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sabato 29 maggio 2010

Paul Dunmall e il jazz inglese


Tra gli ultimi lavori del sassofonista inglese Paul Dunmall che son riuscito ad ascoltare, data l'elevata media discografica che porta avanti negli ultimi sette-otto anni, vi propongo di ascoltare un album che sicuramente sta nelle perfomance discografiche migliori dell'artista britannico. Parlo di "Ancient and future airs" (Clean Feed 2009), in un neonato quartetto formato con Tony Malaby al sassofono, Mark Helias al basso e Kevin Norton alla batteria e vibrafono.

Paul Dunmall fa parte di quella generazione di improvvisatori europei che ha cercato di sviluppare uno dei percorsi finali di John Coltrane in merito alle possibilità di integrazione dell'improvvisazione libera con le tematiche di una grande band o addirittura di un'orchestra. Il jazz inglese ha avuto la sua vera iniziazione alla fine degli anni sessanta, quando gli insegnamenti di Miles Davis di "Bitches Brew" e quelli di Coltrane post "Ascension", costituirono un incipit iniziale che poteva essere accoppiato con le specificità britanniche: in quegli anni, i musicisti inglesi era preda di un forte evoluzione nel campo del blues che stava portando molti bluesman inglesi ad avviarsi verso sonorità parallele (si pensi a Alexis Korner, Long John Baldry, John Mayall), Dunmall fece proprio le sue prime apparazioni discografiche con il bluesman John Guitar Watson), ma non solo; la spinta ad una nuova concezione musicale veniva anche dai musicisti inglesi di rock, in particolare la scuola di Canterbury (Soft Machine, Gong, Ayers, ecc.) che inserivano nelle proprie strutture musicali (fatte di rock, bizzarria e dadaismo), temi avanguardisti tipici del free jazz americano.
Inoltre non si deve dimenticare che comunque l'Inghilterra aveva una predilizione naturale per la musica colta ed in particolare era già diventata famosa per la sua letteratura musicale di tipo concertistico; sarà proprio la dimensione orchestrale la nuova direzione che i nuovi musicisti inglesi prenderanno (si pensi ad esempio alla Spontaneous Music Ensemble o alla London Jazz Composers Orchestra, da cui nasceranno artisti di particolare peso creativo come Derek Bailey, Evan Parker, Paul Rutherford e tantissimi altri. Dunmall stesso parteciperà all'album "Theoria" di Barry Guy del 1991.
Dunmall comunque è salito agli onori della critica musicale grazie ad uno dei gruppi maggiori del pianista Keith Tippet, altro pionere del jazz-rock inglese, i "Mujician": si rivelava come un sassofonista poliedrico (suona in modo indistinto tutti i tipi di sax compreso il Northumbrian Pipes, cornamuse tipiche inglesi a cui ha dedicato anche degli album interi), è aperto alle sperimentazioni, e soprattutto si caratterizzava per il suo fraseggio ora morbido e riflessivo e poi nevrotico e velocissimo. Il suo tratto distintivo risiede proprio negli assoli allo strumento che rivestono un carattere di "freddo spiritualista free". Tuttavia la sua carriera solistica si snoda ufficialmente solo alla fine degli anni novanta: il suo progetto è quello di trasferire il pensiero coltraniano in un contesto musicale sempre più vasto. Il suo ottetto di qualità spettacolare, in cui partecipano oltre a tutta la squadra Mujician (Tippet, Tony Levin, Paul Rogers), anche una quaterna di fiatisti (un altro sax, una tromba e due tromboni) offre alla storia musicale jazz almeno due grandi lavori: "Be bop stardust" che rappresenta uno splendido tentativo di riattualizzare lo swing e il be-bop in chiave free, mostrandoci una libertà di gruppo, per nulla tediosa; e "The great divide", in cui vi sono i contributi anche di Elton Dean e Evan Parker e Paul Rutherford, che mostra una maturità impressionante nell'elaborazione di una formula musicale che mette dentro la storia del jazz, bagpipes inglesi, intermezzi orchestrali classici.
Il suo progetto troverà il suo massimo compimento nell'album "I wish you peace"(15 musicisti), registrato con la Moksha Big Band che, specialmente nella seconda e terza parte della suite, trova il suo vero equilibrio con un sound che si sposta lentamente in vari territori: dalla lunga improvvisazione "dialogata" con i suoi musicisti a passaggi più meditativi che prendono in considerazione anche i raga orientali (forse a motivo del tema del disco "rivolto" alla guerra in Iraq).
"Ancient and future airs", registrazione di un concerto live fatto al Living Theater di New York, ci riporta agli episodi migliori di Dunmall succitati, grazie all'ottimo affiatamento con i suoi valenti partners, in un album è qualcosa di più di una semplice collaborazione.
Discografia consigliata:
con i Mujician:
-The journey, Cuneiform 1992
-Colours Fulfilled, Cuneiform 1998
-Spacetime, Cuneiform 2002
solista:
-Soliloquy, Matchless 1986
-Be bop stardust, Cuneiform, 1999
-The great divide, Cuneiform 2001
-Bridging (live), Clean Feed 2003
-I wish you peace, Cuneiform 2004
L'artista sul suo sito web propone una sua discografia essenziale facendo riferimento anche alle tante collaborazioni avute: ritengo sia una buona selezione, alcuni album potevano fare a meno di esserci, altri importanti non ci sono.

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