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sabato 8 maggio 2010

Nuovi talenti dall'Islanda: Johan Johannsson / Olafur Arnalds


Odi et amo: quare id faciam, fortasse requiris; nescio, sed fieri sentio et excrucior (Catullo)
Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento (trad. di S. Quasimodo)

Non so cosa stia succedendo in Islanda: un risveglio naturale vulcanico, ma da anni anche un fiorente vivaio di musicisti impegnati.
Segnalo le ultime uscite discografiche di due artisti di alto livello che s'impegnano nel cosiddetto genere del "modern classical", un ibrido di musica classica, ambient ed elettronica : Johan Johannsson e Olafur Arnalds.
Questo nuovo filone è peculiare dell'Europa del Nord, sebbene ormai si sia diffuso anche in America per affinità con le prerogative del "post-rock": i suoi più importanti testimoni, tutti con caratteristiche a se stanti, possono considerarsi Max Richter e Hauschka in Germania, Peter Broderick che vive in Danimarca, e i due artisti succitati, tra quelli che ricordo ora. La critica "seria" musicale di stampo rock li esalta, mentre sono pressochè ignorati da quella classica; la verità è che qui l'approccio dei musicisti è alquanto particolare, mescolato com'è, tra varie influenze di generi diversi: tuttavia ritengo che questa "miscela" sia una delle poche cose effettivamente riuscite negli ultimi vent'anni di tentativi di accostamento fra generi musicali diversi. Qui vi è un substrato profondo (dato dalla preparazione classica dei musicisti) che riesce ad affascinare anche l'ascoltatore medio e quando non vi è un "ripiegamento" troppo forte sulle proprie tematiche, la musica riesce ad esprimere sensazioni realmente palpabili.
I riferimenti classici sono innanzittutto a Erik Satie (soprattutto per le parti in piano), agli archi del periodo romantico, direi soprattutto quello finale decadente, con interventi anche nella modernità, con un uso frequentissimo di una forma da adagio (in alcuni momenti vi viene in mente Samuel Barber) oppure con variazioni minimalistiche nella sostanza e non nella forma (quindi non riconducibili al movimento dei minimalisti), cioè variazioni solo ambientali.
Johan Johannsson, ha cominciato la carriera discografica nel 2002 con "Englaborn" episodio iniziale in cui figurava la splendida "Odi et amo", poesia di Catullo filtrata in musica: dopo alcuni EPs, ha centrato il bersaglio nel 2008 con "Fordlandia" nel quale approfondiva la tecnica di costruzione di brani di impianto "classico" (con uso di piano, organo bachiano e violini struggenti) con un leggero uso dell'elettronica, quest'ultima usata soprattutto in maniera ambientale. Johannsson si dimostra compositore "moderno" di tutto rispetto e non solo sotto il profilo musicale ma anche sotto quello testuale: gli argomenti trattati hanno sempre uno sfondo sociale e cercano di mettere in evidenza i fallimenti dell'uomo dinanzi alle nuove sfide che la tecnologia sottopone; ad es. in "Fordlandia" si narra (musicalmente) la storia di Henry Ford, famoso imprenditore automobilistico, che sceglie una piantagione brasiliana per estrarre la sostanza che può utilizzare nella produzione della gomma, mettendo chiaramente in mostra il fallimento dell'operazione che porterà al ritiro della Ford da quei luoghi dopo poco tempo.
"And In The Endless Pause There Came The Sound Of Bees" (Type 2010) esprime la forte preoccupazione del degrado ambientale provocato da nuove costruzioni situate in posti che metterebbero in pericolo il mantenimento degli ecosistemi. E' un lavoro che si pone nella stessa falsariga di "Fordlandia" e mostra la piena maturità di quest'artista che predilige i toni intimi e autunnali, i chiaroscuri per la sua musica. Spesso il rischio di queste operazioni è quello di annoiare, ma qui vi posso garantire che questa sensazione è bandita, anzi di averceli artisti così.
Olafur Arnalds è titolare anch'egli di una breve discografia di Eps e ha al suo attivo un album di esordio notevolissimo "Eulogy for evolution" che si pone tra gli episodi migliori di questo nuovo movimento.
"...and they have escaped the weight of darkness' (Erased Tapes, 2010), si mantiene nei soliti territori e conferma la bravura dell'autore nel sottolineare i suoi umori intimi in temi musicali romantici arricchiti sporadicamente anche da sprazzi strumentali di "post-rock".

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