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venerdì 15 ottobre 2010

Rob Mazurek/Exploding Star Orchestra, Stars have shapes



 
Robert Mazurek è un trombettista quarantacinquenne americano, di casa a Chicago e residente in Brasile, che dopo gli esordi inseriti in un bop moderno (al cui fianco figurava il sassofonista Eric Alexander), di pregevole fattura ma senza novità, nel 1998 cambia pagina e comincia a creare il progetto di un gruppo aperto dove è possibile suonare e sperimentare tra due o più musicisti: si va dal duo fino all’orchestra. Un decennio impegnato a far dischi (spesso LP) solo per la passione di scoprire legami più o meno accessibili tra la tromba e gli altri strumenti usati con o senza tecnologia (e quindi con supporto del computer). Tale attività lo spinge anche a partecipare ad eventi multimediali ed allargare il giro dei musicisti dal jazz al rock (a Chicago fervida e valida è la scena del posto con i Tortoise, Gastro del Sol, Stereolab). La mia idea è che Mazurek abbia trovato un grosso punto di equilibrio solo con formazioni allargate, mentre più arida si presenta la minuta produzione solistica e quella in duo (spesso in compagnia di Chad Taylor alla batteria): il lavoro di simbiosi strumentale fatto sull’ensemble a tre o più solisti, conferisce più spessore e toglie quel quid di sperimentale che comunque è la prerogativa di un musicista che si impegna sul fronte avanguardista. Le collaborazioni ultime con Bill Dixon e quelle dell’Exploding Star Orchestra sono poi un’ulteriore approfondimento di spunti del passato riorganizzati al presente attraverso l’ausilio delle nuove tecniche di composizione: elettronica, basi registrate, tromba usata attraverso il computer. L’elemento principale è l’improvvisazione free, ed in questo è chiaro che i riferimenti sono al capolavoro di insieme “Ascension” di John Coltrane, ma è evidente che scorci del Miles Davis di “Bitches Brew” o di Sun Ra periodo astrale, non possono essere sottaciuti. Quello che ne viene fuori è uno splendido risultato collettivo che ci proietta in una sorta di futurismo sonico che non ha smagliature. Nessun altro progetto di Mazurek è riuscito a dare dei risultati del genere: stilisticamente Don Cherry è il suo riferimento e nell’ultimo quintetto di “Sounds Is” l’artista ha capitalizzato tutta la sua esperienza jazzistica per un album con più anima e meno ricerca (per quest’ultima sarebbe meglio ascoltare “Silver Spin” dove probabilmente la sua visione avanguardistica ha raggiunto il massimo).
Stars have shapes” è un altro graditissimo episodio della Exploding Star Orchestra, nel quale viene ridimensionato l’apporto ritmico per dare più spazio a quello sonico: nelle note di presentazione si parla di una varietà di suoni, dalla pioggia amazzonica brasiliana alle biciclette danesi, dalla riproduzione del suono di insetti a suoni campionati attraverso anche strumenti preparati. Con questa prova Mazurek è riuscito, grazie anche alla bravura dei suoi musicisti, a dare al jazz una dimensione “ambientale” imperniata comunque sulla tradizione jazzistica, che pochi musicisti sono in grado di fornire.

Discografia consigliata:
-Possible cube, Delmark 1999
-Flamethrower, Delmark 2000
-Chicago Underground quartet, Thrill Jockey 2001
-Axis and Allignment, Thrill Jockey 2002
-Exploding Star Orchestra: We are all from somewhere else, Thrill Jockey 2007
-Bill Dixon with Exploding Star Orchestra ,Thrill Jockey 2008
-Rob Mazurek Quintet: Sound Is, Delmark, 2009

1 commento:

  1. Robert Mazurek è un grande! Creativo, istrionico, sempre attento a ogni sfumatura del suono, un capostipite della scuola di Chicago e del post rock. Complimenti! Ottimo articolo!

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