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mercoledì 21 luglio 2010

Janelle Monae: Metropolis/The Archandroid




Se avete voglia di fare un riassunto di tutto il percorso seguito dal soul e culture affini della musica “nera” dal 1955 in poi, potete accostarvi a questa sorta di “bignami” del genere: sentirete gli echi funk e soul di James Brown, il pop-soul di Stevie Wonder e della scuola Motown, il philly-sound, la mescolanza rock di Prince, le culture rap e hip-hop, Michael Jackson e le cantanti soul-funky americane, il “velluto” di Sade, il nu-soul di Erikah Badu. Il tutto condito con sprazzi di pop beatlesiano, echi di Talking Heads, respiri musicali da romanzo giallo e in qualche caso interludi di brevi suite orchestrali.
“Metropolis” (primo album in formato EP) e “The archandroid” (a tutti gli effetti primo album della sua discografia), mettono in musica in formato teatrale un “concept” (album a tema) basato sulla storia di un androide che nell’anno 2719 si scontra con la sua comunità (in una science fiction lontanissima fatta di uomini assolutamente privi di valori) per essersi innamorata. Dal punto di vista musicale, bisogna ammettere che la ragazza venticinquenne americana ha assemblato con gusto e personalità questa godibilissima raccolta di canzoni (e la godibilità in musica è una cosa fondamentale), che si inserisce nel miglior solco della tradizione della musica “nera”: l’uso di svariati elementi presi in prestito dal passato è sempre ben calibrato e ci presenta un’artista con un background tecnico completo (voce essenziale e duttile nei vari contesti con un personalissimo spirito “noir”). Si legge nella stampa che ci dovrebbe essere un terzo episodio dedicato all’argomento (la quarta parte), tuttavia rimane il dubbio di un’artista che esprime il suo potenziale in una particolare condizione d’espressione musicale, con il pericolo di una mancanza di continuità (che purtroppo è stata prerogativa di molti suoi colleghi anche nel passato) dal punto di vista discografico qualora difetti il “concept” futuristico da rappresentare.
Comunque quelli appena pubblicati rappresentano i migliori prodotti del genere in questi ultimi anni, genere che se vogliamo essere obiettivi riesce con il contagocce ancora ad esprimere artisti che si basano sulla riproposizione dei loro modelli anche in maniera originale, ma che difficilmente faranno breccia in coloro che tendono all’innovazione musicale (nello stesso modo in cui viene oggi considerato il blues ad esempio), in un contesto musicale ed ambientale nettamente modificato rispetto al passato.

1 commento:

  1. L'ho ascoltato almeno 10 volte. E' una bomba.
    Mi piacciono molto le opere rock e questo progetto le ricorda con le dovute distanze. Contaminato da tutti quei generi, l'opera rimane psichedelica e l'ascolto completo mi lascia davvero un buon feeling.
    Mi stuferò prima o poi, ma ho deciso di comprarlo.
    Ales

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