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mercoledì 15 settembre 2010

Country: Ryan Bingham - Junky Star


Conferma definitiva per il cantautore americano del New Mexico, Ryan Bingham con questo terzo suo album “Junky star”: nonostante siano note le difficoltà di trovare oggi dei reali ed originali continuatori del country non Nashvilliano, e nonostante il continuo ed inaspettato rinnovamento che il genere ha subito negli ultimi trent’anni, dando vita a più ondate di revival di ottimi musicisti, negli ultimi tempi si deve ammettere un certo ristagno musicale: Bingham giunge quindi inaspettato, ma non si propone all’interno di un movimento così come è stato ad esempio per il country-rock o l’alternative-country, è semplicemente sé stesso: un chitarrista di impatto, con una voce “al catrame” (decisamente personale, sebbene quel tipo di vocalità non costituisca una novità), che senza ombra di dubbio è capace di dare una dimensione, un’impronta particolare alle storie raccontate; il country è spesso servito per descrivere storie di prigioni, di lavoro, di depressioni e di incomunicabilità (vedi ad esempio il Johnny Cash del “Folsom prisom”) e anche Bingham cerca una sua profondità testuale con mezzi moderni, ma ha un incedere tutto suo, che si nutre della sua voce e di una caratterizzazione all’esposizione che va al di fuori delle note: è come viaggiare in una di quelle strade polverose americane del sud e vivere con le sue canzoni ogni attimo di strada battuta. Sarà per la dimensione dell’artista, per la serietà della proposta musicale (un personale misto tra Cash, Terry Allen e lo Springsteen di “Nebraska”) ma ritengo che Bingham abbia ormai tutte le carte in regola per potersi paragonare ai migliori rappresentanti del genere country, e “Junky Star” che in vero risente di un minor arricchimento musicale rispetto ai primi due album, penso restituisca in pieno il pensiero artistico e personale dell’artista.
Discografia consigliata:
-Mescalito, Lost Highway 2007
-Roadhouse sun, Lost Highway 2009

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