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giovedì 29 aprile 2010

Il jazz nordico



Quando si parla di "jazz nordico" spesso si fa riferimento a musicisti che hanno data di nascita nei paesi scandinavi. In realtà, se è da questi musicisti che si deve partire per un escursus storico, è anche vero che l'aggettivo "nordico" va riferito ad un'area geografica più vasta di quella della Scandinavia (Norvegia, Svezia, Finlandia): bisogna considerare innanzitutto la Gran Bretagna con annessa l'Islanda e poi considerare anche tutte quelle regioni europee che si affacciano sul Mar Baltico: quindi Danimarca, Germania settentrionale, Lituania, Estonia, ecc. Si, perchè il "jazz nordico" non è solo un movimento che si è guadagnato nel tempo una valida alternativa al free jazz europeo (quello tedesco soprattutto), ma anche una corrente che ha originali caratteristiche musicali che inglobano al loro interno una spiccata modernità musicale, un nuovo modo di "sentire" e di "esprimere" le tematiche, frutto sicuramente di un insieme di elementi: l'estetica "free" del musicista, gli "umori" tipici di quelle postazioni geografiche (mi riferisco alle diversità ambientali di quelle zone dove la temperatura e la luce del sole, sono fattori fondamentali per le riflessioni degli uomini), le aperture fondamentali alla musica "colta" (classica), il folk dei loro paesi e quelli di paesi lontani. Costruire una "nuova strada" per la musica contemporanea: era questo uno degli scopi di Manfred Eicher, fondatore della casa discografica tedesca dell'Ecm records che agli inizi degli anni settanta, cominciò ad accogliere nelle sue fila musicisti con le caratteristiche di cui dicevo prima: Jan Garbarek, Terje Rypdal, Aril Andersen, Ketil Bjornstad, Jon Christensen(tutti norvegesi), Bobo Stenson, Anders Jormin (svedesi), Edward Vesala (finlandese), Tomasz Stanko e tutta la scuola dei suoi discepoli (polacchi), John Taylor con gli Azimuth, John Surman, l' Andy Sheppard più recente (inglesi) si distinguevano non solo per essere dei musicisti "eccezionalmente originali" e coraggiosi, che abbandonavano il loro linguaggio jazz "americanizzato" degli esordi per passare ad uno strettamente "europeo". In tal senso si deve aggiungere che col tempo furono molti blasonati jazzisti americani a trasferirsi nei suoni europei, vedi es. il "tardo" Charles Lloyd o per un lungo periodo Keith Jarrett. Anche nel canto si ebbero nuove "diversità" con artisti come Sidsel Endresen e Karin Krog che rientravano sempre nel giro dei musicisti norvegesi principali. E la situazione è ancora in evoluzione, basti pensare alla seconda ondata di musicisti ECM con inflessioni tipiche del movimento che si è avuta a partire dagli anni novanta con artisti di valenza assoluta come Trygve Seim, Frode Haltli, Jon Balke, Tord Gustavsen, Mathias Eick (norvegesi), Iro Haarla e Sinikka Langeland (di origini finlandesi).
Nel 1997 l'artista norvegese Bugge Wesseltoft con l'album "New Conception of Jazz" per l'etichetta discografica Jazzland, fonda un nuovo corso della musica jazz nordica: lo chiamano movimento "nu jazz" o "future jazz": che cosa era successo? Nell'ambito delle tante contaminazioni nelle quali stava passando la musica fu accolta l'intuizione di fondere l'improvvisazione jazz (soprattutto del tipo "nordico") con l'elettronica, il funk e la musica "ambient", mettendo a pieno servizio di questi generi musicali anche gli strumenti utilizzati; anzi persino i disc-jockeys cercarono di sfruttare questa formula (l'esempio migliore è quello di DJ Spooky).
Comunque, i pioneri di questa nuova evoluzione in campo jazzistico, oltre a Wesseltoft, furono soprattutto i trombettisti Nils Petter-Molvaer, che compone con tromba processata da computer, e dà concerti multimediali all'imbrunire, selezionati su aree paesaggistiche di particolare fascino e Arve Henriksen che porta avanti una doppia carriera, una in solo con caratteristiche più consone a questo nuovo corso e l'altra, più eterogenea dal punto di vista musicale, con il gruppo dei Supersilent, ove spesso si spinge in territori ancora più impervi che abbracciano le possibili utilizzazioni dell'elettronica con il "noise". L'esperienza dei Supersilent non è l'unica, in Inghilterra un gruppo di jazzisti al confine con il rock, gli Spring Heel Jack, formati da John Coxon e Ashley Wales, cercano di esplorare le connessioni con nuovi sottogeneri dance come il drum'n'bass, ma anche in America il pianista free jazz Matthew Shipp dà alle stampe il suo "Nu Bop".
Quindi un nuova riproposizione del jazz, figlia della tecnologia moderna, che paga tributo al Miles Davis elettrico e all'Hancock del periodo funk, a Jon Hassell per ciò che riguarda i legami con l'ambient e la musica post-world, ma anche a tutti gli "sperimentatori" moderni (al riguardo importante sottolineare l'apporto del musicista americano Ben Neill che inventa la "mutantrumpet", ossia una tromba con tre campane e sei valvole e con una scheda elettronica applicata allo strumento, che gli permette di interagire con il computer).
Importante è menzionare l'opera di alcune etichette discografiche che stanno assumendo un ruolo fondamentale nella scoperta di nuovi talenti in tal senso, mi riferisco, oltre alla citata ECM, alla tedesca Act Music (che al suo interno annovera artisti stilisticamente vicini allo stile nordico come gli EST del defunto pianista svedese Esbjorn Svensson, il contrabbassista compositore svedese Lars Daniellson e la sassofonista norvegese Froy Aagre) alle norvegesi Jazzland (per la quale militano artisti importanti come il chitarrista Eivind Aarset, con un catalogo "acustico" dove sicuramente l'artista al momento più rappresentativo è Hakon Kornstad) e Rune Grammophon (etichetta nata nel '98 con l'obiettivo di dare una voce ai tanti artisti locali che si muovono nel campo della sperimentazione elettronica e dell'improvvisazione jazz).


Nel prossimo post vi darò una discografia selezionata.

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