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mercoledì 29 settembre 2010

Steve Reich: Double Sextet/2x5



Da molti definito come il miglior compositore classico vivente, Steve Reich fa parte di quella corrente dei “minimalisti” che ha inventato il genere negli anni sessanta*: noto per la sua tecnica di “phasing”, Reich ha avuto una carriera che gradualmente è passata dall’esecuzione di quella primordiale ed essenziale idea musicale ad un atterraggio in un più equilibrato minimalismo strumentale. Gli esordi di Reich possono paragonarsi per la "forza" psicologica della proposta musicale ad alcuni episodi di John Cage: come quest’ultimo inventò il silenzio scioccante di 4’33”, Reich presentò quella lunga versione di “It’s gonna rain” che proponeva un sorprendente reiterazione di una frase di prete negro colto in un nastro durante un sermone: il “phasing”, inteso come sfasamento temporale tra due strumenti o voci che poi gradatamente si riallineano e che possono avere come base uno o più combinazioni musicali uguali o anche diverse, è stato il suo biglietto da visita che lo ha accompagnato per molti anni della sua carriera: dall’episodio citato prima fino a "Music for 18 musicians", Reich aveva forgiato un suo stile, riconoscibile, che faceva delle evoluzioni della tecnica citata il suo marchio personale; gli esperimenti cominciarono con i nastri e le loro manipolazioni, poi proseguirono con gli strumenti e poi ancora con le voci e i clapping; si può affermare che questi anni lo impongono all’attenzione mondiale per la novità della proposta musicale e consacrano inderogabilmente il compositore nel periodo rivelatorio del minimalismo americano. Da "Music for 18 musicians", Reich cercò di fare un passo in avanti, dato che era necessario trovare una modifica ad una formula che di per sé poteva andare incontro ad obsolescenza, e quindi cominciò a comporre per larghi ensembles, con moltiplicazione degli strumenti, cercando nel contempo di piegare il “suo” pensiero musicale in un ambito più melodico e ritmico, sui quali ormai andavano concentrandosi i suoi studi: operazione altrettanta riuscita, sebbene forse il compositore americano non avesse più quella caratterizzazione del primo periodo, quella novità che veniva sbattuta in faccia alla musica contemporanea e si ponesse in un retaggio più consono alle prove musicali del genere, in primis Terry Riley.
Reich, così, acquisì un nuovo standard, sempre di alto livello, in cui poteva dar pienamente sfogo a prerogative compositive che non era possibile portare avanti solo con il “phasing”, anche evoluto (il compositore ebbe un ritorno di fiamma verso quella tecnica proprio con i contrappunti di "Vermont", "New York" e quello chitarristico, dove chiamò a collaborare Pat Metheny). Nella carriera di Reich fa specie l'episodio discografico di "The desert" che rappresenta probabilmente il miglior tentativo di esprimere la sua verve compositiva al di fuori dei soliti clichè usati, per l'uso realmente "evocativo" della coralità sinfonica e della strumentazione di supporto, segnanandolo come un magnifico e moderno esempio di espressione sul tema (la desertificazione conseguente ad un incidente nucleare).
Il musicista di quest’ultimo decennio lo ha visto tentare nuove personali “strade” nell’organizzazione vocale, in cui sicuramente ha dato un contributo inserendo elementi "medievali" e "orientali" nella struttura minimale, nel teatro multimediale con le operazioni di "The cave" e "Three Tales", perfettamente bilanciando quei spostamenti con i lavori più in linea con quel minimalismo “addolcito”, fatto di trame armoniche e melodiche che gli hanno permesso, tralatro, di vincere lo scorso anno il Pulitzer Price e che probabilmente costituiranno le coordinate di fondo della sua musica futura.
Double Sextet/2x5” contiene la composizione vincente del Pulitzer Price 2009, in cui un sestetto composto da flauto, clarinetto, violino, violoncello, vibrafono e piano si fronteggia con un'identica versione registrata a nastro, come già successe con le serie "Counterpoint" e con i lavori per violino "Violin Phase" e "Different trains"; mentre "2x5" suonata dai Bang on a Can, importante gruppo aperto addentrato nelle reinterpretazioni di brani di stile "minimalistico", impiega chitarre e bassi elettrici, batteria e piano e vira quindi in un più ampio e pericoloso raggio d'azione stilistica.

*vedi mio post del 8 marzo 2010


Discografia consigliata:
-Phase Patterns; Pendulum Music; Piano Phase; Four Organs, Wergo 1994 (registr. primo periodo)
-Drumming/Six Pianos/Music For Mallet Instruments, Deutsche Gramophone, 1974
-Music for 18 musicians, Ecm 1978
-Octet/Music for large ensemble, Violin Phase, Ecm 1980
-The desert music, Nonesuch 1985
-Different trains/Electric counterpoint, Ecm 1989
-The cave, Nonesuch 1996
-You are (variations), Nonesuch 2006

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