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martedì 19 ottobre 2010

Dance Music



Avevo promesso già in passato di organizzare un post sulla musica dance e non vi avevo anche fornito la lista dei migliori dischi dance del decennio passato: è arrivato il momento di farlo. Qualche premessa: pur non essendo un grande appassionato di questo genere musicale e ritenendo che il 90% della produzione discografica sia inferiore alla mediocrità, tuttavia non posso nemmeno ignorare l’importanza di certi episodi discografici e la risonanza sociale avuta. Mettendo al bando le prevenzioni poiché le eccezioni alla regola ci sono sempre, i mondi delle discoteche prima e dei rave party poi, spesso hanno dato triviali lezioni non solo musicali, ma anche di vita, con eccessi frutto della totale incontrollabilità dell’ascolto collettivo della musica (quindi penso anche ai concerti di un certo tipo). Questa trattazione è per forza di cose riassuntiva e cerca di prendere in considerazione gli highlights ottenuti nel tempo per fornire una conoscenza minima essenziale.
Tutto il fenomeno della dance music parte a metà degli anni settanta con la creazione delle discoteche ed è un fenomeno a cui partecipano sia bianchi che negri: avvisaglie di un possibile spostamento nella fruizione musicale erano già nell’aria qualche anno prima: furono precursori gruppi come i Temptations ed in generale tutta la musica funk e soul che era degenerata in ritmi danzabili; d’altro canto divenne importante l’utilizzo dell’elettronica ed in questo senso il compositore Giorgio Moroder può essere sicuramente ricordato per i suoi impasti (talvolta insipidi) che poi costituiranno le basi per lo sviluppo delle future correnti di musicisti che lavoreranno sul genere (es. la disco music, il synth-pop, alcune frange del rock-dance elettronico); il lavoro di quest’italiano residente a Los Angeles, fu importantissimo sulle colonne sonore dei films e sul fenomeno di Donna Summer: la produzione del suo secondo album “Love to love you baby” del 1975 rappresenta il primo embrionale esempio di disco music che si lascia apprezzare anche per i suoi contenuti sostenuto da un particolare ritmo e da un refrain vocale che evoca la liberazione della sessualità, uno dei principali “scandali” di quei giorni, (ma l’innovazione nell’arte è spesso scandalosa), operazione che poi fu seguita dall’altrettanto personale singolo “I feel love” che divenne uno dei cavalli di battaglia della dance music in generale. (ne diede una magnifica versione Jimi Somerville nei Bronski Beat). Donna Summer non fu l’unica cantante relativamente più impegnata dal punto di vista musicale: ottimi contributi vennero dati nelle loro migliori prove dal gruppo delle Labelle che annoverava Patti Labelle, Nona Hendrix e Sarah Dash e dalla nota cantante Gloria Gaynor. In campo maschile, nonostante il repertorio scadente, l’equivalente era Barry White.
Ma l’universo dello disco-music fu cristallizzato negli episodi di Tony Manero, protagonista del film “Saturday night fever” interpretato da John Travolta, che senza mezzi termini fu il culmine psicologico del movimento: la colonna sonora costruita con il meglio del trio Bee Gees, un gruppo di cantanti “in falsetto” che fino ad allora aveva avuto poca fortuna nel mondo rock, e con alcuni brani famosi dei gruppi che già avevano avuto un certo riscontro commerciale (Tramps, Kool & the Gang, KC & Sunshine Band, etc), fa perfettamente da sfondo alla nuova e per certi versi decadente realtà della società di quegli anni: non dimentico facilmente la scena iniziale del film che vede Manero recarsi al lavoro, mentre i Bee Gees intonano la “Staying alive” che sotto quella spavalda camminata, nasconde la vera anima del personaggio (nel verso “...somebody help me…”). Ma in realtà, oltre la serietà dei temi trattati come la droga, il problema della prosperità economica che influisce sui rapporti familiari, il disco mette in luce anche validi aspetti musicali. La stessa cosa succederà qualche anno più tardi con la produzione di Moroder per “Flashdance”: ancora prospettiva sugli aspetti collaterali della discoteca, ma anche un sogno umano da coltivare: non è tanto la scoperta commerciale di Irene Cara ad affascinare, quanto un materiale sonoro più aderente alle storie da descrivere visivamente.
Tra i gruppi, invece, un valore storico ed artistico rilevante è da attribuire agli Chic del chitarrista Neil Rodgers: questi, oltre a rendere nobile l’uso della strumentazione nella disco music, cercò anche di rendere più ricchi gli arrangiamenti; da qui l’uso orchestrale dei violini che faceva impallidire i sounds ultra-prosperosi degli ensembles di George Benson e Al Jaurreau ed in generali di tutti i gruppi di funk che si erano convertiti alla disco. Non solo: gli Chic furono il propellente per la creazione di un altro moderno filone quello del rap e delle culture hip hop. Nel 1980 furono realizzati i primi albums organici dedicati, visto che fino ad allora, la produzione era affidata a singoli: la Sugarhill Gang e Kurtis Blow segnarono la storia del rap degli anni a venire: sfruttando le intuizioni di base degli Chic, introdussero il parlato nello sviluppo ritmico del brano musicale. Il rap fu pian piano dominato dalle spinte di protesta dei suoi rappresentanti, che non erano solo neri, e assunse varie sfumature musicali tendenti all’avvicinamento con il rock, acquistandone in potenza e dinamica musicale, ma perdendone in originalità: venivano fuori i limiti di un genere che già il giorno dopo poteva considerarsi obsoleto. Solo a metà degli anni novanta ci fu un ritorno a delle sonorità più pure e leggere che comunque avevano al loro interno una forte carica dissacratoria, come nel caso emblematico delle pantomine di Eminen o delle glacialità di Dalek. Non mancano oggi dei veri tentativi di integrazione derivanti dal contributo dei gruppi indie che danno vita a nuovi e più interessanti progetti (è il caso dei cClouddead).

Meno incentrati sulla dance e tendenti al recupero del pop e delle tradizioni nere, due famosi artisti vanno menzionati: Michael Jackson e Prince: Jackson, nel suo “Thriller” alza un nuovo sipario nella dance, di tipo multimediale: se fino allora la fruizione della musica da ballo avveniva solo su vinile o attraverso la colonna sonora di un film, le nuove tecnologie consentono di commercializzare brani musicali su video, così cominciando ad affiancare la musica alle immagini e senza dubbio in quell’album Jackson va oltre i soliti clichè funky che lo avevano fatto già affermare come personaggio delle sale discografiche; popolarizza gli aspetti della nuova realtà emergente negra americana: il rap e l’hip hop e le riorganizza in un contesto pop di più ampio respiro. Il suo alter ego Prince rincarerà la dose, ponendosi come una sintesa perfetta di trenta anni di black music fornendo una nuova integrazione dei suoni delle nuove culture afroamericane con quelli appartenenti al mondo del rock di Hendrix e di Zappa.
Il naturale proseguimento della disco-music melodica degli anni settanta, fu il synth-pop inglese e una prima embrionale forma di techno: il produttore Trevor Horn , famoso per essere un “massimizzatore” del suono, creò la sua piccola comunità che annoverava tra gli altri l’originalità della cantante Grace Jones ( la giamaicana ebbe il merito, anche attraverso un adeguato travestimento, di introdurre le teorie futuriste nell’ambito della disco), i Frankie goes to Hollywood, gruppo inglese che attrasse l’attenzione dei media e del pubblico per aver apertamente affrontato i problemi derivanti dai rapporti “ freddi” tra Stati Uniti e Russia ed aver catalizzato l’allora movimento del pop costruito al sintetizzatore con inflessione dance, movimento in cui i migliori episodi vennero nel decennio 80-90 da gruppi come gli Eurythmics, Tears for Fears e Japan, gli Art of Noise (un riferimento per la futura house), e partecipando direttamente al progetto "video" dei Buggles, impose il suo pop elettronico alle masse trovando anche soddisfazione economica.
Agli inizi degli ottanta in Inghilterra venne fuori un movimento chiamato “new cool” che mischiava il jazz degli anni cinquanta west-coast di Chet Baker e Gerry Mulligan, le torch songs delle cantanti jazz come Carmen McRae e una strumentazione pop-rock molto vicina a quella usata nelle discoteche: si imposero artisti che ebbero riflessi più o meno contenuti nella musica dance come gli Style Councils, ed altri, invece, che furono antesignani delle nuove tendenze a venire negli anni successivi: Tracey Thorn e Ben Watt degli Everything but the girl (per lo jingle)e soprattutto Sade Adu, una mulatta americana di origini nigeriane, che consegnò al mondo nel suo primo album “Diamond life” il primo embrionale esempio del trip-hop nato nei novanta a Bristol. Il trip-hop ha un dub lento ed oscuro anche vocalmente, unito a spunti di dream-pop, elettronica noir e jazz; gli ingredienti di questa nuova miscela che trova nei Massive Attacks, Tricky e Portishead i gruppi di punta, riporta nella musica danzabile il canto, parallelamente alla sbornia delle teorizzazioni ambientali.
Con l’avvento dell’ambient music e della musica concreta, agli inizi degli anni novanta, si cambiò pagina totalmente: i luoghi che fino ad allora erano deputati ad accogliere le istanze dance furono letteralmente rimpiazzati da quelli dedicati ad uno nuovo modo di interpretare il ballo: vecchi capannoni periferici alle grandi città e sale di decompressione rappresentarono la nuova frontiera della musica danzabile. Stava partendo, grazie al riverbero storico che partiva dai club americani e veniva ripreso in Inghilterra, la contaminazione con le culture musicali moderne: l’ambient house, che metteva assieme per la prima volta, l’ambient di Eno, l'elettronica "psichedelica" di Manuel Gottsching (ex leader dei Ash Ra Temple) , la concrete music e il dub giamaicano creò una nuova generazione di artisti: disc-jockeys nell’arte del collage; e non era certamente solo un’accozzaglia di suoni : alcuni come gli Orb, riuscirono a costruire un puzzle sonoro in cui lunghi brani nascondevano dettagli importanti. Un apporto ritmico più pressante fu alla base dell’altro filone del’ambient techno, che aveva origini dalla vecchia tecnologia elettronica inglese degli anni ottanta (Kraftwerk e synth-pop) sebbene fosse proiettata su un altro piano: la house si basa su un campionamento di suoni reali preesistenti, la techno si basa su un campionamento di suoni sintetici creati dai loops; il filone si sviluppa sia in Usa specie a Detroit con i suoi fondatori, sia in Gran Bretagna con gruppi come Autechre, Future sound of London, Orbital.
Da quel momento, però, partirono una marea di contaminazioni ed incroci con creazione di sottogeneri in cui le differenze stilistiche erano sottilissime: tra quelle più interessanti emersero il drum’n’bass che enfatizzava il ruolo del basso nel ruolo delle frequenze e la velocità di esecuzione delle batterie campionate, dando largo spazio al dj per comporre il suo collage: una folta schiera di musicisti jazz di peso (ruotanti attorno al progetto Spring Heel Jack) ha accolto questo genere nella composizione intravedendo in questa prospettiva musicale da club un possibile veicolo immacolato per ulteriori sviluppi sul genere. D’altronde l’approfondimento dei musicisti jazz sull’elettronica ebbe pure un primo forte legame nel nu-jazz (vedi mio post precedente). Non solo: tra i disc-jockeys americani Dj Spooky introduce una ulteriore forma di assemblaggio, l’illbient, che unisce le solite componenti (hip-hop, jazz, ambient) in un’atmosfera spesso inquieta.
Un contributo alla dance odierna è venuto anche dalla scena indie: tra le tante proposte, in particolare la dance alternativa dei LCD Soundsystem si segnala per essere avere dato alle stampe il primo disco dedicato all’ascolto in cuffia mentre si effettua jogging, un esperimento che si sposta trasversalmente su tutta la dance che va dal funk dei settanta passando per l'elettronica degli ottanta fino all'house dei novanta, in un lungo brano che non ha prerogativa di approfondire nessuno degli elementi che lo compone.
Molto usata oggi è la tecnica del glitch, che consiste nel comporre musica tenendo presente suoni che riproducono errori digitali, interferenze o rumori su oggetti: riproducibili in diverse situazioni musicali, si discute, criticamente, della validità dei gruppi che ne hanno elevato ad “arte” questa possibilità dell'elettronica.



Discografia consigliata:


Dance storica

Disco Music:
-Donna Summer, Love to love you baby, Casablanca 1975
-Gloria Gaynor, Never can say goodbye, MGM 1975
-Labelle, Nightbirds, Epic 1974
-Giorgio Moroder, From Here to eternity, Casablanca 1977
-Saturday Night Fever, Soundtracks, Rso 1977
-Chic, C’est chic, Atlantic 1978
-Flashdance, Soundtracks, Casablanca 1983
-Michael Jackson, Thriller, Epic 1982
-Grace Jones, Slave to the rhythm, ZTT Records 1985

Rap & Hip-Hop
-Sugarhill Gang, The best of S.G.: Rapper’s delight, Rhino 1996
-Kurtis Blow, Omonimo, Mercury 1980
-Run Dmc, Raising Hell, Arista 1986
-Prince, Sign of the times, Paisley Park 1987
-Public Enemy, It takes a nation of millions to hold us back, Def Jam 1988

Synth-pop/Elettropop
-Buggles, The age of plastic, Island 1980
-Bronski Beat, The age of consent, London R. 1984
-Eurythmics, Be yourself tonight, RCA 1985
-Frankie goes to Hollywood, Welcome to the pleasuredome, ZTT 1984
-Art of noise, Who’s afraid of the art of noise, ZTT 1984
-Japan, Gentleman take polaroids, Virgin 1980
-Tears for fears, Songs from big chair, Mercury 1985

Trip-hop
-Sade, Diamond life, Epic 1984
-Massive attack, Mezzanine, Virgin 1998
-Portishead, Dummy, Godisc 1994


Dance moderna:

Ambient House
-KLF, Chill out, Klf Communication, 1990
-Jimmy Cauty, Space, Klf Communication, 1990
-The Orb, The Orb's Adventures Beyond The Ultraworld, Big Life 1991
-Global Communication, 76:14, Dedicated/BMG 1994
-Biosphere, Microgravity, Biophon 1991

Ambient Techno
-Model 500, Deep Space 1995
-Derrick May, Innovator, 1997
-Orbital 2, Ffrr 1993
-Autechre, Incanabula, Warp 1993
-Future sound of London, Lifeforms, Astralwerks 1994

Drum’n’bass
-Amon Tobin, Bricolage, Ninja Tune 1997
-Spring Heel Jack, 68 millions shade....., Island Red 1997

Illbient
-Dj Spooky, Songs of dead dreamer, Asphodel 1996

Dischi del decennio 2000-2009
-cClouddead, Omonimo, Mush 2001
-Eminen, The Marshall MatherS LP, Aftermath 2000
-Dalek, Absence, Ipecac 2005
-LCD Soundsystem, 45:33 (Reward and push at good intervals of a run), DFA Records 2006
-Daft Punk, Discovery, Virgin 2001
-DJ Sprinkles (T.Thaemlitz), Midtown 120 blues, Mulemusiq, 2009

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