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lunedì 31 maggio 2010

La scena jazz portoghese


Nonostante il perdurare di notizie poco rassicuranti sullo stato di salute dello stato portoghese, la musica jazz portoghese e non solo, continua a stupire per il fervore musicale dei suoi principali centri e per la maturità raggiunta dai suoi musicisti.
La Clean Feed Records, etichetta di Lisbona attiva dal 2001, ha fatto conoscere, anche al pubblico meno avveduto, una vera e propria pletora di artisti che si sono inseriti nel jazz odierno ognuno con le sue specificità dando un compendio completo del jazz di un secolo: partendo dalle ben note origini latine, hanno percorso territori vicino al loro sentiment, abbracciando i generi storici del jazz (dal be-bop alla fusion, dal free alle avanguardie) e producendo nel contempo un loro status musicale. Certo, non sempre si tratta di prodotti particolarmente innovativi e di una certà serietà compositiva, tuttavia nel complesso il risultato è positivo e spinge a considerare con attenzione questa scena.
Le prime avvisaglie di un nuovo flusso emergente si hanno nei novanta con musicisti al “confine” come Mario Laginha al piano trio o in duo con la splendida vocalist Maria Joao, che uniscono alle sonorità tipicamente latine (calypso, cantabilità brasiliana ) il loro jazz fatto anche di accenti etnici. Maria Joao collabora anche agli Azul del contrabbassista Carlos Bica; Bica propone un’interessante miscela che fonde il suo jazz “fusion” (con forti richiami alle tematiche di Bill Frisell) con il rock e le sue derivazioni moderne.
Lo scenario si arrichisce ulteriormente nel 2001, con la fondazione del Lisbon Improvisation Players, un’istituzione che raccoglie i maggiori talenti jazzistici del posto, indirizzati alla riscoperta dell’improvvisazione libera: il sassofonista Rodrigo Amado (in assoluto il miglior musicista di tutto il movimento portoghese), Paolo Curado, Marco Franco, Pedro Goncalves, ecc. sono apprezzati nelle loro apparizioni solistiche o come session-man.
Importante è il contributo che arriva dai musicisti più addentrati nell’ambito delle avanguardie: il trombettista Sei Miguel, da sempre vicino alla sperimentazione di Cage, propone una forma personale di interazione tra il free e le culture classiche “moderne” (aleatorietà, concretismo, ecc.), mentre il Red Trio del pianista Rodrigo Pinheiro con Gabriel Ferrandini alla batteria e Hernani Faustino al contrabbasso, si fonda su un approccio aggressivo sugli strumenti in totale libertà individuale dei solisti.
Pian piano, la scena si arrichisce: tra i pianisti emerge Bernardo Sassetti (nelle tre varianti al piano solo, con il suo trio o nel gruppo di Holshauser), che fornisce una sua personale rilettura del jazz impressionistico rifacendosi a compositori classici del passato come Mompou; tra i chitarristi particolarmente apprezzato è il lavoro di Mario Delgado (il Frisell portoghese) , Afonso Pais e Pedro Madalero; la sezione ritmica (contrabbasso-batteria) di Carlos Barretto e Alexandre Frazao è il punto di riferimento di gran parte del movimento: in particolare Barretto si presenta anche un’ottimo compositore.


Discografia minima consigliata:

(potete approfondirla secondo i vostri gusti)

-Maria Joao & Mario Laginha, Cor, Polygram 1998
-Azul di Carlos Bica, Believer, Enja
-Lisbon Improvisation Players, Live at Lx Meskla, Clean Feed 2002
-Mario Delgado, Filactera, Clean Feed, 2002
-Rodrigo Amado, The space between (con Carlos Zingaro e Ken Filiano), Clean Feed 2003/Teatro, European Echoes, 2006/ The abstract truth, European Echoes, 2009
-Carlos Barretto, Solo Pictorico, Museek Flaaz, 2002
-Sei Miguel, Showtime, Townsend Records, 1996/The tone gardens, Creative Source, 2006
-Bernardo Sassetti Trio, Ascent, Trio 2, Clean Feed 2005/e con Will Holshouser Trio, Palace Ghosts and drunken hymns, Clean Feed 2009

1 commento:

  1. Very enlightening and beneficial to someone whose been out of the circuit for a long time.

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