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martedì 4 maggio 2010

La musica classica nordica


Le origini della musica colta del Nord Europa risalgono al periodo medievale: le folk songs riportate in luce dalla ruralità ci consegnano un patrimonio intatto e incontaminato che sarà un ingrediente sempre presente nella musica di tutti i musicisti scandinavi e aree affini che si succederanno nei quattrocento anni di storia successiva; dicevo affini perchè gli "umori" nostalgici derivanti dalle condizioni di vita speciali di quegli abitanti sono stati motivo di interesse anche di molti compositori di paesi che si affacciano sul Baltico e sul Mare del Nord. La nostra analisi comunque si deve concentrare sui tre paesi scandinavi per eccellenza: la dominazione danese prima e quella russa sulla Finlandia dopo non permisero uno sviluppo delle arti immediato così come era successo nella vecchia Europa, ma costruì le fondamenta per il movimento di indipendenza che gettò le basi per una propria identità culturale. Tuttavia i popoli scandinavi e anche i suoi musicisti non possedevano ancora delle scuole di composizione e soprattutto non avevano esperienze allargate al di fuori dei confini delle loro nazioni. Con lo sviluppo dei primi mezzi di trasporto fu possibile per tutti coloro che volevano approfondire lo stato dell'arte potersi recare nel centro Europa (Germania, Francia e Italia) e avere quei contatti fondamentali per lo sviluppo e la credibilità delle lore risorse. Parliamo dei primi anni dell'Ottocento, in cui in Europa, dal punto di vista musicale, il movimento classico stava passando la mano a quello del Romanticismo. Ad un certo punto, si crearono le premesse per intensi scambi culturali incrociati: basti pensare da una parte al compositore finlandese Fredrik Pacius(1809 -1891), considerato il "padre della musica finlandese" che dopo aver studiato il romanticismo in Germania lo riportò nella madrepatria e dall'altra il compositore svedese Franz Berwald (1796-1868), famoso sinfonista romantico che invece passò la sua carriera musicale a Berlino. La Danimarca portò alla ribalta un altro sinfonista Niels Gade (1817-1890) tanto apprezzato negli ambienti colti europei, mentre la Norvegia esprimeva Johann Svendsen (1840-1911) che portava gli elementi tipici del suo paese nell'orchestra. Tutti questi artisti furono i più importanti primogeniti della musica scandinava, ma il più grande di tutti fu Edvard Grieg (1843-1907): una produzione pianistica di altissimo valore con chiarissimi riferimenti musicali devoti al suo paese d'origine, ed una suite (soprattutto in versione orchestrale)la sua "Peer Gynt" che rimane una pietra miliare della musica classica e dell'intero patrimonio musicale mondiale; fino a quel momento la musica nordica risentiva pesantemente dei modelli europei di riferimento (soprattutto l'asse franco-tedesco), ma Grieg ebbe il merito di introdurre la musica popolare in quel contesto, dandogli una dimensione onirica; mentre il romanticismo insisteva sull'ineluttabilita del fato, Grieg spingeva sul misticismo.
Con Svendsen e Grieg, il romanticismo aveva creato una nuova estetica, quella nordica, così come le altre scuole europee alternative alla scuola principale dell'asse tedesco-francese-italiano avevano fatto. Ognuna di queste incorporava elementi tradizionali dei propri paesi fornendo un primo passo verso la fusione delle identità nazionali nella musica: basti pensare alla scuola boema di Dvorak e Smetana, o a quella spagnola di Albeniz e Granados. Particolari affinità la scena nordica li presenta con la scuola russa, di forte impronta nazionalista, ma logicamente non si ritrova tanto nel patriottismo musicale del famoso gruppo dei Cinque, quanto in quei nuovi compositori russi come Rubinstein o meglio come Tchaikowski (1840-1893) che pur essendo tradizionali nella struttura sono decisamente più inclini ad esprimere le tematiche popolari. Ed inizialmente i compositori nordici che si affacciano sulla scena del novecento tendono a replicare tali strutture; in piena epoca impressionista è ancora la sinfonia uno degli elementi preponderanti dell'arte scandinava, sebbene i nuovi compositori studino presso le nuove scuole della dissonanza austriaca e tedesca (prima tra tutti la scuola atonale di Schoenberg); tuttavia ancora imperante è la tonalità vedi ad es. le sinfonie di Carl Nielsen (1865-1931) in Danimarca oppure il ritorno alla modalità di Jean Sibelius (1865-1957), che oscura l'importanza del lavoro effettuato da suoi connazionali come Leevi Madetoja (1887-1947) e Erkki Melartin (1875-1937) in Finlandia: in particolare Sibelius esprime alla perfezione l'identità finlandese e costituisce un vero e proprio aggiornamento del suono "nordico".
Da sottolineare, perchè molta critica non lo fa, il lavoro svolto da una intera scuola di compositori svedesi agli inizi del novecento, che riprende in toto il lavoro dei romantici e dei primi impressionisti rifiutando categoricamente l'atonalità della seconda scuola di Vienna, anzi ponendosi in netto contrasto con essa: Wilhelm Stenhammer (1871-1927), Hugo Alfven (1872-1960), Kurt Attemberg (1887-1974), Wilhem Petterson-Berger (1867-1942), Tore Rangstroem (1884-1947) costituiscono una seconda ondata del romanticismo in chiave moderna con un'esaltante scuola specializzata nella sinfonia e nel concerto per piano, i cui lavori solo recentemente hanno avuto piena sistemazione discografica per merito dell'etichetta tedesca Cpo records.
I nuovi compositori scandinavi fanno fatica a sposare le tesi di Schoenberg e Weber e questo si riflette sulle loro composizioni che hanno ancora il riflesso del passato: sposano moderatamente la modernità dei nuovi metodi di composizione, ma sicuramente non perdono le caratteristiche "nordiche" della nostalgia, dell'oniricità, degli elementi folkloristici che la contraddistinguono, quand'anche non si rifanno (in alcuni casi) al classicismo. In questo senso importanti sono i contributi degli svedesi Gosta Nystroem (1890-1966), Hilding Rosemberg (1892-1985), Yngve Skold (1899-1992), del finlandese Uuno Klami (1900-1961), dei norvegesi Geirr Tveitt (1908-1981) con una splendida produzione concertistica al piano e Harald Saeverud (1897-1992), ma il movimento è vasto e si proietta anche al di fuori dei confini propriamente scandinavi: in Islanda fa faville la "Saga Symphony" di Jon Leifs (1899-1968), in Danimarca notevole è l'approccio sinfonico di Rued Laangard (1893-1952), di Herman D. Koppel (1908-1998) e di Vagn Holmboe (1909-1996). Invece dall'Est arrivano le sinfonie del russo Dmitrij Shostakovic (1906-1975), dell'estone Eduard Tubin (1905-1982). Da qui entriamo nell'era contemporanea della musica classica e il dopoguerra vede la deflagrazione delle teorie atonali e l'avvento del serialismo e di tutta una serie di metodologie di scrittura di tipo avanguardistico (strutturalismo, minimalismo, ecc), a cui nemmeno i paesi nordici possono sottrarsi. Nascono così le avanguardie nazionali con una pletora di artisti che abbraccia le esperienze "moderne" ma non tutti rimangono fedeli a quel concetto di modernità, molti compositori poi preferiranno trasformare le proprie prerogative musicali in una forte proprietà multistilistica: in Svezia i più acclamati sono Alan Pettersson (1911-1980), considerato dalla critica il massimo esponenente della sinfonia nordica moderna a motivo della sua originale e intricata visione musicale, e Karl-Birger Blomdhal (1916-1968); in Finlandia oltre a nuovi compositori di fama internazionale come Tauno Marttinen (1912) , Kalevi Aho (1949) e Einojuhani Rautaavara (1928) viene fondata l'associazione "Korvat Auki" (Orecchie aperte) nel 1977 ad opera di un gruppo eccelso di compositori come Magnus Lindberg (1958), Kaija Saariaho (1952), Esa Pekka Salonen (1958), Aulis Sallinen (1935), Joonas Kokkonen (1921-1996), ecc. che si occupano dello studio e della promozione della musica contemporanea; in Norvegia importante è il contributo di Egil Hovland (1924). In Polonia nasce la triade Witold Lutoslawsky (1913-1994), Krzysztof Penderecki (1933) e Henryk Gorecki (1933); in Danimarca i compositori più importanti sono Ib Norholm (1931), Per Norgard (1932) e Poul Ruders (1949); dal lato destro del mar Baltico emerge una visione più religiosa e spirituale: abbiamo gli estoni Arvo Part (1935), Lepo Sumera (1950-2000), Veljo Tormis (1930), il lettone Peter Vasks (1946) e il lituano Osvaldas Balakauskas (1937), senza dimenticare gli apporti del russo Alfred Schnittke (1934-1998), e di Valentin Silvestrov (1937, Ucraina) e di Giya Kancheli (1935, Georgia).
Voglio anche ricordare il compositore e musicologo finlandese Erkki Salmenhaara (1941-2002) che s'impegnò nella ricostruzione della musica del suo paese nel periodo che va dal Romanticismo fino alla seconda guerra mondiale con delle pubblicazioni stampate nel 1996, e che dimostra come attualmente viene affrontata la musica colta in quegli ambienti: nei paesi nordici vi è un sostegno statale alle attività musicali che parte da lontano, dalle scuole dell'obbligo, a differenza del nostro Paese dove le compagnie e i teatri sono alla bancarotta e gli insegnamenti nei conservatori sono diventati problematici. Purtroppo è un discorso di mentalità e di lungimiranza che in un momento tremendo di crisi economica non attechisce e non interessa la nostra politica. Ma una cosa è certa ed è che la cultura in tutti i suoi aspetti (quindi anche quello musicale) ha sostenuto implicitamente il mondo e il suo sviluppo per secoli, perciò non vedo da che parte si voglia andare con questa "miopia" politica e sociale.
Nel prossimo post vi darò discografia consigliata. Chiaramente, ho dovuto trattare l'argomento in modo riassuntivo e avrò dimenticato sicuramente qualcuno. Comunque su tutti gli artisti e compositori citati e non, spero di ritornarci con delle monografie specifiche.

3 commenti:

  1. Molto interessante, anche perchè conosco molti dei musicisti citati. Vorrei citare l'etichetta Sterling per la musica romantica scandinava (e non).
    Corrado Montaldo

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  2. interessante e molto utile per me che mi accigo a scrivere di' musica tradizionale nella musica colta' grazie

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  3. Mi piacerebbe conoscere ciò che scriverà della musica tradizionale nella colta. Mi tenga presente.
    Corrado Montaldo

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