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sabato 19 giugno 2010

Tom Petty: Mojo


Nel decennio degli anni settanta in America si impose una nuova ed importante figura nel panorama musicale: quello del cantautore “romantico”: large schiere di musicisti con un forte background nella musica tipicamente americana (rock’n’roll, blues, country e in molti casi con chiare influenze dylaniane) si imposero all’attenzione di pubblico e critica, per le loro intelligenti melodie. Bob Seger, Bruce Springsteen, John Cougar Mellecamp e Tom Petty furono i massimi esponenti di questa nuova e meravigliosa filosofia del rock che faceva da contraltare con l’emergente scena di Los Angeles di quegli anni che stava partorendo artisti “seminali” come Tom Waits, Joni Mitchell, Jackson Browne.

Tom Petty, che inizialmente venne scambiato per un punk (in quegli anni imperversava la moda del punk che ormai non era più un fenomeno solo inglese), si riconosceva per il suo stile, che era un misto di folk-rock alla Byrds, Dylan, unito a sprazzi di rock’n’roll e blues sul quale svettava la sua particolare timbrica di voce adolescenziale da rocker. Si mise a capo degli Heartbreakers, un gruppo formato da molti valenti musicisti come Mike Campbell e Benmont Tench e nel 1976 esordì con l’album omonimo, con cui stabilisce il suo status discografico che lo vedrà con cadenza quasi regolare, pubblicare dischi con le stesse caratteristiche musicali. “Tom Petty & The Heartbreakers”, pur non essendo pienamente maturo, presenta già alcune delle sue migliori composizioni come “The wild one forever”, “Fooled again”, “Breakdown”, nonché il suo pezzo più orientato alla classifica “The american girl”. Petty replica due anni dopo con “You’re gonna get it!” con un suono ancora più compatto ma leggermente più anonimo, che comunque fornisce brani come “Hurt” e “Too much ain’t enough”. Ma è al terzo tentativo che Petty sfodera il suo capolavoro musicale: “Damn the torpedoes” presenta la sua band al massimo della forza con arrangiamenti molto più convincenti e ci consegna anche un cantautore più attento all’espressività delle forme e dei testi. “Damn the torpedoes” va annoverato tra i grandi dischi rock di tutti i tempi nella sezione cantautori americani di sempre, in virtù di una serie di canzoni realmente ispirate: in particolare il trittico iniziale (“Refugee”, “Here comes my girl”, “Even the losers”) è una delle migliori successioni di canzoni rock formato “USA” su albums (un po’ come Cougar nel suo “Rain on the scarecrow”). Tom sfrutta questo periodo di fertilità creativa siglando ancora un bel disco con “Hard promises” dove interviene anche la cantante dei Fleetwood Mac Stevie Nicks, mentre decisamente più “normale” è “Long after dark”. La produzione di Dave Stewart degli Eurythmics caratterizza “Southern Accents” che rimane uno dei suoi migliori lavori, così come l’influenza di Dylan si fa sentire in “Let me up (I’ve had enough), che conferma il suo periodo di forma con una side A di notevole impatto.
Tuttavia il cantautore americano sente il bisogno di portare avanti anche progetti individuali ed alternativi: suona con i Traveling Wilburys (il suo penultimo album è stato inciso con la band dei Mudcrutch) in un revival sixties e seventies poco interessante, ed incomincia parallelalemente la sua carriera solistica: il suo esordio da solista “Full moon fever” non è altro che una via di mezzo tra lo stile degli Heartbreakers e quello dei Traveling (che partecipano al completo), e quindi anche dal punto di vista qualitativo purtroppo si divide equamente in una A-side rilevante e una B-side poco accattivante. Più omogeneo il suo secondo sforzo solista “Wildflowers”, che pur aderendo in molti momenti ad una fedele riproposizione della musica dei Byrds, contiene alcuni dei suoi migliori brani in assoluto: dalla title-track a “Time to move on” a “Wake up time”. Poi nel 1999 ancora un buon album con gli Heartbreakers “Echo” e poi, purtroppo un decennio decisamente sottotono, anche nella versione solista.
“Mojo” spinge sul blues ma anche qui gli episodi da tenere in considerazione sono pochi e il disco nel complesso fa rimpiangere il Petty del passato.
Scrive su di lui Scaruffi: .....Personaggio di una moralita` esemplare, legato a valori tradizionali di onesta`, correttezza e fedelta`, Tom Petty ha espresso nella sua musica la sua tormentata co-esistenza con una civilta` che quei valori li dissacra tutti i giorni per televisione, al cinema e a Wall Street. Tom Petty e` sempre sembrato adulto, anche quando aveva poco piu` di vent'anni.


Discografia consigliata:
-Damn the torpedoes, Backstreet Records, 1979
-Hard promises, MCA 1981
-Southern Accents, MCA 1985
-Let me up (I’ve had enough), MCA, 1987
-Full moon fever, MCA 1989
-Wildflowers, Warner 1994
-Echo, Warner 1999

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