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giovedì 14 ottobre 2010

Brian Eno

In Inghilterra una rappresentanza della intelligenza musicale, agli inizi degli anni settanta tenta di definire un nuovo ordine nella musica rock: in verità, in quegli anni si stabilisce un asse Londra-New York con musicisti in stile art-rock assolutamente realisti come Brian Eno, Robert Fripp, David Byrne, Michael Brook, Jon Hassell, David Sylvian, Holgzer Czukai, John Cale, etc., che mettono in luce le loro colte relazioni musicali alla ricerca di un ideale rapporto con le profondità interiori dell'animo alle prese con le sue nevrosi giornaliere. Eno, in particolare, attraversa due stili musicali distinti: il primo (che io chiamo vocal side) che inizia con la band dei Roxy Music e la sua diretta conseguenza, ossia la carriera solistica, che in un rigore avanguardistico, cerca di dare un personale contributo alla musica del momento integrando tutto ciò che è possibile integrare: glam, elettronica, strumenti, spunti etnici, e che ha con l’album “Before and after science” il suo grande epilogo dove l’artista media perfettamente le istanze progressiste del suo rock con le prime celate incursioni nel genere che inventerà: l’ambient music. Il secondo stile musicale (ambient side) parte dalle collaborazioni con Fripp (il concetto ambientale è inquinato in queste registrazioni a favore di un'immagine più progressiva e Schultz-iana) e poi si caratterizza della sua straordinaria intuizione, cioè di quella di condurre la fruizione della musica in un nuovo àmbito senza le convenzioni che fino ad allora hanno accompagnato la musica stessa, per generare una specie di ascolto subliminale, che non dia sussulti emotivi, ma che possa servire per coprire musicalmente gli spazi (ambienti) creati dagli uomini alla fine del nostro secolo (aeroporti, cinema, supermercati, etc): la sua importanza storica sarà quella di aver aperto le menti umani ad un nuovo modo di fare musica, fatto di individualismo strumentale, di elettronica prodotta in casa ed indipendente, cioè il modus operandi delle generazioni di musicisti/compositori passate ed attuali. La sua musica è minimalistica nella forma, nel senso di una alquanto elastica struttura di ripetizione e di una ridotta quantità di strumenti, con chiari riferimenti a La Monte Young, ma non lo è nella sostanza, poiché cerca a tutti i costi di rendere atmosferico il brano musicale: più in là poi altri cercheranno di enfatizzare gli aspetti terapeutici della sua musica, ma Eno all’epoca puntualizzava solo i meri aspetti musicali e la diversità di ascolto. Certo oggi, ormai, questa musica ha approfondito le sue tematiche, è spesso "emotiva" e "colossale" (aspetti che Eno non gradiva), tuttavia lo stesso artista ne aveva ben compreso le reali possibilità e sviluppi: i suoi quattro “volumi” usciti tra il 1978 e il 1982, costituiscono infatti allo stesso tempo la “bibbia” e il sentiero futuro dell’ambient music: qualsiasi approfondimento ha come base di partenza queste registrazioni, le quali sintetizzano anche le principali coordinate che il genere svilupperà negli anni successivi: il primo volume può essere considerato il lavoro "ambientale" per eccellenza, quello che ha le radici nella musica d’ameublement di Erik Satie, e si caratterizza per le evoluzioni del piano e di un coro che serenamente si ripetono, con Eno che dà il suo primo saggio su come ricavare sfumature da strumenti e voci; il secondo assieme ad Harold Budd, è il progenitore dell’ambient più isolazionista e si basa su un ritorno all'interiorità (i rapporti professionali con Budd hanno dato vita a scintillanti episodi di moderno impressionismo musicale); il terzo invece suonato da Laraaji, introduce tutta l’ambient mistica ed etnica, mentre il quarto è il primordiale vagito dell’ambient presentato come concretismo. A questi indispensabili albums, potete aggiungere il successivo "Apollo: Atmospheres & Soundtracks" che completa questo quadro dando il suo contributo anche nel genere cosmico. In realtà, Eno può essere considerato anche padre putativo della world music, figurando anche nel primo volume della serie dedicata, in coabitazione musicale con Jon Hassell.
Eno è anche uomo che ha reso celebri tante produzioni altrui grazie al suo stile, spesso modernizzando il sound degli artisti da lui prodotti, direi anzi invadendo (in senso positivo) il campo artistico di quei musicisti: si pensi alla trilogia berlinese di Bowie, ai Roxy Music dei primi albums, in alcune produzioni dei Talkin Heads, degli U2, etc. Se queste costituiscono motivo d'orgoglio per il compositore inglese, la sua carriera solistica da "Thursday afternoon" in poi, purtroppo, (a parte qualche episodio), subisce un forte ridimensionamento: costellata di collaborazioni non sempre riuscite, diradata nelle uscite di maggior conto, presenta un'artista con la voglia di sperimentare, ma che incorre stranamente in idee riciclate e spesso senza mordente.


Discografia consigliata:
Vocal side:
-For your pleasure, Roxy Music, 1973
-Taking tiger mountain, 1974
-Before and after science, 1977
-My life in the bush of ghosts, (con David Byrne), 1981
Ambient side:
-No pussyfooting (con Robert Fripp), 1973
-Evening star (con Robert Fripp), 1975
-Discreet Music, 1975
-Ambient #1: Music for Airports, 1978
-Music for films, 1978
-Fourth World, Vol. 1: Possibile Music (con Jon Hassell), 1980
-Ambient # 2: The Plateaux of Mirror (con Harold Budd), 1980
-Ambient # 3: Day of radiance (Eno produce il disco suonato da Laraaji), 1980
-Ambient # 4: On Land, 1982
-Apollo: Atmospheres and soundtracks, (con Daniel Lanois), 1983
-The Pearl, (con Harold Budd), 1984
-Hybrid (con Michael Brook e D. Lanois), 1985
-Thursday afternoon (disco composto per una galleria d'arte multimediale), 1985
-Neroli, 1993
-Spinner (con Jah Wobble), 1995
-Drawn from life (con J.Peter Schwalm), 2001
-The equatorial stars (con Robert Fripp), 2004

1 commento:

  1. su Eno mi piace ricordare quello che su lui ha detto una volta The Edge .. "noi degli U2 non abbiamo frequentato una scuola d'arte, abbiamo avuto la compagnia di Brain Eno"
    Telegrafico e incisivo come sempre il buon The Edge

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