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giovedì 10 giugno 2010

Jazz: I nuovi talenti di New York


Così come nella musica classica esiste una separazione tra il compositore e la sua miriade di esecutori così nel jazz le nuove leve saccheggiano il repertorio esistente ma fanno fatica a trovare una propria valorizzazione musicale, che sia realmente personale. Si potrebbe obiettare che la musica può essere anche oggetto di riproposizioni "originali" di brani altrui composti, ma personalmente nella mia esperienza musicale raramente ho potuto apprezzare versioni di brani fatti con un'idea e una musicalità tali da offuscare l'adattamento originale: questo per dire che bisognerebbe oggi dare un valore più congruo alla composizione, a coloro che hanno idee, e, che allo stesso tempo, le sanno tradurre in musica. Certamente oggi non è facile per gli artisti che si propongono sulla scena musicale (in tutti i generi musicali) avere una propria voce distintiva e specie nel jazz in quest'ultimo decennio ho realmente sentito pochi musicisti che non fossero edulcorate clonazioni dei big che si sono affermati dagli anni cinquanta fino ai settanta circa, nell'epoca d'ora del jazz in cui veloci ed importanti erano i cambiamenti stilistici e strumentali.
Questo post è l’occasione per riassumere le nuove e migliori potenzialità musicali operanti a New York negli ultimi cinque anni, escludendo gli artisti oltre i quaranta anni: per il momento vi lancio solo un’informativa, poi dedicherò dei post commentati in futuro per ogni musicista, anche quelli che ho dimenticato.

A New York, realtà musicale da sempre intricata, l'ultima generazione di musicisti “free jazz” vede in testa ad una probabile classifica di popolarità anche oltre confini l'entourage di Vijay Iyer: il pianista ha come suoi partners quasi stabili il sassofonista di origine indiana Rudresh Mahanthappa e il batterista Tyshawn Sorey . Mahanthappa ha appena pubblicato un lavoro assieme all'altro sassofonista, rivelazione della stampa, Steve Lehman: tuttavia non può essere sottaciuto nell’ottetto di quest’ultimo la figura del tenor sassofonista Mark Shim che lo affianca nelle sue sperimentazioni “spettrali”.Tra le nuove correnti di jazzisti free spiccano il batterista Harris Eisenstadt e il trombettista Kirk Knuffke (che incidono per la Clean Feed R.) e il pianista Jesse Stacken che duetta con Knuffke in “Mockinbird.” Altri jazzisti di spiccato valore artistico sono le pianiste Angelica Sanchez appartenente al giro di Tony Malaby e quella di origini canadesi Kris Davis che suona anche con musicisti europei. La Blue Note pubblica in questi giorni il nuovo cd del pianista di origini giapponesi Nobu Stowe, americano residente a Baltimora ma attratto dall’area musicale della grande mela. Tra i gruppi i più interessanti attualmente ci sono i Transit capitanati da uno splendido trombettista nativo dell'Oregon, Nate Wooley.
Sul versante post-bop e mainstream, si può partire dagli ultimi lavori del veterano trombettista Tom Harrell che ha nelle sue fila un gruppo di nuovi musicisti di tutto rispetto: Danny Grissett al piano, Jonathan Blake alla batteria e Wayne Escoffery al sax, ognuno già con progetti discografici individuali. Spesso questi ultimi si uniscono nelle incisioni o nei concerti al trombettista Jeremy Pelt che nel suo ultimo "Men of honour" ospita anche il sassofonista J.D. Allen.Un’altra segnalazione va fatta per il sassofonista Jimmy Green che ha inaugurato la sua carriera discografica con un sestetto che comprendeva il pianista Aaron Goldberg: questi due artisti, oltre che dedicarsi alle loro carriere da solisti, spesso si uniscono ai tour mondiali di artisti più blasonati a loro vicini stilisticamente (Goldberg ad esempio è spesso il pianista nei concerti di Joshua Redman). Sempre nell’ambito dei sassofonisti vi menziono ancora Myron Walden al contralto e John Irabagon, quest’ultimo considerato la nuova sensazione del jazz di New York e vincitore anche di un’importante premio internazionale dedicato a Monk, mentre l’altra attrazione è Sarah Manning anch’ella al sax, per la quale evidenti sono le similitudini a Coltrane. Tra i tanti artisti dell’ etichetta discografica Criss Cross dedita al jazz americano, uno dei migliori mi sembra Lage Lund chitarrarista di cui potete leggere un commento su un mio vecchio post.
Nel comparto musicale tendenzialmente più vicino alla fusion un’artista veramente promettente è Mike Moreno chitarrista con incisioni discografiche anche da solista, che usualmente suona con un suo quartetto, ma che è ricordato per essere il chitarrista di riferimento delle ultime produzioni del pianista di Brooklin Aaron Parks. Né va dimenticato il sax di Joel Frahm, che ha già una consolidata esperienza nei piccoli locali della città.

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