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martedì 23 febbraio 2010

Shearwater: The golden archipelago



Nuovo album per il gruppo di alternative country dei Shearwater: si tratta del completamento della trilogia iniziata con "Palo Santo" e "Rook", due album strepitosi (anzi, perdonatemi il fatto di aver dimenticato di inserirli nella discografia consigliata del folk). I Shearwater, partiti inizialmente come gruppo satellite degli Okkervill River, dopo tre album, sono diventati ormai espressione del talento del tastierista del gruppo, Jonathan Meiburg, che gli ha dato una connotazione ancora più raffinata e particolareggiata; in possesso di una voce arcana con inflessioni malinconiche ed un falsetto molto somigliante a quello di Mark Hollis dei Talk Talk, Meiburg scrive canzoni originalissime che denotano un amore sviscerato nei confronti della natura ("Palo Santo" è una pianta delle Galapagos che trasmette un forte profumo nei boschi di quel luogo), degli animali (Rook è dedicato ai corvi) e degli uomini dimenticati e fragili. Infatti in "The golden archipelago" il tema dell'album è proprio quelli degli abitanti dell'isola di Bikini, che dovettero lasciare la loro terra nel secondo dopoguerra, per far posto agli esperimenti nucleari e alle esercitazioni militari.

"The Golden Archipelago" è un gradino più sotto dei suoi predecessori, (possiede comunque uno spirito diverso dato l'argomento trattato), che ha i suoi momenti migliori nelle canzoni "Black Eyes", "Hidden Lakes", "Uniforms", "Missing Islands", dove la scrittura si accompagna a dei magnifici arrangiamenti (spesso durante il disco si assiste ad uno sferragliare degli strumenti specie quelli ad arco che cerca di trasmettere il senso di isolamento e di smarrimento di quegli uomini. Comunque sia, questo cd conferma il grande valore di Meiburg e di questo gruppo: avercene di artisti così.


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