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sabato 22 maggio 2010

Rufus Wainwright: All days are nights: Songs for lulu.


Personaggio molto dibattuto, Rufus Wainwright è considerato da una buona parte dei musicisti più affermati e da parte della critica come il re dei cantautori odierni, ma i suoi dischi sulle riviste musicali hanno sempre valutazioni e giudizi diametralmente opposti: ogni sua uscita discografica conferma il talento di questo giovane canadese figlio d’arte, ma ciascuno vi trova sempre un difetto: gli arrangiamenti, le scelte di produzione, ecc. In realtà Wainwright si presenta sempre allo stesso modo: un splendido “ibrido” tra la malinconia “gioviale” di Tim Buckley, l’inflessione vocale dei grandi cantanti jazz americani (Sinatra e Cole in primis), la composizione pop di Elton John, l’intera “opera” classica e territori affini (un suo brano “Oh what a world” viene costruito con le famose note del “Bolero” di Ravel).
Tutta la sua produzione discografica si basa questa miscela, anzi negli ultimi anni Wainwright ha accentuato quelle soluzioni musicali “classiche” cominciando un percorso in tal senso con la sua prima “opera” “Prima Donna”.
“All days are nights: Songs for lulu” lo presenta stavolta in perfetta solitudine con il suo piano, evento che serve per apprezzare ancora meglio le originali caratteristiche vocali dell’artista e il suo microcosmo fatto di storie difficili, a volte drammatiche (la terribile scomparsa della madre, la cantante Kate McCarrigle) , che riflettono quel sentimento di “timore” per lo stile di vita odierno e futuro, ma che esprimono indirettamente anche una speranza. L’album costruito con dei magnifici arpeggi classici al pianoforte rivela almeno 4 grandi quadretti esistenziali: “Who are you New York”, un’interrogazione profonda sull’America, “Martha”, che è quella volontà, messa un po’ da parte, di unirsi in famiglia quando vi sono forti problematiche, “The dream”, “Les feux d’artifices t’appelent” (un’aria tratta da “Prima Donna”).
Lulu è la "donna di riferimento" del sonetto 43 di Shakespeare, in questo caso il riferimento allegorico è per la madre:
Quanto più chiudo gli occhi, sempre meglio vedono,
perchè per tutto il giorno guardano cose indegne di nota;
ma quando dormo, essi nei sogni vedono te,
e, oscuramente luminosi, sono luminosamente diretti nell’oscuro.
..................................
Tutti i giorni sono notti a vedersi, finchè non vedo te,
e le notti diventano giorni luminosi, quando i sogni si mostrano a me

Discografia consigliata:
Rufus Wainwright, 1998, DreamWorks
Poses, 2001, DreamWorks
Want one, 2003, Dreamworks
Release the stars, 2007, Geffen

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