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sabato 25 settembre 2010

Karl Jenkins: Gloria/Te Deum



Molti artisti hanno sentito il bisogno ad un certo punto della carriera di voltare pagina ed abbracciare il difficile compito del compositore classico: Karl Jenkins è uno di questi. Partito come musicista jazz-rock si fece un nome con il famoso gruppo di Canterbury dei Soft Machine a cui si unì da “Six” suonando tastiere e sax; poi il gruppo si sciolse e Jenkins dovette col tempo riorganizzare la sua carriera e seguire la sua nuova ispirazione; da molti critici inserito nei compositori “corali” di scuola inglese, Jenkins ha parallelamente condotto l’esperienza Adiemus, un progetto che lo ha reso famoso con cifre di vendita da album di rock piuttosto che di classica: sensibile e aperto verso gli altri generi musicali, Jenkins ha cercato di creare un connubio tra la musica orchestrale arrangiata in modo classico e la modernità musicale di stampo new age: l’idea fu quella di armonizzare delle voci in un linguaggio senza senso, inteso solo in senso musicale, con l’introduzione di percussioni di stampo africano e strumenti di caratterizzazione asiatici e arabici; un’esperimento che si è dipanato attraverso cinque dischi e che sembra essere stato accantonato almeno per il momento. Ma se questo progetto alla fine si rivelava appannaggio più di stilemi “etnici” che classici, è solo con la produzione colta invece che Jenkins raggiunge una più importante maturità artistica: l’orchestrazione di riferimento londinese e i diversi cori usati sono la base portante, mentre gli accenti strumentali etnici sono uno degli ingredienti della composizione: partendo dalla tradizione romantica europea ed inglese dell’ottocento riordinata secondo canoni anche moderni, Jenkins aggiunge quei passaggi percussivi ed evocativi che gli conferiscono una identità nell’ambito del panorama corale inglese e allo stesso tempo forniscono una formula musicale che riesce ad avere anche un impatto “commerciale”. Siamo vicini ad una visione “gioiosa” della sacralità, direi lontana da quella voluta dalla tradizione che invece è impegnata e rispettosa del suo carattere liturgico; una nuova prospettiva quindi, simile a certe cose fatte anche da altri compositori anche in modo più ardito come Goljov che nella sua sorprendente “Passione secondo Marco” tratta allegramente, musicalmente parlando, il tema della passione di Cristo.
Inoltre bisogna ricordare che Karl è anche un fautore delle proprie origine anagrafiche (è nato in Galles) e che in più di un’occasione ha inserito elementi di questa sua appartenenza: è capitato ad esempio nel quarto capitolo della serie Adiemus dove regnano sovrani temi di chiara appartenza celtica, e più recentemente con il cd “This land of ours” dove vengono riproposte in chiave corale alcuni temi tradizionali.
Gloria/Te Deum” sono due rappresentazioni perfettamente in linea con la sua usuale tematica musicale e sebbene non offrino molte novità, si lasciano apprezzare comunque per l’attualità della proposta musicale.

Discografia consigliata:
-Adiemus: Songs of sanctuary, Sony 1995
-Adiemus II, Cantata mundi, Sony 1997
-Adiemus IV, The eternal knot, Virgin 2001
-The armed man: a mass for peace, Virgin 2001
-Requiem, EMI, 2005

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