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domenica 17 ottobre 2010

Filo diretto tra due grandi menti: Don Cherry e Jon Hassell




Quando la gente crede nei confini, diventa parte di essi.
-Don Cherry-



La frase dello scomparso Don Cherry sintetizza il pensiero musicale di coloro che senza clamore hanno avuto una "portata" musicale ed una influenza non indifferente nella musica moderna: Cherry può essere considerato il vero precursore di un nuovo modo di abbracciare lo strumento che fosse non solo libero da schemi e rigidità di forma, ma che lo fosse nella sostanza, nella capacità di attrarre comunità diverse ed organizzare un impensabile scambio culturale, anzi direi un'integrazione dei percorsi spirituali e mistici di popoli e religioni diverse; dopo aver contribuito alla realizzazione della protesta free, nella quale i musicisti relativi compiono una differenziazione nel modo di suonare, per la tromba (Cherry suonava la cornetta o la tromba tascabile) si introduce un principio nuovo: questa perde la liricità che l'aveva contraddistinta in più di mezzo secolo di storia (e in questo senso Miles Davis fu il suo più valido rappresentante), sia che esprimesse felicità e allegria o che esprimesse dolore e nostalgia, per avventurarsi nel mondo della "discorsività", cioè diventa un mezzo per esprimere qualsiasi stato d'animo o sensazione della vita quotidiana e di relazione. I due musicisti free che per primi si adoperavano allo strumento furono Bill Dixon, che intraprese temporalmente percorsi più vicini alla musica colta (vedi mio post precedente) e Don Cherry. Entrambi rifacevano Davis ad alta velocità e senza schemi, ma Cherry dopo i primi albums storici dedicati al free, si gettò a capofitto nella mescolanza delle culture e delle tradizioni religiose sia dell'est asiatico, che del continente africano dando un grande esempio a molti dei musicisti che lo accompagnarono negli anni che vanno dalla prova discografica di "Eternal Rhythm" fino a "Brown rice", con larghe scie nei progetti Codona e Multikulti, e questi ne saranno così influenzati, da affrontare spesso nelle loro parallele carriere temi musicali con quella punta di universalità. Il progetto di Cherry fu quello di creare una "completa comunione" (parafrasando il suo capolavoro free) tra i musicisti e tra questi e la materia suonata. Cherry sviluppò una sua tecnica negli anni della rivoluzione di Coleman e soci, che portò a compimento successivamente inglobando nel modo di suonare tutte le esperienze che aveva fatto in Oriente e in Africa: la sua cornetta ad un certo punto suonava mettendo assieme il canto indiano karnatico dell'insegnante induista Pran Nath, la comunicazione "free", il percussionismo del Mali e zone attigue: "Brown Rice" fu l'episodio in cui queste espressioni furono anche alla portata del pubblico e di fatto crearono le premesse per la nascita della wordl music di Jon Hassell: questo disco infatti può considerarsi probabilmente come l'ultimo episodio discografico di valore di Cherry e allo stesso tempo una specie di passaggio di testimone verso l'emergente miscela di jazz, ambient e musica del mondo di Hassell, che paga un debito elevatissimo al trombettista jazz americano.
Hassell fu dunque il primo ad intuire le possibilità che quella "comunione" di intenti poteva offrire, ma in più scoprì come rendere visibile e cinematografica l'anima dello strumento suonato: studente di La Monte Young e Stockhausen, e affascinato dalle glacialità elettriche di Miles Davis nel periodo elettrico, grazie alla rielaborazione elettronica della sua tromba, diede un impulso temporale alla musica notevole; la tromba riusciva a dare delle vibrazioni sonore impensabili in un compiuto e nuovo processo di modalità sonore: con questa riusciva a riprodurre perfettamente il sentimento sottostante dell'artista: poteva essere sinuoso, etereo, piangente, viaggiante, capace di ricostruire i suoni delle giungle o la memoria storica di un posto o di una popolazione (con tutte le implicazioni sul versante della new-age).
Brian Eno, che con lui scrisse le prime pagine di questo nuovo "quarto mondo", fu accusato di aver rubato le sue idee nel disco con Byrne: ma si capisce quanto sia da minimizzare questa affermazione, quando si pensa alla semplice circostanza che nel disco con Byrne non c'è la sua tromba: è, come dire, fare un'esperienza non completa e soprattutto diversa. Di solito, quando si parla di world music, il riferimento viene fatto dividendo sommariamente le altre zone alternative all'occidente storico e a quello propriamente americano e quindi ci si riferisce al continente asiatico, quello africano e quello sudamericano; con Hassell probabilmente ci troviamo di fronte all'affermazione che i suoni possono provenire da qualsiasi posto ed integrarsi con quelli di base: la world music o potremmo dire la "post-world music" si allinea con i generi principe della musica contemporanea e ingloba elementi di vario tipo: da un percussionismo tribale ad un cerimoniale giapponese, da un drone ambientale ad un assolo in pieno spirito jazzistico. Ma l'essenziale è che diventa genere riconoscibile.

Discografia consigliata:
Don Cherry:
Complete Communion, Blue Note, 1965
Symphony for Improvisers, Blue Note, 1966
Eternal Rhythm, MPS, 1968
Mu, Varese, 1969
Relativity suite, Jcoa, 1973
Brown Rice, Jazz Heritage, 1975
I tre volumi dei Codona (gruppo con Colin Walcott e Nana Vasconcelos), ECM rispettivamente 1978, 1980, 1982
Jon Hassell
Vernal Equinox, Lovely Music, 1977
Earthquake Island, Tomato, 1978
Fourth World, Vol. 1: Possible Musics, EG Records, 1980 (con Eno)
Fourth World, Vol. 2: Dream Theory in Malaya, EG Records, 1981
Aka/Darbari/Java, EG Records 1983
Power Spot, ECM 1986
City works of fiction, Un.St.Distr. 1990
Sulla strada, Mat.Sonori, 1995

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