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giovedì 12 agosto 2010

Concerti






I lettori del blog si saranno accorti (almeno quelli attenti) che ho dedicato delle monografie ad alcuni artisti jazz. Il motivo era che avevo assistito ai loro concerti tra luglio ed agosto.
Pubblico quindi un post veloce su questi concerti così come mi è stato richiesto.
Il 16 luglio a Pescara nell’ambito del Pescara Jazz Festival assisto al Teatro d’Annunzio al concerto del Pat Metheny Group: lo spettacolo è stato gradevole e seppur Metheny (che è un concertista assiduo) abbia riproposto solo alcune delle gemme del gruppo, il suo “songbook tour” ha mostrato un artista di levatura altissima, che ha ancora voglia di discutere sul linguaggio musicale jazz; in questo è naturalmente agevolato dai suoi comprimari, che nel loro strumento, non gli sono da meno: in particolare Antonio Sanchez mi è sembrato il più in forma di tutti, un fiume in piena crescita, con un senso ritmico pauroso che ha avuto nel brano finale il suo sfogo più naturale in una sorta di free di gruppo.

Il 22 luglio invece sono a Bari al teatro Petruzzelli per l’unica data in Italia di Jan Garbarek che si è presentato in un quartetto in cui figuravano il pianista Rainer Braninghaus e il percussionista Trilok Gurtu (a cui è stato dedicato molta parte del concerto). Lo spettacolo è stato invero inferiore alle aspettive, Garbarek ha suonato il suo ultimo disco dal vivo “In Dresden”, che mostra un musicista più di ordinaria amministrazione, spesso al servizio degli altri musicisti che gli rubano la scena. Chiaramente questa democrazia musicale non giova alla perfetta rappresentazione del musicista norvegese.

Il 6 Agosto invece l’appuntamento è con l’Orsara Jazz Festival, una manifestazione tra le migliori nell’ambito jazz per via dei seminari che ogni anno vengono tenuti da grandi musicisti (anche del passato): quest’anno la presenza rilevante è stata quella del Lunar Quartet, gruppo formato dal batterista italiano Enzo Carpentieri che è riuscito ad unire due freelances come John Tchicai e il pianista Greg Burk assieme al contrabbassista Marc Abrams. Concerto dominato dal clima più invernale che estivo, ripropone il grande sassofonista americano in una collaborazione con il sottovalutato pianista americano che invero gioca sull’improvvisazione strumentale (anche con tecniche estese) cercando di creare equilibri “sospesi” di fondo.

Il 9 Agosto sono al Carpino Folk Festival, manifestazione alla 15.ma edizione, voluta originariamente da Eugenio Bennato per riscoprire il patrimonio folk del posto: quest’anno il festival ha virato anche all’estero ed ha avuto la fortuna di ospitare quella sera il famoso chitarrista fusion Al di Meola. Prima del concerto, abbiamo avuto la possibilità di parlare direttamente con l’artista, di fargli una breve intervista e di organizzare delle foto. Al si è mostrato disponibile, contento di essere venuto a suonare in un posto familiare (suo padre e suo madre sono meridionali, Napoli e Bari ci ha detto), ha ribadito l’importanza di artisti contemporanei come Ralph Towner ed Egberto Gismonti, nonché Gonzalo Rubalcaba tra i pianisti più contemporanei: ringrazio l’organizzazione per avermi dato l’opportunità di stare di fianco a questo “mostro sacro" della chitarra (sono con lui su nella foto). Il concerto ha dimostrato che Al è ancora in forma, sebbene lo spettacolo sia stato notevolmente ridimensionato dall'acustica imperfetta e dal continuo schioccare delle nacchere (tipico strumento che accompagna i cantori del posto) possedute in piazza dal pubblico che ha infastidito anche il chitarrista americano che ad un certo punto si è dovuto impegnare a chiedere il loro silenzio. Alla fine però Al si è accontentato del calore ricevuto.

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