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venerdì 18 giugno 2010

Bill Dixon


Si è spento Bill Dixon. Due parole per riassumere il suo pensiero.


Bill Dixon è uno dei grandi interpreti del jazz moderno. Tutti i grandi trombettisti nel jazz hanno sempre avuto la loro peculiarità nel modo di suonare lo strumento e nella capacità di esprimere sentimenti interiori, Bill era uno di questi: riprendeva lo stile di Miles Davis e in particolare approfondiva quella parte “ombrosa” del suo stile con le istanze free di quei tempi. Partito nei lontani anni sessanta nei gruppi newyorchesi di Archie Shepp, divideva allo stesso tempo le composizioni e le sorti in un primo embrionale passaggio al nuovo free che stava ponendo le fondamenta grazie ad Ornette Coleman, Dixon continuò l’esperienza da sessionman ufficialmente nel disco di Cecil Taylor “Conquistador”, rinunciando ad una immediata carriera discografica solistica (ha da sempre rifiutato il music business) per intraprenderla in modo estemporaneo quando era già avanzato nell’età. Molte sue registrazioni sono apparse solo decenni dopo grazie alla cura di piccole etichette indipendenti, l’italiana casa discografica Soul Note lo ha ospitato a lungo nelle sue fila credendo realmente al valore di un musicista che praticamente era sconosciuto al pubblico. Il suo free non era certamente roba che si trovava facilmente in giro e il suo esordio nel 1966 “Intents and purposes: the jazz artistry of Bill Dixon” ci presenta un pirotecnico trombettista free immerso in tendenze che vanno oltre la musica jazz, entrano nella musica contemporanea classica e cercano di sfruttare tutte le possibili sinergie tra i due generi. Il suo progetto musicale nasceva dall’esigenza di coniugare gli sviluppi tecnici portati nella tromba dalla modernità contemporanea con lo spirito libero del jazz. Dixon riesce a far emergere dal suo strumento una variegata gamma di sentimenti, ben sostenuti dai suoi ensemble organizzati spesso come nella musica da camera in piccole orchestre di strumenti, che vanno dal misterioso allo spirituale, inglobando ed alternando “gemiti” strumentali a veloci ed imperiosi passaggi free jazz, facendo risaltare timbri e dinamiche degli strumenti in una visione originalissima e modernissima che risaltasse l’uso dello spazio sonoro della tromba. Questo notevole esperimento sonico venne ripetuto solamente dal 1980, anno in cui Dixon firmò per la Soul Note e tornò ad incidere, nonostante l’artista per tutti i settanta avesse continuato a suonare senza contratto: per questi anni, l’apporto dato al solismo per tromba è ben documentato da un box di 6 cd “Odissey” pubblicato nel 1999, che comprende anche uno dei suoi più espressivi albums “Collection”). Dixon era anche un pittore amante delle arti visuali, nonché convinto sostenitore di tutti quegli scrittori di colore che gli davano l’ispirazione che era utile per essere trasmessa nei suoni: non si serviva dei normali mezzi del trombettista, cercava già qualcosa di più dallo strumento e in tal senso sperimentava usando risonanze, echi, ritardi e tecniche non convenzionali in un linguaggio per nulla cerebrale, dedito ad una sperimentazione che cercava nelle emozioni umane “interne” un possibile aggancio. Ormai i suoi recenti dischi sembravano più delle opere d’arte (e musicalmente dei dischi di classica contemporanea) che avventure jazzistiche e senza dubbio molti trombettisti delle nuove generazioni gli pagano un alto contributo in termini musicali: penso a Rob Mazurek (che gli ha dedicato un brano sullo splendido album suonato con la Exploding Star Orchestra di Chicago), Roy Hargrove, le nuove leve di New York Nate Wooley e Peter Evans e tutta la serie di trombettisti “nu jazz” sia americani che nordici.
La sua discografia è da ascoltare in toto, avendo il pregio dell’omogeneità stilistica e della coerenza artistica: la sua tromba riflette le riflessioni sulla vita, basandosi sulla rilevanza della “spiritualità” dell’uomo espressa attraverso il filtro dello strumento musicale.
Discografia consigliata:
1962: Archie Shepp - Bill Dixon Quartet (Savoy), chiamato anche “Peace”
1967: Intents and Purposes: The artistry of Bill Dixon (RCA)
1981: November 1981, Soul Note
1985: Thoughts, Soul Note
1985: Collection, solo album, Cadence Jazz (ristampato interamente nel box “Odissey” , Boxed Set 1999)1988: Son of Sisyphus, Soul Note
1994: Vade Mecum volumes 1 & 2, Soul Note
1999: Papyrus volumes 1 & 2, Soul Note
2007: 17 Musicians in Search of a Sound (Aum Fidelity)
2008: Bill Dixon with Exploding Star Orchestra (Thrill Jockey)
2009: Tapestries for Small Orchestra (Firehouse 12)

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