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mercoledì 7 luglio 2010

Dennis Gonzalez




Uno dei trombettisti più trascurati nel jazz degli ultimi trent’anni è sicuramente il texano Dennis Gonzalez (1954). Se è vero che il Texas di solito viene ricordato per altri generi musicali, certamente uno dei maggiori rappresentanti della tromba nel vasto panorama jazzistico americano si trova proprio lì: il suo background musicale è un’omaggio rispettoso, ma anche moderno, del jazz di New Orleans di Armstrong condito con quell’attitudine free degli anni sessanta; Gonzalez non è certamente uno di quelli che ama il music business, ha cercato nella sua carriera (nutrita anche discograficamente) di esportare il verbo del free e delle sue prime avanguardie anche al di fuori del suo paese d’origine cercando frequentemente collaborazioni soprattutto in Europa con musicisti di grosso calibro per affermare i principi del suo “daagnim”, che sta per “Dallas Association for Avant-garde and Neo impressionistic Music”, un’associazione simile negli scopi a quella che si formò a Chicago con l’Arte Ensemble: sono proprio queste unioni temporanee di intenti che gli hanno dato spesso i migliori risultati artistici. Riconosciuto anche come scrittore e appassionato di arti visuali, il suo stile può essere considerato come quello di un avanzato tradizionalista di jazz, che enfatizza il ruolo della melodia anche nei contesti più impervi e “liberi” (una sorta di Wynton Marsalis sconfinante nel free).
Riassumo le sue principali collaborazioni.
I suoi primi dischi (metà anni ottanta) riflettono le prime aggregazioni importanti del musicista, che partono dal quartetto fino all’ottetto di musicisti: Gonzalez incide per la Silkheart (etichetta svedese) con la partecipazione fattiva di Charles Brackeen, Malachi Favors, John Purcell ed altri, in cui si nota immediatamente per i suoi assoli immersi nel patrimonio storico del jazz in un contesto di “liricità” molto personale ; soprattutto “Namesake” con il sestetto di Dallas rappresenta un buon punto di partenza per la sua carriera.
Iniziano anche in quegli anni le prime collaborazioni oltreoceano ed in particolare si distinguono quelle a Londra con due assi del jazz-rock inglese: Michael Tippett e Elton Dean in un sestetto a cui si unisce anche il famoso batterista jazz Louis Moholo. (“Catechism”) A metà degli anni novanta, vengono anche ristampate le sessions con il gruppo formato da Andrew Cyrille, Nels e Alex Cline, Ken Filiano nell’album “The Earth and the heart”.
Nel 2004 il passaggio all’etichetta discografica Clean Feed forte di un nuovo quartetto newyorchese (Ellery Elleskin, Mark Helias e Mike Thompson) segna nuovi highlights per l’artista americano specie in “NY Midnight Suite”; ma le collaborazioni coinvolgono anche i figli Aaron e Stefan nei progetti Yells at Eels e Jnaana Septet con Leena Conquest come vocalist; inoltre è il factotum musicale per le neonate carriere musicali di Rodrigo Amado e Joao Paulo, con cui firma un bellissimo e “lirico” ritratto in duo con il piano (“Scapegrace”).

Discografia consigliata:
-Namesake, New DallasSextet, Silkheart 1987
-Catechism, Dallas London Sextet, Music and arts (ristampato nel 1995)
-The Earth and the heart, Music and arts (ristampato 1995)
-NY Midnight Suite, New York Quartet, Clean Feed 2004
-Renegade spirits, Furthermore 2008
-Scapegrace, Clean Feed 2009

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