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domenica 23 maggio 2010

Classica: La scuola francese



 La storia musicale francese conosce il suo vero rinnovamento nel periodo del classicismo attorno alla metà del 1700: il pubblico francese dava un elevato valore all’opera espressa in tutte le sue varianti: operetta, grand-opera, opera buffa, opera comica,ecc., e richiedeva uno sforzo compositivo agli autori musicali così come in maniera concomitante stava succedendo in Italia dopo la creazione di Orfeo di Monteverdi. Tutto il periodo storico che va dal 1700 ai primi anni dell’ottocento è per la Francia intriso di avvenimenti importanti e sui quali non mi soffermo; certo è che le vicende di Luigi XVI e di Napoleone Bonaparte sul finir del secolo, costituirono uno spartiacque nel carattere dei francesi che acquisirono una coscienza umana e una maturità che diventerà una guida per tutto il mondo nei due secoli successivi, soprattutto nel campo delle arti. Accanto alla loro innata propensione nazionalistica (la Tour Eiffel si può considerare come un esempio storico della superiorità intellettuale dei francesi, oppure la chiesa eretta all’Hotel des Invalides, costruita con le “perfette” proporzioni auree), se ne univa un’altra tesa a scrutare gli orizzonti (artistici) che potevano delinearsi nel futuro.
Nel periodo classico l’alter ego di Mozart in Francia è Francois Joseph Goussec (1734-1829), compositore prolifico che fu anche precursore delle nuove generazioni di musicisti, tra i quali importantissimo è il contributo di Etienne Mehun (1763-1817), ricordato soprattutto per le sue sinfonie (forse troppo beethoviane e che comunque corrispondevano ad un gusto romantico di matrice tedesca), ma che ricorderei per l’opera che come dicevo prima era il genere imperante: le sue overtures ci presentano un compositore classicista/romantico che ha in sé già caratteri di diversità dai suoi conterranei: vi è un senso di “intelligente stravaganza”, di “libertà musicale” che costituisce “orgoglio culturale” tipicamente francese e che sarà la base dei lavori dei suoi immediati e più conosciuti successori storici in particolare di Hector Berlioz (1803-1869), che ne dà un forte esempio nelle sue sinfonie: al di là di tutte le innovazioni portate alla sinfonia (allungamento a dismisura della durata, tema musicale costruito a programma, ampliamento degli strumenti nell’orchestra) non era certo semplice unire sentimenti di grandezza, depressione e felicità improvvisa in una forma ancora “schematica”. Se questo è valido per la produzione sinfonica e concertistica, per quello che concerne la produzione pianistica e quella da camera, sicuramente è a Hyacinte Jadin (1776-1800) che si devono i primi cambiamenti in una nuova scuola che inglobava anche altri seminali musicisti come ad esempio Pierre Vachon (1731-1803): a Parigi nel Tuilieres Palace per tutto il settecento vennero tenuti i famosi “Concert spirituel”, ossia i primi concerti pubblici che erano caratterizzati dalla proposizione di musica religiosa ma anche dalla proposizione di brani “classici” particolarmente difficili da eseguire. I concerti furono chiusi nel 1790 ma, dato evidentemente il loro apprezzamento, aprirono la strada al perfezionismo musicale francese del secolo successivo.I primi romantici francesi come Charles Alkan (1813-1888) fondarono delle vere e proprie scuole di virtuosismo pianistico nelle quali severi ed importanti sono i metodi di insegnamento: ad esempio a Parigi si insegna il metodo Karlbrennar, che consiste nell’enfatizzare l’apporto delle dita sulla tastiera rispetto al movimento dell’avambraccio che viene tenuto fermo appoggiato su un asse costruito di fronte alla tastiera del piano. Lo stesso Chopin ne fu attratto nella sua permanenza a Parigi. Questo virtuosismo si rileva anche nello strumento dell’organo che grazie soprattutto a Cesar Franck (1822-1890) e Charles Marie Widor (1844-1937), conosce una popolarità in Francia senza uguali per oltre un secolo e da vita a tutta una serie di musicisti impegnati a scoprire le potenzialità dello strumento e a suonarli per anni nelle principali chiese francesi.
Ma colui che in pieno romanticismo seppe intelligentemente convogliare le risorse innovative presenti in Francia in una prima ed embrionale scuola nazionale fu Camille Saint-Saens (1835-1921), che nel 1871 fondò la Societè Nazionale de Musique alla quale partecipavano i migliori compositori di quell’epoca tra i quali Gabriel Faurè (1845-1924), Edouard Lalo (1823-1892), Jules Massenet (1842-1912), Ernst Chausson (1855-1899), Vincent D’Indy (1851-1931) e lo stesso Cesar Franck: la cosiddetta “Ars gallica”. Era il primo vero tentativo su scala nazionale di sovvertire l’interesse del pubblico francese verso l’opera e veicolarlo sulle nuove tendenze musicali.
La musica francese conobbe il suo massimo splendore artistico nel periodo dell’impressionismo grazie ad autori come Claude Debussy (1862-1918), Paul Dukas (1865-1935), Jacques Ibert (1890-1962), Maurice Ravel (1875-1937) che apportarono ciascuno profonde caratterizzazioni della nuova musica classica guidate tutte da un rinnovato senso della “libertà” compositiva che era stata già prerogativa in maniera meno accentuata di Berlioz, Saint-Saens e i suoi discepoli; i compositori incominciarono ad unire agli elementi “romantici” delle loro musiche nuovi aspetti di libertà neoclassica, che certamente contrastavano con le allora primordiali teorie dell’atonalità promulgate da Schoenberg in Austria. A Parigi questo distaccamento dalle teorie austro-tedesche ebbe una maggiore propulsione nei movimenti che ormai si susseguivano incessanti. E’ nei primi anni del novecento che il surrealismo prende forma grazie a scrittori come André Breton o Jean Cocteau o pittori spagnoli come Mirò o Dalì: l’equivalente nella musica è Erik Satie (1866-1925), che viene preso come riferimento da una nuova scuola di pensiero, il gruppo dei Sei, che comprendeva i compositori Darius Milhaud (1892-1974), Arthur Honegger (1892-1955), Francis Poulenc (1899-1963), Germaine Tailleferre (1892-1983), Georges Auric (1899-1983) e Louis Durey (1888-1979), con manifesto programmatico “Il gallo e l’Arlecchino” dello scrittore dandy Jean Cocteau. I compositori accentuavano lo spirito e i caratteri neoclassici della loro musica rinnegando sempre più i caratteri “wagneriani” che caratterizzavano le tematiche dei romantici, imponendo la loro incalzante originalità. Satie in particolare riveste un’importanza straordinaria per la musica contemporanea anche non classica, poiché nei suoi ultimi lavori si dedicò alla “musique d’ameublement”, cioè alla musica da arredamento utilizzata per riempire gli spazi e in tal senso è riconosciuto come il padre fondatore della musica “ambient”.
La generazione successiva di compositori francesi però già si caratterizza per un ritorno all’intellettualità: Olivier Messiean (1908-1992) nel 1936 fondò insieme con André Jolivet (1905-1974), Jean-Yves Daniel-Lesur (1908-2002) e Yves Baudrier (1906-1988) il gruppo La Jeune France: senza riverlarlo in maniera esplicita, la “giovane Francia” non accetta il gusto neoclassico parigino del gruppo dei Sei e rifiuta “Il gallo e l’Arlecchino” di Cocteau considerandolo frivolo: il loro programma è in favore di "una musica vivente, avente l'impeto della sincerità, della generosità e della coscienziosità artistica".
I nuovi compositori che si affacciano nel periodo della seconda guerra mondiale non possono fare a meno di scorgere le nuove modalità che la musica sta attraversando: essere “intellettualmente” avanzati significava proprio sposare tutte le teorie del modernismo musicale, e i francesi erano in prima linea in tal senso: nei primi anni cinquanta solo sparuti musicisti continuano le tradizioni francesi della scuola di Saint-Saens e Debussy: Henri Dutilleux (1916) e Jean Luis Florentz (1947-2004), che comunque propongono già caratterizzazioni dei tempi moderni.
I nuovi personaggi della musica contemporanea francese ad un certo punto emersero come frutto dei nuovi compromessi storici e diedero luogo ad ulteriori branchie musicali: Edgar Varese (1883-1965), incontrastato padre della musica elettroacustica famoso per i suoi progetti multimediali, Pierre Schaeffer (1910-1995), pioniere della musica concreta, ossia di quella musica che proviene dai suoni di oggetti o di animali o da rumori campionati su nastri magnetici, il compositore Pierre Boulez (1925), continuatore del movimento seriale, specie nei suoi primi anni di carriera: quest’ultimo approfondisce quelle teorie serializzando non solo le scale, ma anche gli altri elementi: durata, intensità, timbro.
Questi movimenti di alta natura intellettuale sono ancora oggi oggetto di dibattito: uno dei massimi esponenti del serialismo francese Barraquè, fu aspramente criticato per l’assenza di emotività scaturente dai suoi percorsi musicali.
Boulez fu anche il primo direttore dell’IRCAM (Institute de Recherche et Coordination Acoustique Musique) che si propone a Parigi di sviluppare l’esplorazione delle musiche contemporanee: questa importantissima istituzione con un fiorente centro di documentazione musicale a cui partecipano anche musicisti non francesi, è stato il luogo privilegiato per le ricerche acustiche dei cosiddetti spettralisti: Gerard Grisey (1946-1998), Tristan Murail (1947), Emmanuel Levinas (1905-1995) e Hugues Dufourt (1943), compositori che utilizzavano la tecnologia del computer e in particolare lo “spettro” per amplificare e stratificare i suoni. Tra i nuovi compositori del centro si distingue il lavoro di Marc-Andrè Dalbavie (1961), che tenta di coniugare le istanze più progressiste di Debussy con le innovazioni dello spettralismo.
Le nuove generazioni vedono una schiera di compositori ripropongono un mix di stili, e tra i quali i più interessanti sono Nicolas Bacri (1961), che ha già al suo attivo un cospicuo repertorio, e Bruno Mantovani (1974) anch'egli di formazione multistilistica interessato alle spazialità del suono.

Al prossimo post vi fornirò discografia.

1 commento:

  1. bellissimo blog, complimenti! mi permetto di aggiungere alla lista dei compositori fondamentali Koechlin (vero genio dimenticato, autore di musiche assolutamente originali e maestro di Ravel), Chabrier (per certi versi anticipatore dei Six), Roussel (neoclassicista sui generis) e il dimenticato Durosoir (in bilico tra post-impressionismo e modernismo).

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