporta anche emozioni, sensazioni, allora se volete trovarvi in un ipotetico viaggio in quei luoghi a fianco di un camionista oppure in un caffè del posto era questo l'approdo musicalmente esatto.

-Sailing Shoes (1972) /-Dixie Chicken (1973) /Feats Don't Fail Me Now (1974)



Questi gruppi e i dischi segnalati sono la base della cultura rock americana e quindi non possono mancare nell'esperienza di ascolto e nel patrimonio musicale personale di qualsiasi individuo.

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