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venerdì 14 maggio 2010

Ketil Bjornstad: Remembrance





Ketil Bjornstad non è solo un musicista e compositore jazz di estrazione classica, ma anche un valente scrittore di temi contemporanei. L'attaccamento a questa forma di arte pervade anche il profilo musicale, tant'è che l'artista nel corso della sua carriera compone spesso su testi di poeti da lui ammirati (John Donne, Edvard Munch, Edith Sodergran, ecc.). La sua originalità prende piede forse proprio da questo connubio, perchè nei momenti migliori e più ispirati ha saputo trarre linfa vitale per trasferire in maniera eccezionale quei sentimenti profondi che erano dentro di lui. Ragazzo prodigio (a sedici anni suonava il concerto n. 3 di Bartok), Bjornstad si caratterizza più per gli effetti che riesce a produrre e meno che per il suo virtuosismo, che viene tenuto sacrificato per fare emergere timbri e dinamiche, alla ricerca di uno spazio musicale in cui sia possibile far confluire pause, silenzi e note musicali: un pianista da "preludi" e "fughe che ha cavalcato questi ultimi cinquant'anni di musica cercando di precostituirsi un proprio ambito (come pianista si può considerare una via di mezzo tra barocco, classicismo, impressionismo e le istanze "nordiche" moderne), sempre alla ricerca dell'emotività delle cose, con un particolare interesse alla contemplazione dell'acqua intesa in senso ampio (molti suoi albums verrano intitolati tenendo presente questo riferimento).


La sua carriera discografica si apre alla Philips nel 1973 con il suo primo album "Apning" che ci presenta un pianista con una sua personalità ma con riferimenti chiari al sound pianistico ritmico del pianista di eccellenza di quel momento, ossia il Keith Jarrett di "Facing you" o di "Fort Yawuh" tanto per intederci, e l'esperimento in gruppo a cui partecipa già il bassista Arild Andersen e il batterista Jon Christensen, viene ripetuto in "Berget det bla" l'anno dopo. Il Bjornstad di questi anni è spensierato, fornisce all'ascoltatore delle "good vibrations" ma tutto sommato non ha ancora quel "quid" che caratterizza un campione da un suonatore ottimo: pubblica il suo primo disco solista al piano nel 75 "Tredje Dag" che sarà bissato nel 1979 dal più compiuto "Svart Piano". "Finnes du noensteds ikveld" (1976) e il successivo "Selenia" presentano per la prima volta un sax e spostano l'attenzione dell'artista su un più marcato senso "nordico": in molti momenti sembra essere in un disco del Garbarek anni settanta, ma l'attività musicale del compositore svedese viene riconosciuta dal grande pubblico solo con la sua prima rockopera "Leve Patagonia" (1978), che cerca di presentare in modo originale una fusione tra rock, pop di matrice tradizionale (usando anche il canto lirico in lingua) e intermezzi classici; Bjornstad ripeterà spesso negli anni successivi quest'esperienza con "Aniara" (dove fa uso anche di toni newage), "Natten" (1985), "The Shadow" (1990). Si nota comunque una certa dispersione del musicista che forse in quel momento è alla ricerca di popolarità: lo dimostrano le incursioni "fusion" di "Tidevann (1980) e nella newage di "Engler I snefen" (1982), che calcano le mode ma si presentano in una veste di "cantabilità" un pò scontata. "Karen Mowait Suite" (1988) invece lo presenta ormai immerso nell'elettronica ambientale con tocchi new age. "Odissey" del 1991, ritorna ad un pianismo più puro con uno spirito molto vicino agli esordi, ma quando il piano non è protagonista, restano evidenti brani con minor spessore.


A questo punto l'artista entra nella ECM: l'incontro con il cellista David Darling e con il chitarrista Terje Rypdal gli fanno fare quel salto di qualità che ancora gli mancava: gli album "acquatici" ("Water stories" (93), The Sea I ('95), The river (96) e The Sea II ('98) lo riportano alla ribalta internazionale: quegli aspetti "nostalgici" o "vissuti" della sua discografia vengono enfatizzati con l'intelligente ausilio di grandi musicisti partners e danno alla musica una sua originalità e profondità che ristabilisce in grande l'equilibrio tra la preparazione classica del musicista e l'applicazione dei teoremi nordici nel jazz. "Water Stories" può essere considerato un vero e proprio documentario sulle evoluzioni del mare, in un rapporto evocativo perfetto tra musica ed subdole immagini; "The sea I" scava ancora più a fondo nell'immaginario rappresentando il lato più cangiante ed umorale del mare, in simbiosi con i cambiamenti umani; "The river", da solo con David Darling, viene pubblicato dopo che Bjornstad ha passato un'intero inverno ad ascoltare la musica rinascimentale di William Byrd e Orlando Gibbons, è necessariamente più austero ed introverso, ma possiede una tensione (grazie ad un mirabile interplay fra i due musicisti) tale da farlo passare per un testamento spirituale; "The sea II" riprende il discorso di "The river" con una presenza musicale più forte dettata dall'inserimento "pennellato" della batteria di Christensen e dei meravigliosi ed espressivi "contorcimenti" chitarristici di Rypdal.
Di questo periodo concomitante è anche la proposizione di componimenti "classici" che vengono misurati sui due volumi di "Preludes" (originariamente pubblicati nel 1984-1985) e sui due volumi delle "Rosenborg Tapes" dove Bjornstad accanto alle sue composizioni rilegge sotto forma di variazioni i preludi e fughe di Bach (1998-1999).

Ad inizio decennio ancora un disco un pò più debole con David Darling "Epigraphs" (2000), un tuffo nella moda del "nu jazz" e della modernità imperante in Scandinavia (l'artista suona assieme all'Ensemble 96 gruppo corale norvegese e ad altri artisti in cui spicca il trombettista Palle Mikkelborg) in "Old" (2001), e in "Before the night" (2002) , che si divide tra elettronica, spazi neoclassici, e aperture chitarristiche (Eivind Aarset) e poi tutta una serie di albums in cui Bjornstad sviluppa il suo pianismo "poetico" in chiaroscuro, con una particolare e già sperimentata affezione alla musica pop/rock con intense voci al canto (Anneli Drecker e Bendink Hofset, Christine Asbjornsen): vengono pubblicati "Grace" (2000), "The nest" (2003), "Seafarer's song" (2004), che potrebbe diventare un disco-manifesto dell'emigrazione contemporanea, e il delicato ritorno ECM Records "The light: songs of love and fear" (2008) strutturato come "songs cycle" in lingua nordica, cantante da Randi Stene.

Gli ultimi episodi discografici lo vedono intraprendere una forma più tradizionale di jazz: "Floating" nel 2006 (con P. Danielsson/M. Mazur) e "Devotions" (2007) sono albums in trio (con l'aggiunta in Devotions di flauto), che forse per la prima volta mettono a nudo una nuova personalità jazzistica protesa verso le radici delle soluzioni in trio alla Bill Evans, alla ricerca di una rinnovata purezza dei suoni. "Remembrance" prosegue in questa linea e accanto alla batteria di Christensen, ritorna in maniera preponderante il sax, questa volta suonato da uno dei nuovi talenti svedesi, Tore Brumborg.



Discografia consigliata:
-Early Years, (compilazione del suo primo periodo musicale), Universal 2002/-Svart Piano, Philips 1979 /-Preludes vol. 1, 1984/Preludes vol. 2, 1985 ristampati Hermitage 1993 /-Karen Mowat-Suite, Hot Club Record, 1988/-Water stories, ECM 1993/-The sea I, ECM 1995/-The river, ECM 1996/-Rosemborg Tapes, Vol. 1 (chiamato anche New Life o Nytt Liv), Philips 1998/-Rosemborg Tapes vol. 2, (chiamato anche The Bach Variations), 20 variations on the Prelude and Fugue in C-sharp minor by J. S. Bach, Philips 1999/-The Nest, Emarcy 2003/-Seaferar's song, Universal, 2004/Floating, Universal 2005-The light: Songs of love and fear, ECM 2008


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