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lunedì 12 aprile 2010

Timothy Crane: Dragonfly




Seconda prova per il pianista new-age americano Timothy Crane, il cui esordio "The other life i dream" nel 2004 fu nominato, a ben ragione, in molte riviste new-age come disco rivelazione dell'anno (perdonatemi di aver dimenticato di inserirlo nei dischi del decennio new-age). Crane si presentava non solo come un ottimo pianista (cosa che nel genere è facile da riscontrare) ma mostrava un talento soprattutto nella costruzione dei brani che evidenziavano meravigliosi contrappunti degli strumenti ritmici ed orchestrali in brani di durata anche superiore ai 6 minuti. "Dragonfly" purtroppo sembra mancare proprio di questo ingrediente, per cui alla fine si deve pensare ad un'occasione mancata. Resta comunque il fatto (positivo) di trovarci di fronte ad uno dei migliori continuatori della tradizione pianistica new-age e soprattutto di trovarci di fronte ad una visione "estensiva" del genere, che al di fuori di tanta sterile leziosità, cerca di essere new-age nel tratto e nello spirito ma, allo stesso tempo "musica" nella sostanza (quindi con i primordiali elementi di classica, rock, ecc. che la compongono), così come anche nuovi attori stanno facendo negli ultimi anni: penso al chitarrista Bill Wren ad esempio.

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