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domenica 27 giugno 2010

Nuovi compositori da Naxos Record



Come già detto in altre occasioni, il mondo discografico della musica classica è assai diverso da quello piuttosto definito degli altri generi: la maggior parte delle imprese discografiche maggiori si basa su un pressante e, direi in alcuni casi inaudito, lavoro di riedizione del repertorio, senza specializzazione nel periodo da rappresentare (gregoriano, rinascimentale, barocco, classico, ecc.), in cui la vera novità è quella di trovare la perfetta formale rappresentazione di una sinfonia, di un concerto, e così via dicendo, in modo da stilare una classifica dei migliori esecutori. Non so cosa ne pensiate voi, ma la mia idea è questa sia una questione di “lana caprina”, perché anche i più bravi esecutori trasmettono alla fine messaggi identici a quelli dei meno bravi (non sarà una nota mal eseguita o registrata a far cambiare il tono del brano). Perciò ritengo che sarebbe più opportuno guardare con maggior vigore ai nuovi “compositori”, razza sempre poco considerata e soprattutto poco capita, fatto che può essere comprensibile se pensato da un ascoltatore fruitore medio, non lo è affatto se effettuato da “musicologi” che lavorano all’interno delle case discografiche; è vero che c’è un problema di vendite in tutto il mondo, ma come mai nonostante i margini sono bassi per tutti non si affronta il problema in maniera diversa: lasciamo ai concerti e ai luoghi di rappresentazione musicale il compito di fare “revival” con biglietti che siano il sostentamento degli autori e coltiviamo di più coloro che possono creare musica “seria”, a patto che sia veramente tale.
Detto questo in linea generale, quindi, vi segnalo tra tutte le produzioni discografiche recenti della Naxos R., questi tre cds che racchiudono lavori mai registrati su disco.

Anna Pavlova, Symphony n. 6/Thumbelina Suite

La Naxos punta molto sulla proposizione di un catalogo che possa diventare “classico” non solo per acclarare il passato ma anche per formarne uno presente: la russa Anna Pavlova (1952), compositrice residente a New York, membro della New York Woman Composers (organizzazione che promuove la conoscenza delle compositrici lì residenti), di americano ha ben poco, almeno per quanto riguarda il prodotto sinfonico: profondamente radicata nel passato romantico con una caratterizzazione per il romanticismo di Rachmaninov e in generale per il nuovo classicismo russo di inizio novecento (da Tchaikovski a Shostakovich e Prokofiev) la Pavlova si è cimentata sempre di più con il progetto della sinfonia, lasciando all’attività da camera e al balletto un’attività più marginale. Se i suoi iniziali progetti “Old New York Nostalgia”, il balletto “Sulamith” erano lavori che tentavano di sistemare la sua inclinazione “classico-romantico” con elementi provenienti dal mondo del jazz e della musica leggera, in una sorta di nuova e sentimentale rilettura moderna di quel passato musicale, con il passaggio alla sinfonia la Pavlova ha approfondito gli aspetti musicali “nazionalistici” facendone il passpartout principale per l’accesso alla sua musica, e sta di fatto che le sue capacità di revisione di quella particolare tematica musicale, in chiave nostalgica riesce sempre ad essere accattivante. “Simphony 6” è inspirata dal famoso dipinto di Vincent Van Gogh, The Starry Night, ci consegna una Pavlova più “spirituale” del solito in perfetta simbiosi con il bisogno di “religione” del pittore olandese che si allinea con quanto asserito in passato dalla compositrice….. «L'essenza della sinfonia nel suo complesso è la necessità di compiere ogni sforzo umano verso la Luce e Amore, non importa quanto tragica la realtà è ". Anche se la musica è triste, non è senza speranza….La sinfonia in quattro movimenti è di assoluto valore e si affianca alle migliori della compositrice, sebbene contenga qualche elemento di prolissità specie nei primi due movimenti. Il balletto “Thumbelina” è invece basato sulla fiaba di Hans Christian Andersen che prende in considerazione le gesta del mondo dei piccoli in miniatura inserendosi nei racconti alla Gulliver di Jonathan Swift.Il balletto in cinque movimenti ha il compito di esprimere questo mondo fantastico e allo stesso “nostalgico” nel consueto stile romantico-impressionista dell’artista, talvolta farcito di elementi “moderni” (l’interposizione della tromba nel terzo movimento ad es.)

James Whitbourn, Luminosity (and other works)

Tra i tanti compositori dediti alla scuola inglese del canto corale, J. Whitbourn (1965) si può considerare tra i più interessanti, poiché incorpora nella tradizione vocale elementi di trascendenza o che comunque potrebbero far riferimento ad altre religioni in una sorta di comunioni di intenti. Il disco è notevole e nello stesso appare anche una preghiera spiegata dall’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, da sempre contro l’apartheid. Questo è il secondo disco ufficiale del compositore inglese che viene dopo “A finer truth”del 2003 (Etcetera), disco che racchiudeva “Son of God Mass”, oratorio che sembra già essere diventato ampiamente considerato sia in America che in Europa, soprattutto per gli inserti di sassofono. (l’esperimento è stato anche tentato da Jan Garbarek con l’Hilliard Ensemble)."Luminosity" comunque, costituisce un ottimo esempio di dove potrebbe svilupparsi la musica corale del futuro.



Avnes Dorman, Mandolin Concerto / Piccolo Concerto / Concerto Grosso / Piano Concerto

Artista israeliano, classe 1975, Dorman è compositore multistilista, con una chiara prevalenza dell’idioma barocco dal lato classico con cui sistema le sue composizioni, ma tenendo ben presente le tematiche moderne anche non strettamente classiche: si avvertono influenze della musica etnicamente a lui vicina nonché elementi di jazz e rock (vedi un concerto per violino e base rock, disponibile per estratto sul suo sito internet). La Naxos ha pubblicato due lavori del compositore: il primo nel 2006 che raccoglieva le sue composizioni maggiori al piano (sonate, momenti musicali, ecc.) e ad inizio gennaio ha raccolto i suoi concerti, che dimostrano ampiamente il talento di Dorman che denota un’ampia freschezza compositiva.

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