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giovedì 7 ottobre 2010

Neil Young: Le Noise



Uno dei musicisti rock più influenti della sua storia è senza dubbio Neil Young: canadese, chitarrista, si è imposto nel panorama musicale alla fine degli anni sessanta in un periodo in cui fioccavano gli incroci tra generi nel rock: musicista al crocevia tra il folk d’autore e il miglior country americano, Young agli inizi incarnò una delle migliori versioni del cantautore con attitudini al rock, in possesso di una vocalità maschile straordinaria, che si basava su un personalissimo “falsetto” infantile; con questo creò le premesse per il canto adattivo non intonato, che farà breccia in molti cantanti country-rock delle generazioni successive (vedi Dan Stuart dei Green on Red o Steve Wynn dei Dream Syndicate). L’ondata revivalistica del country di tre decenni lo vede paladino anche nell’opera artistica del musicista-chitarrista: come si fa a non pensare alla circostanza che tutto il movimento dell’alternative country abbia un debito verso di lui? Non solo. Young creò con la sua Gibson le cosiddette “cavalcate” chitarristiche, cioè lunghi assoli nei brani con un uso alquanto psichedelico e spaziale delle note: modalità presa in prestito da quello delle grandi band americane del tempo (Greateful Dead, Quicksilver Messenger Service) e non sufficientemente virtuosistica, ma sicuramente caratterizzata per il suo alternarsi di dolcezza ed asprezza, per l’uso prolungato e “spaziale” dei suoni.
Neil Young si è sempre caratterizzato per avere due anime musicali: una relativamente più dura, che si rifà storicamente a Cinnamon Girl e che passa attraverso i ricordi concertistici dei Crazy Horse e di Rust never sleeps fino ad arrivare alla collaborazione con i Pearl Jam di “Mirror Ball” e a prodotti affini.
Ed un’altra, decisamente più pastorale, decisamente di “campagna” che parte con After the Gold Rush e Harvest e passa in mezzo ad altri album equivalenti della sua carriera (Comes a time, Harvest Moon, etc.)
L’artista è tutto in questo connubio, anche quando ha tentato sperimentazioni nel country ritenute strane come quelle effettuate in Trans con i “computer games”, o quelle hard di “Reactor” o le incursioni nel soul di Are you passionate?: spesso erano evidenti motivazioni di carattere personale che lo distraevano da una composizione più matura e costante, sebbene l’ispirazione dedicata ad un tema, era diretta conseguenza delle urgenze umane dell’artista, anche quelle più dolenti: si pensi all’amarezza di “On the beach” o alla lucida disamina di “Tonight’s the night”.
Non penso che nell’ambito della musica country ci sia nessuno al mondo che abbia fatto canzoni dotate di una semplicità unita ad un livello di comunicabilità così diretto, immediato, con un’ efficace potenza di trasmissione mentale dei suoi ritornelli o dei suoi riffs di chitarra: esempi? Pensate a “After the Gold Rush”, a quella melodia senza tempo sostenuta dalla sua voce flebile, una canzone e un semplice testo magnetico; oppure alla lunga cavalcata elettrica di “Cortez the killer" in "Zuma”, costruita su accordi ed assoli che lanciano strali su di una base ritmica poco dinamica; così come quando si pensa all’amicizia è inpensabile non ritrovarsi nei “good times” di “One of this days’. E’ vero che nella sua lunga carriera non sempre le ciambelle sono riuscite con il buco avendo avuto spesso lunghe pause dal punto di vista qualitativo, ma quando è ispirato la sua musica è meglio di tanto cantautorato americano anche odierno che la critica spesso serve in piatti d’argento e soprattutto è “originale”.

"Le Noise" con la produzione di Daniel Lanois è Young allo stato chitarristico puro: solo acustica, elettrica e voce; con un piglio antico e senza ingerenze, costituisce una positiva sorpresa musicale per un'artista che negli ultimi anni solo a tratti riusciva a ricostituire la bellezza del passato: sebbene contenga riferimenti ai soliti argomenti della mancanza delle persone amate, della vecchiaia e della redenzione, il lavoro si lascia apprezzare per una ritrovata e non banale vena compositiva.

Discografia consigliata:
-Everybody knows this is nowhere, Reprise, 1969
-After the gold rush, Reprise, 1970
-Harvest, Reprise, 1972
-On the beach, Reprise, 1974
-Tonight’s the night, Reprise, 1975
-Comes a time, Reprise, 1978
-Rust never sleeps, Reprise, 1979
-Freedom, Reprise, 1989
-Harvest moon, Reprise, 1992
-Sleeps with angels, Reprise, 1994
-Mirror ball (con I Pearl Jam), Reprise, 1995
-Dead man, (colonna Sonora), Vapor, 1996

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