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domenica 19 settembre 2010

Pianismo jazz francese


In occasione di parecchie uscite discografiche di pianisti jazz francesi, colgo l'occasione di riepilogare a grandi linee i migliori rappresentanti del genere in Francia, che, come leggerete hanno caratteristiche spesso comuni; inoltre vi segnalo per ogni pianista un disco in piano solo dove meglio possono essere apprezzate le doti e le qualità segnalate.


1) Martial Solal

Martial Solal può essere considerato il più grande pianista francese nel jazz e sicuramente uno delle più alte espressioni del jazz europeo pianistico: conosciuto ed apprezzato con una colonna sonora di un film di Godard (A bout de souffle), il suo talento venne fuori un po’ più tardi negli anni settanta periodo in cui comincia la sua produzione discografica in grande stile, con una serie di album in solo, e con grandi rielaborazioni di temi in trio soprattutto. Solal, che tuttora continua a sfornare album di pregevole fattura, è capace di unire Monk, il percussionismo blues degli esordi del jazz con le nuove istanze del jazz dei sessanta, bravissimo nell’elaborare con originalità le nuove frontiere del genere che si indirizzavano sempre più a forme mature di be bop e di moderni “minestroni”: non a caso il pianista classico Hamelin lo cita tra i suoi preferiti, essendo molto vicino a quegli incroci lirici tra jazz e classica che erano stati inaugurati da Gershwin e Stravinsky.
-Nothin but the piano, MPS 1976


2) Michel Petrucciani
Per descrivere le caratteristiche del musicista prendo in prestito il pensiero del critico Boddi che mi sembra abbia delineato a perfezione l'artista....d'altronde, per quanto iscrivibile a pieno titolo nell'ambito del pianismo jazz contemporaneo, il suo stile era alimentato da una profonda consapevolezza della tradizione che lo aveva preceduto. Non a caso, Petrucciani citava spesso Erroll Garner come suo principale ispiratore, il che giustificava pienamente il tocco percussivo, la concezione orchestrale e quel sentore di stride che si coglievano nel suo linguaggio. Al tempo stesso, si avvertiva fra le righe il retaggio della tradizione romantica europea ed in particolare della corrente impressionista, il cui influsso era stato introdotto in modo sottile e geniale da Bill Evans nella sintassi del jazz moderno.
Enzo Boddi, All about jazz Italia, Giugno 2004
Molti hanno criticato il pianismo di Petrucciani, indicandolo come non particolarmente innovativo dal punto di vista tecnico con patterns spesso ripetuti: si entra nella solita disquisizione su quali scopi abbia la musica, se essere goduta sotto forma di insegnamento oppure sotto forma di emozioni: Petrucciani, era in grado (negli episodi più ispirati) di concedere più sotto il secondo aspetto, fornendo una prospettiva “tutto cuore” del pianismo jazz afroamericano.
-100 hearts, Blue Note, 1983


3) Jacky Terrasson

Jacky Terrasson, artista nato in Germania ma di ascendenza francese e residente in Francia, è pianista eclettico, che fonde elementi del pianismo classico francese (un bellissimo omaggio a quella Francia della Belle Epoque ed in particolare a Poulenc è stato fatto nel album live “A Paris”) con il jazz spigoloso di Monk ed in generale dei musicisti be-bop. Non sempre ben calibrato nelle uscite discografiche, che spesso lo ripropongono in molti standards e con direzioni a volte troppo “facili”, il Terrasson degli esordi (quello di “Reach” tanto per intederci) vinse parecchi premi della critica internazionale aggiornando certi stilemi del passato.

-Mirror, Blue Note 2007


4) Francois Couturier

Francois Couturier è pianista più introverso, direi di “confine” tra il jazz e la musica classica, di quelli che preferiscono sottolineare gli agrodolci degli aspetti della vita: con una formazione classica molto imponente che spazia dai grandi del barocco alla musica contemporanea, ma che non disdegna riferimenti al jazz e in specie al pianismo di Tristano, Couturier ha registrato poco e ha soprattutto impreziosito le vicende discografiche di altri artisti con medesime caratteristiche come Anouer Brahem o Dominique Pifarely. Il suo stile può dirsi però finalmente compiuto nel suo ultimo album solo “Un jour si blanc” (pieno di riferimenti culturali), dove si concentra su un pianismo obliquo e di atmosfera, con immediate influenze neoclassiche (Satie e Poulenc) ed espressioniste (Messiaen) dove si alternano effetti di chiaroscuro, leggiadre movimentazioni paesaggistiche a misteriosi e torbidi passaggi musicali. D’altronde, è emblematico il fatto che l’ECM gli abbia dato la possibilità di registrare un piano solo, cosa che è stata riservata di solito solo ai migliori esponenti dello strumento.
-Un jour si blanc, ECM 2010

5) Jean Michel Pilc

Il pianista è balzato agli onori della cronaca jazzistica in occasione dell’album “Cardinal Points” che rientrò nei primi posti delle classifiche di gradimento di molte riviste specializzate: musicista e compositore dotato, particolarmente bravo nell’interscambiabilità delle funzioni della mani al pianoforte, ha sviluppato un suo stile che ha nel jazz “romantico” di Evans le sue credenziali di base dove però Pilc non apporta le solite variazioni armoniche, ma le costruisce egli stesso con elementi della melodia classica francese e “americanismi” degli anni trenta, che conferiscono un particolare sapore al suo modo di suonare. Il suo ultimo lavoro “True Story” conferma la validità del percorso intrapreso, con una serie di originali che arrichiscono il suo personale vocabolario musicale.
-Follow me, Dreyfus, 2004


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