Translate

giovedì 7 ottobre 2010

Mark Lanegan


Ricordo di aver vissuto intensamente il periodo che va dal 1983 al 1990 in cui prese piede tra i giovani ascoltatori di musica una forte riscoperta dei suoni “da cantina” o comunemente quello che si chiama oggi “underground”. Senza fare un excursus storico che mi porterebbe inevitabilmente a parlare di Velvet Underground e tanti altri gruppi, la cosa che mi preme segnalare è che all’improvviso a quella scena, nelle sue varianti geografiche (sia inglese che americana, sia europea che di tipo australe) veniva attribuito quel ruolo fondamentale di motore della musica rock e quel riconoscimento anche musicale che fino ad allora forse non aveva avuto: grazie a complessi come i Dream Syndicate o gli Husker Du, (per fare un esempio), fu possibile accostarsi ad un nuovo sound super-amplificato, pienamente chitarristico, memore della lezione dei gruppi di rock-blues degli anni sessanta e di Jimi Hendrix, con basi percussive (dicasi batteria) molto spesso immerse nella lezione del punk-rock dei settanta. All’epoca scrivevo su una fanzine locale, e ricordo che molti dischi (sottolineo dischi, sì, perché non esisteva ancora il cd e tantomeno il download da internet) finivano tra le migliori recensioni del mese. In particolare a Seattle (dove nacque la Sub Pop) e in gran parte della California, sorse un vero e proprio movimento di recupero di queste sonorità con amplificazioni tuonanti, rumorose, talvolta al limite di un decoroso ascolto, e molti gruppi vennero messi sotto contratto da una etichetta discografica californiana che acquistò di botto un’importanza inaspettata: la SST Records: in questa militarono gli Husker Du, i Black Flag, Meat Puppets, Opal, Minutemen, etc. e anche gli Screaming Trees di Mark Lanegan.
Sebbene non si potessero considerare i migliori del lotto, gli Screaming Trees si ponevano comunque in linea con la produzione del genere in quel periodo. A differenza degli altri gruppi succitati che già nelle pareti della loro “cantina” mostravano una maturità invidiabile, gli Screaming Trees furono più “normali” nella loro riproposizione di musica garage, psichedelia anni sessanta e punk e per questo rimasero più defilati rispetto al resto della flotta artistica dell’SST. Divennero maturi solo con il cambio di etichetta, quando decisero di elevare professionalmente il loro sound: i migliori episodi vennero infatti prima del loro scioglimento. Mark Lanegan quasi contemporaneamente iniziò la sua carriera solistica: una vera sorpresa se paragonata alle cose fatte con il gruppo che specie nel periodo SST non sembrava mostrare un leader con quelle capacità di scrittura e vocali: non solo Lanegan, affinò il suono più duro della band, ma cercò una trasposizione personale verso la scrittura dei cosidetti poeti dannati del rock: da Tim Buckley a Tom Waits, da Nick Drake a Leonard Cohen; Lanegan era in possesso anche di una voce cavernosa, che ben si adattava al profilo dei testi irrimediabilmenti tristi e pessimistici.
Commenta Scaruffi nel suo sito: .....Cio` che Lanegan ci mette di suo e` un modo di cantare fra l'eroinomane e il lamentoso, e un modo di sfumare l'atmosfera, fra il sogno e la depressione, che valgono forse piu` delle parole e delle note, come, forse, non succedeva dai tempi del primo disco di David Crosby...........
Il suo secondo album “Whiskey for the holy ghost” uscito nel ’94 faceva il paio con “Grace” di Jeff Buckley e non aveva realmente nulla in meno dal punto di vista musicale: trame musicali complesse ma affascinanti, da interiorizzare lentamente con gli ascolti. Questo tipo di avventura artistica venne gratificata anche dal successo commerciale di “Scraps at midnight” che involontariamente riportò alla ribalta anche il suo vecchio gruppo, e confermata da “Field songs”. Poi Lanegan si è dedicato alle collaborazioni ed in particolare a quelle con l’ex violinista e cantante dei Belle e Sebastian, Isobell Campbell, con episodi discografici che sono più frutto della scrittura della Campbell (la quale sembra incorrere in uno scripting non sempre riuscito) alternando queste uscite discografiche con le sue prove individuali che riflettono uno straniante ritorno a sonorità del periodo artistico degli Screaming Trees, unito ad un senso del blues di tipo Waitsiano: una "normalità" musicale che certamente non depone a favore del periodo artisticamente più fecondo dell’artista americano.

Discografica consigliata:
-Screaming Trees Anthology: SST Years 1985-89, 1991 SST
-Sweet Oblivion, Epic 1992
-Dust, Sony 1996
-Winding Sheet, Subpop 1990
-Whiskey for the holy ghost, Sub Pop 1993
-Field songs, Subpop 2001

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.