Translate

domenica 5 settembre 2010

John Cougar Mellecamp: No better than this



Sebbene John Cougar Mellecamp venga di fatto annoverato tra i cantautori rock statunitensi nati negli anni settanta (in quel movimento che costituiva di fatto le nuove generazioni americane di cantautori che avrebbero avuto il compito di creare sollevazione delle masse e in cui figuravano mostri sacri come Bruce Springsteen, Bob Seger, Tom Petty, ecc.) personalmente ritengo che faccia parte di quel movimento in maniera più marginale; John ha avuto una carriera piena di evoluzioni e partendo da un background musicale povero ha saputo pian piano riscattarsi fino ad arrivare in alcuni momenti a vertici musicali di assoluto rilievo. Gli inizi della sua carriera, difficili anche dal punto di vista umano, lo vedono come figura musicale operante nel campo dell’”adult rock’n’roll songs”, situazione che evidentemente non gli giova finchè con caparbietà arriva il suo primo successo discografico “Jack & Diane” che lo lancia nel firmamento dei cantanti che contano commercialmente, contenuto nell’album “American Fool” del 1982. La sua formula musicale si affina, non è solo più musica "popolare" e diventa un ibrido che pesca non solo nel bagaglio musicale consueto dell’american music (il rock’n’roll di Berry, il folk più leggero di Dylan) c’è qualcosa di più che viene apportato dal musicista americano: il senso delle radici e un sapore di "agreste" favorito dalla sua personalissima voce. Se con “Uh-huh” (molto roccato e ancora sbilanciato per certi versi sul versante pop) l’artista comincia ad essere considerato anche dalla critica musicale, è con “Scarecrow” che Mellecamp trova probabilmente il suo primo e totalmente riuscito lavoro: i temi riguardano “le campagne americane” trattate con serietà e buon gusto musicale, le piccole opportunità dei centri di provincia, le considerazioni e gli interrogativi sulle generazioni giovanili successive, i problemi della politica americana, uniti anche a temi meno universali, che costituiscono ancora una scia del passato. (è da rimarcare la sequenza notevole dei primi tre brani). Ma “Scarecrow” non basta per affermare l’uomo, era necessario affermare anche il musicista: “The lonesome jubilee” ci restituisce un autore realmente maturo che ormai sa coniugare il suo script con una strumentazione finalmente “raffinata”: l’album, che ripropone ancora temi politici e interrogativi sul modo di vivere della società americana, viene arrichito musicalmente dall’introduzione di violino (nasce la stella di Lisa Germano) e di banjo, mandolini, fisarmoniche e dobro, che conferiscono al sound un quid in più di personalità artistica e contrastano splendidamente con il sound potente della batteria: questa operazione può dunque ritenersi unica nell’allora panorama rock musicale e si rivelerà decisiva ed influente per molti musicisti che si presenteranno sulla scena nei decenni successivi come gruppi di “roots-rock” (in quegli anni similari negli scopi ma diverse nei risultati erano le proposte dei gruppi di Dave Alvin o dei Los Lobos).
“Big Daddy” del 1989, “Human Wheels” e “Dance Naked” rappresentano una ulteriore continuazione del discorso intrapreso con “The Lonesome jubilee”, il primo con meno invadenza musicale, gli altri stringendo l’occhio anche al R&B e alla musica nera, con John che continua a migliorare dal punto di vista vocale; mentre “Whanever we wanted” si presenta molto più ordinario. Poi da questo punto in poi la carriera di Mellecamp comincia ad andare a corrente alternata: da una parte l’artista ripropone la sua personale miscela di rock in validi album come “Mr. Happy go lucky”, parzialmente “Cuttin’ Heads”, dall’altra vira decisamente indietro nel tempo facendosi ennesimo portavoce del folk delle origini (vedi “Trouble no more”) che costituiscono purtroppo un’involuzione musicale. “Life, death, love and freedom” del 2008 sorprendentemente costituì la sua rinascita artistica: Mellecamp aveva realmente ancora qualcosa da dire sebbene lo facesse con una strumentazione nettamente più elettrica, in questo favorito dalla produzione di T-Bone Burnette.
“No better than this” si colloca nel filone degli album che si rifanno alle radici folk dell’artista, entrando purtroppo in quell’area musicale che lascia scivolare tutto senza far ricordare niente.

Discografia consigliata:

-American Fool, Riva 1982
-Scarecrow, Riva 1985
-The lonesome jubilee, Mercury 1987
-Big daddy, Mercury 1989
-Human wheels, Mercury 1993
-Mr. Happy go lucky, Mercury 1996
-Life, death, love and freedom, Hear Music 2008

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.