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martedì 16 novembre 2010

Considerazioni personali sul presunto stato di crisi dell’elettronica




Da più parti provengono tesi critiche atte a sminuire l’importanza dell’elettronica nell’odierno e per le future generazioni: a sostegno di queste ci sarebbero le continue prove discografiche di parecchi “big” del genere che non riescono a trovare vere nuove strade di sviluppo e che quindi rimangono ingabbiati nei loro stereotipi. Ma sinteticamente qual è lo stato delle cose oggi?Alla luce degli accadimenti odierni non sembra poi così grave questa crisi. Procediamo per genere:
1) nella classica, l’elettronica sembra aver consolidato due direzioni: continua lo sviluppo delle teorie elettroacustiche di Stockhausen e soci, che trovano conforto nelle nuove generazioni di sperimentatori dell’area della risonanza acustica e della psicoacustica (lo studio della dimensione psicologica nella percezione dei suoni), ma un secondo risvolto si trova ancora nella scuola “spettralista”; in questi casi l’elettronica (che un tempo era applicata agli strumenti) ha dovuto digerire la supremazia del computer: il suono viene esplorato, ridisegnato e tutta la composizione si basa su questi studi, con il risultato di creare parti strumentali “nuove”, spesso nascondendo un adattamento realmente arduo per i musicisti che devono affrontarle. Un’altra direzione, intenzionalmente più leggera, è invece più vicina all’elettronica convenzionale e si impone per una aderente fusione di essa con lo spirito del jazz e della classica (vedi gli esperimenti di D.J. Spooky e Daniel Bernard Roumain)
2) nel jazz, la commistione con l’elettronica ha dato vito ultimamente ad uno dei movimenti più validi chiamato “nu jazz” con le sue basi tra New York e tutto il nord Europa (vedi miei post precedenti), ma anche coinvolto molti musicisti appartenenti al movimento dei nuovi minimalisti (Necks, Nik Bartsch, vedi sempre mio post).
3) Nel pop e nel rock ormai si può dire che siamo da anni all’abuso: tutte le fanzine specializzate hanno all’interno critici superinformati in tal senso, ma non si vedono all’orizzonte particolari miscele che abbiano la capacità di durare almeno due giorni; forse più importanti da esplorare potrebbero essere le relazioni con il country (vedi alcune cose interessanti fatte dai Matmos), mentre il vero perno dell’elettronica negli ultimi anni è stato il suo connubio con il folk, un ennesimo revival a vari livelli dei folksingers di riferimento degli anni sessanta integrati in una versione elettronica “moderna”: il movimento è stato chiamato folktronica e probabilmente rappresenta un punto già in piena fase di esplorazione (Books, Sweet Little Pilgrim, ecc.)
4) Nell’ambient o nella new age sembrano annidarsi i veri problemi, cioè proprio nell’ambito di quei generi che se ne sono serviti per dargli un contenuto di novità. Se riprendiamo la teoria di Eno "……la musica Ambient deve essere capace di andare incontro a numerosi livelli di attenzione nell'ascolto senza esaltarne uno in particolare, deve essere tanto ignorabile quanto è interessante...” emerge senza dubbio che una musica cosiffatta andasse incontro ad immediati limiti di originalità delle proposte se non si fossero studiate delle reali contromisure. Eno le risolse con l'arte delle sfumature, ma come dire, di Eno ne possiamo fare solo uno!
Steve Roach e Klaus Schulze tentarono di dargli dei contenuti diversi cercando nella profondità del suono un viatico per esprimere effetti terapeutici da applicare alla psiche, ma anch'essi ad un certo punto rimasero vittima di quella proposta; invero altri musicisti importanti (Robert Carty, Michael Stearns, ecc.) virarono verso una dimensione cosmica dei suoni che, forse, nonostante tutto appare una formula più resistente all’usura del tempo. Oggi gran parte degli artisti ambient (anche quelli con attitudini newage) si presentano come “cloni” dei big del passato e quindi con uno scarso rapporto di qualità artistica intrinseca. Né vale prendere in considerazione l’ambient isolazionista che spesso sortisce effetti anestetici. Lo stesso dicasi per i lavori cosiddetti “wordl” che pagano continuamente un tributo al loro creatore Hassell. Forse le migliori idee vengono dal “collage” che molti artisti stanno tentando di proporre, cioè cercare di attaccare pezzi musicali di vario genere tra cui non si escludono elementi persistenti di “rumore” (noise) per cercare una pozione musicalmente spendibile.

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