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martedì 8 giugno 2010

Novità New Age: David Wahler/Devin Rice & Erin Aas


David Wahler: A star danced, Darius Production, 2010



David Wahler è al suo secondo solista, dopo l’esordio discografico dell’anno scorso “Antiquus” da molte riviste del settore votato come miglior album dell’anno: in questo secondo episodio, Wahler affila le armi del compositore e pubblica un disco godibilissimo, totalmente new age nello spirito, che però mi sembra si lasci ascoltare non solo per gli effetti “benefici” che può procurare, ma anche per il livello strumentale: è un pianista, ma lo usa più per ricamare le sue composizioni, che si caratterizzano invece per l’uso leggero e tradizionale dell’elettronica. Wahler ha come mentori musicali parecchie influenze: si va da Richard Bone (nella iniziale splendida “Quest”), a Vangelis (per l’uso quasi cinematografico dell’elettronica), a Jonn Serrie (nei passaggi più trasognati e cosmici) per ciò che concerne l’elettronica, mentre echi classici di Satie e Debussy si presentano durante l’ascolto. Wahler ha il merito di comporre facendo molta attenzione ad evitare quella monotonia insita nella gran parte della new age, costruendo brani semplici, ben calibrati tra piano, sintetizzatori ed effetti elettronici (c’è anche un assolo di chitarra in “The seeds of time”), riuscendo alla fine ad imporre il suo stile “serio” e “affascinante”. Penso che un ascolto di “A star danced” vada assolutamente fatto.


Devin Rice & Erin Aas, Arrival, Visiting Professors Records, 2010

Devin Rice & Erin Aas sono due compositori al loro esordio discografico. “Arrival” ci presenta un duo costituito da piano e chitarra che ci riporta alle cose migliori del loro produttore Will Ackerman (il fondatore della Windham Hill Records, la prima etichetta discografica new age nel mondo, nonché massimo esponente della chitarra newage). Ottimo l’affiatamento tra i due che rilasciano un esordio coi fiocchi, che evidenzia le capacità compositive dei due artisti, in un album che è al confine stilistico, presentando affinità rock (ad es. Bruce Horsnby) e folk (Leo Kottke, John Fahey). Viste le ultime non convincenti prove di Ackerman, “Arrival” costituisce sicuramente un’ottima occasione di “sostituzione”.

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