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martedì 18 maggio 2010

Terje Rypdal.



Una delle evoluzioni più intelligenti nello sviluppo della chitarra elettrica nel jazz l'ha data il norvegese Terje Rypdal. Era e resta un caposaldo del jazz nordico e sebbene le ultime pubblicazioni discografiche lo vedono intraprendere percorsi nuovi, magari anche fastidiosi per tutti i suoi ammiratori, ciò che lo contraddistingue è la pecularietà del suono e la sua originalità che il chitarrista ha prodotto nei suoi dischi e in quelli in cui ha collaborato. Un musicista con origini variegate che vanno dalla musica rock (Hendrix è quella più udibile), alla musica classica (il barocco di Bach e Haendel, l'impressionismo di Ravel e Debussy, alle incursioni "glaciali" dei compositori nordici contemporanei. Rypdal è uno di quei musicisti che si riconosce subito dal suono della sua chitarra e perciò è uno dei più importanti nella storia del jazz. Tuttavia ha sentito l'esigenza nel corso della sua carriera di condividere progetti diversi da quelli strettamente jazzistici che hanno caratterizzato la discografia negli anni settanta, anni in cui assieme ad altri grandi nomi, entrava di diritto a far parte della "new thing" promossa dalla ECM Records di Eicher, e certamente lo sbocco principale è stato quello di comporre nella musica colta: in tal senso gran parte degli anni novanta e del decennio scorso sono passati nel segno di una rinnovata sensibilità culturale che personalmente ritengo lo veda anche in questo campo come un punto di riferimento.
Dopo aver partecipato ad alcuni importanti album di George Russell e aver fatto parte della prima band di Garbarek improntata al free-jazz di tipo europeo, Rypdal comincia la carriera solista con due album che lo impongono all'attenzione della critica per la novità della proposta: "Terje Rypdal" (1971) e "What comes after" (1973) uniscono il primordiale jazz-rock di Miles Davis di Bitches Brew"con il rock progressivo e con parti composte secondo gli stilemi della musica classica. Ma è con "Whenever I seem to be far away (1974) " che si impone chiaramente il suo stile: una chitarra in trasformazione, mimetizzata, che si presenta nella composizione in sordina, e che poi diventa protagonista: Rypdal riesce a creare un'atmosfera misteriosa e onirica al tempo stesso e i suoi prolungati assoli sono una trasposizione perfetta dei suoi sentimenti: l'arte del "contorcimento" che era una prerogativa dello stile di Hendrix, qui viene miscelata con la sua visione "classica" tipicamente nordica che richiama spazi desolati e venti malinconici.
"Whenever I seem to be far away" e i successivi "Odissey" e "After the rain" rappresentano il trittico perfetto dell'artista che qualsiasi storia del jazz dovrà ricordare.
Rypdal non ha più sbagliato un colpo nella sua carriera, ha mantenuto il suo stile in maniera invidiabile e sempre ad altissimo livello anche nelle collaborazioni tra le quali vanno menzionate quelle con M. Vitous e J.De Johnette, quella con David Darling, quella del Nordic Quartet, quella recente nel gruppo di Stockhausen.
Nel 1970 ha cominciato a comporre nella modalità classica come detto prima (prime pubblicazioni discografiche solo nel 1990), utilizzando sia tecniche seriali che quelle tradizionali, e facendo emergere ancora una volta il ruolo innovativo della chitarra nel contesto orchestrale o concertistico: questo è stato il suo percorso musicale anche nel decennio passato.
L'ultimo suo lavoro recentemente pubblicato "Crime Scenes" è un album commissionato dal Festival Natjazz dove l'artista, in verità con una presenza solistica un pò ridotta, riassume il clima sospettoso e impietoso delle cosche siciliane, dando largo spazio a cavalcate al confine tra rock e free-jazz intrise di strumentazione a fiato, intervallate da brevi spazi più moderati ove vengono inseriti anche dialoghi (se ne sente uno anche in italiano).
Data l'importanza che attribuisco al musicista vi consiglio l'intera discografia che qui sotto vi riporto.
Gli album "fusion":
Terje Rypdal (ECM, 1971)
What Comes After (ECM, 1974)
Whenever I Seem to Be Far Away (ECM, 1974)
Odyssey (ECM, 1975)
After the Rain (ECM, 1976)
Waves (ECM, 1978)
Descendre (ECM, 1979)
Chaser (ECM, 1985)
Blue (ECM, 1987)
Skywards (ECM, 1997)
Vossabrygg (ECM, 2006)
Le principali collaborazioni:
George Russell, Electronic Sonata for Souls Loved By Nature (Soul Note, 1969)
Terje Rypdal/ Miroslav Vitous/Jack DeJohnette (ECM, 1979)/ To Be Continued (ECM, 1981)
Terje Rypdal/David Darling, Eos (ECM, 1984)
Ketil Bjornstad, Water Stories (ECM, 1993) Ketil Bjornstad, The Sea (ECM, 1995)Ketil Bjornstad, The Sea II (ECM, 1998)
John Surman/Karin Krog/Terje Rypdal/ Vigleik Storaas, Nordic Quartet (ECM, 1995)
Markus Stockhausen/Arild Andersen/Patrice Héral/Terje Rypdal, Karta (ECM, 2000)
Per la musica classica:
Undisonus (ECM, 1990)
QED (ECM, 1993)
Double Concerto (ECM, 2000)
Lux Aeterna (ECM. 2002)

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