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giovedì 19 agosto 2010

Hypnagogic and noise: collegamenti artistici


Ad un anno dalla coniazione del termine "hypnagogic pop" di David Keenan (redattore della rivista "Wire") che sottolineava come i giovani ventenni americani lo suonassero nei sottoscala delle abitazioni, il bilancio senz'altro positivo di questa nuovissima tendenza merita delle riflessioni critiche: sebbene la stampa specializzata spesso faccia rientrare nel genere anche gruppi o musicisti che vi gravitano causalmente solo per effetto delle sonorità, in realtà pochi progetti possono vantare una certa consistenza ed originalità.

Innanzitutto bisognerebbe fare delle precisazioni:

1) si parla di "hypnagogic pop", ma quello che in realtà si ascolta non è sempre pop (questa accezione è ad esempio prerogativa di gruppi come i Memory Tapes);

2) l'elettronica è il motore musicale di spinta del filone, ed è utilizzata tenendo ben presenti stilemi del passato che vanno dall'elettronica più tradizionale degli anni ottanta a quella cosmica (Tangerine Dream, Schulze, ecc.) ma viene soprattutto usata in modo da risaltare quello stadio quasi incoscente del nostro riposo che precede immediatamente la caduta nel sonno, il dormiveglia che in questo caso si rivela "estatico";

3) scampoli di sonorità new age, di punk cibernetico anni ottanta o di moderno trattamento noise fanno parte di questo intrigante cocktail musicale.

Tra i gruppi che incarnano questa filosofia musicale si distinguono gli Oneohtrix Point Never di Daniel Lopatin che forniscono già un embrionale evoluzione del genere: "Returnal" (Editions Mego, 2010) si libera dagli aspetti quasi dance del precedente "Zones without people" e sposta il baricentro della musica dall'elettronica anni ottanta a quella atmosferica e dronistica con chiari accenti rumoristici: in particolare la title track, l'unica vera pop song hypnagogica dell'album, è lo spunto per un collaborazione tra Antony (l'androgino malinconico popstar) e Christian Fennesz (uno dei migliori chitarristi d'avanguardia del momento) che in un 7" (Editions Mego, 2010) ne danno due personali interpretazioni, basata su voce e piano quella di Antony, molto più ambientale quella di Fennesz che usa anche la voce di Antony in sfondo minore; va da sè la comprensione del fatto che le "allucinazioni" pop di Lopatin (possiamo chiamarle così?) siano ascoltate anche dalle frange più estremiste dell'avanguardia musicale, nonchè dai popsters dell'ultima generazione.
Christian Fennesz è un chitarrista dotatissimo che ha intrapreso un personale percorso fatto di musica ambient suonata spesso in droni, particelle noise di varia natura, spazi elettroacustici, il tutto per dare espressione alle sue idee interiori ma realmente universali. Tra le sue più importanti collaborazioni va annoverata quella fondamentale con David Sylvian.
Sulla stessa lunghezza d'onda si pone l'esperienza dell'olandese Rutger Zuydervelt, ossia i Machinefabriek, che sviscera la tematica del "rumore" in modo da farne risaltare l'arte: dopo un attento ascolto della sua discografia migliore si può certamente affermare che il suo progetto costituisce uno dei migliori esempi di come i rumori, gli scarti, o comunque tutto ciò che risulta sgradevole al nostro orecchio, possano essere opportunamente trattati e provocare risvolti musicali ed emotivi di elevata fattura. "Daas" (Cold spring 2010),sua ultima pubblicazione, prende in considerazione brani già suonati da Zuydervelt nei mille rivoli della sua discografia (anche quella che tiene conto delle collaborazioni) e costituisce un ottimo aggiornamento di questo filone ambient-noise in cui convivono musica di alta qualità artistica e "segmentazioni" sonore di difficile comprensione generale.

Discografia consigliata:
Tra i migliori dischi di "hypnagogic" vi segnalo:
-Memory Tapes, Seek magic, Something in construction, 2009
-Neon Indian, Psychic chasms, Lefse 2009
-Oneohtrix Point Never, Zones without people, Arbor Infinity 2009
Christian Fennesz:
-Endless summer, Mego 2001
-Venice, Touch 2004
-Black sea, Touch 2008
Machinefabriek
-Marjin, Lampse 2006
-Weleer, Lampse 2007 (antologico del suo primo periodo, dal 2004 al 2007)
-Bijen, Kning disk, 2007
-Ranonkel, Burning world, 2008
-Dauw, Dekorder 2008

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