Translate

domenica 28 febbraio 2010

Rhys Chatam e Ingram Marshall


Rhys Chatam, The Bern Project, Hinterzimmer Records


Trasferito in disco un concerto di Chatam in trio con Julian Sartorius e Mago Flueck a Berna, questa prova di Chatam si rivela come una delle sue migliori. Rhys Chatam è un artista sfuggente, che spesso non rientra nelle categorie musicali già prescritte dai mezzi di informazione, tira fuori almeno un paio di lunghi brani che possono rientrare nel novero dei suoi capolavori e mi riferisco a "War in Heaven" e "Scrying in smoke", ma anche il resto non è molto inferiore: minimalista della seconda generazione, di estrazione classica, costituisce l'ossatura di quel movimento generatosi all'interno del minimalismo alla fine degli ottanta e che molti critici chiamano con definizione diverse: "massimalismo", "nuovo romanticismo", "post-minimalismo", ecc. Questi artisti hanno cercato di amplificare le trame di Glass, Riley e soci in un contesto dove la presenza ritmica assume anche un connotato ben preciso. In particolare Chatam sarà ricordato nel mondo musicale per i suoi approfondimenti nell'ambito dei sovratoni, ciòè in quel processo di gestione degli armonici degli strumenti.


Dischi consigliati:

Die Donnergotter (Table Of The Elements, 2006) An Angel Moves Too Fast To See (Table of Elements, 2003) A Crimson Grail (Table Of The Elements, 2007)

_______________


Ingram Marshall, September Canons, New World Records

Altro minimalista americano che pubblica un lavoro che riprende vecchie composizioni e ne propona una nuova bellissima: viene ripresa parzialmente "The fragility cycles" opera prima dell'autore nel lontano 1976, quando ancora forte è l'influenza della musica concreta e dei percussionisti orientali improntati alla musica classica (penso a Harrison, per esempio); poi vi sono ancora "Peaceable kingdome" e "Woodstone" due composizioni degli anni ottanta non particolarmente eccitanti; mentre per la prima volta su disco possiamo ascoltare "September Canons" riferita sempre ai tragici eventi del 2001, che ci restituisce un brano minimale di assoluta bellezza. Marshall è autore che soprattutto nel decennio ottanta-novanta ha prodotto dischi di valenza ed in particolare è riuscito a trovare un equilibrio "difficile" tra musica gregoriana, rinascimentale e tibetana grazie anche all'apporto della tecnologia; in questo si possono trovare in lui elementi di vera modernità e di contribuzione alla musica classica in generale.


Dischi consigliati:

Fog Tropes/ Gradual Requiem (New Albion, 1983) Three Penitential Voices/ Hidden Voices (Nonesuch, 1990) Alcatraz (New Albion, 1992) Evensongs (New Albion, 1997) Dark Waters (New Albion, 2001) Kingdom Come (Nonesuch, 2001) Savage Altars (Nonesuch 2006)

venerdì 26 febbraio 2010

Gil Scott Heron



GIL SCOTT HERON, I'm new here: ritorna dopo 14 anni Gil Scott Heron, artista trasversale nei territori del soul e del jazz. E' stato nei primi settanta il progenitore del rap e suoi derivati assieme a James Brown (periodo Sex Machine), con un album di talk music "Small Talk at 125th & Lenox Ave",in cui rivendicava le problematiche nere che gli hanno valso l'appellativo di poeta. Vi consiglio l'ascolto dei suoi primi album fino al 1975 (ve li segnalo sotto) anno in cui è iniziato un inesorabile declino che purtroppo dura fino a giorni nostri e di cui "I'm new here" non è esente.
Pieces of a Man. 1971 Flying Dutchman Records
Free Will. 1972 Flying Dutchman Records
Winter in America. 1974 Strata-East Records
The first minute of a new day - The Midnight Band. 1975 Arista Records
From South Africa to South Carolina. 1975 Arista Records


martedì 23 febbraio 2010

Shearwater: The golden archipelago



Nuovo album per il gruppo di alternative country dei Shearwater: si tratta del completamento della trilogia iniziata con "Palo Santo" e "Rook", due album strepitosi (anzi, perdonatemi il fatto di aver dimenticato di inserirli nella discografia consigliata del folk). I Shearwater, partiti inizialmente come gruppo satellite degli Okkervill River, dopo tre album, sono diventati ormai espressione del talento del tastierista del gruppo, Jonathan Meiburg, che gli ha dato una connotazione ancora più raffinata e particolareggiata; in possesso di una voce arcana con inflessioni malinconiche ed un falsetto molto somigliante a quello di Mark Hollis dei Talk Talk, Meiburg scrive canzoni originalissime che denotano un amore sviscerato nei confronti della natura ("Palo Santo" è una pianta delle Galapagos che trasmette un forte profumo nei boschi di quel luogo), degli animali (Rook è dedicato ai corvi) e degli uomini dimenticati e fragili. Infatti in "The golden archipelago" il tema dell'album è proprio quelli degli abitanti dell'isola di Bikini, che dovettero lasciare la loro terra nel secondo dopoguerra, per far posto agli esperimenti nucleari e alle esercitazioni militari.

"The Golden Archipelago" è un gradino più sotto dei suoi predecessori, (possiede comunque uno spirito diverso dato l'argomento trattato), che ha i suoi momenti migliori nelle canzoni "Black Eyes", "Hidden Lakes", "Uniforms", "Missing Islands", dove la scrittura si accompagna a dei magnifici arrangiamenti (spesso durante il disco si assiste ad uno sferragliare degli strumenti specie quelli ad arco che cerca di trasmettere il senso di isolamento e di smarrimento di quegli uomini. Comunque sia, questo cd conferma il grande valore di Meiburg e di questo gruppo: avercene di artisti così.


venerdì 19 febbraio 2010

The Unthanks. Here's the Tender Coming.



Seconda prova per le due sorelle Unthanks, che viene dopo lo splendido esordio "The Bairns" . Mentre in quel disco dominava il piano come strumento di accompagnamento alle tristi storie narrate dalle due, in questo vi è una propensione maggiore all'uso strumenti da orchestrina. "Here's the Tender Coming" è inferiore al primo: ha una prima parte notevole, con un brano in particolare che si erge nel contesto, "Lucky Gilchrist", ed una seconda parte con buone canzoni che abbassa il giudizio finale. Comunque sia, viene confermata la bravura di queste due artiste nel riproporre il folk tradizionale britannico con un umore narrativo decisamente proprio e personale. (e in questo senso si inseriscono nel nuovo filone folk che ha in Joanna Newson la massima rappresentante) . Vi sono echi della primissima acustica Joni Mitchell, madre di tutti i movimenti folk dei decenni successivi, e percorsi vocali cari alla parte meno introspettiva del famoso duo Simon & Garfunkel: caratteristica che ricorre frequentemente nel cd e che mostra una apertura per la coniugazione del folk con versanti pop.


mercoledì 17 febbraio 2010

Mark Feldman & Sylvie Courvoisier

Nuovo disco per il violinista Mark Feldman e sua moglie la pianista Sylvie Courvoisier. Il cd, uscito per la Tzadik, si intitola "Oblivia" e costituisce l'ennesima prova positiva del duo che definire jazz mi sembra riduttivo. I due artisti sono dei virtuosi dei loro strumenti che stanno approfondendo i percorsi iniziati come musicisti d'avanguardia: Feldman, è il violinista del momento: di stampo classico con continue incursioni nel jazz e nell'avanguardia; la Courvoisier, di stampo free-jazz, con particolare riguardo alle sperimentazioni sonore, è una delle rappresentanti di spicco del moderno movimento femminile che nel jazz negli ultimi anni sta avendo grande riscontro: penso a I.Mori, S. Ibarra, J. Leandre, L. Anker, ecc. La Courvoisier, inoltre, utilizza tecniche non convenzionali per suonare il pianoforte: cioè suona anche all'interno dello strumento.
"Oblivia" non si rifà a nessuno dei dischi precedenti del duo ed in questo senso è una novità: il primo disco "Music for violin and piano" era un disco di classica, quelli commissionati da John Zorn "Masada recital" e "Malphas" erano invece dedicati alla Jewish Music, e come tali erano espressione più del compositore, John Zorn, che degli esecutori; "Oblivia" è invece un vero e proprio disco dei due autori, nel quale vi è un magnifico interplay: dal canto suo, la pianista svizzera crea una serie di trame e timbri che evocano disparate sensazioni, mentre il violinista americano riesce a rievocare classicità ma non disdegna effetti sonori particolari sullo strumento (frutto anche delle tecniche non convenzionali usate sugli strumenti).
E' un perfetto esempio di interazione tra la musica colta e l'improvvisazione jazz, potremmo dire l'evoluzione dei dischi di Cecil Taylor o Leroy Jenkins per citare due mostri sacri dello strumento in ambito free jazz, ma sarebbe necessario tirare in ballo, almeno per la formazione di Feldman, anche compositori classici periodo barocco-neoclassico sino al primo romanticismo, che facevano largo uso del violino.
Il cd si divide in brani brevi e lunghi: mentre i brani brevi sono dei transiti "avant" (veri e propri frammenti di avanguardia free) per le composizioni più lunghe, quest'ultime sono la materia principale nelle quali il duo prende il volo e trasmette emozioni: in tal senso memorabili sono "Purveyors", "Basorah", "Dunes" e "Sous une reve huileux", in cui si mescolano i pensieri ed i sentimenti dei musicisti. Probabilmente il loro miglior disco.

Discografia consigliata:
Mark Feldman,What Exit, ECM 2006

Sylvie Courvoisier:
-Passaggio, Intakt 2002 (con J.Leandre e S.Ibarra)
-Signs and epigrams, Tzadik 2007 (piano solo)

M. Feldman/S. Courvoisier: (assieme)
-Music for violin and piano, Avant Japan, 1999
-Masada Recital, (su composizioni di J. Zorn con arrang. di Sylvie), Tzadik, 2004
-Malphas, Tzadik, 2006

Stefano Battaglia e Michele Rabbia




Nuovo disco per il pianista Stefano Battaglia accompagnato dal sensitivo percussionista Michele Rabbia, musicista nel suo entourage già da tempo. In questo album chiaramente più democratico, Battaglia divide la sorte delle composizioni con Rabbia e in egual misura ne risentono i brani; disco a sfondo spirituale, ha i suoi momenti migliori in brani come "Kursk requiem", "Pastorale", "Sundance in Balkh", "Tanztheater" dove il duo (anche grazie all'apporto di una leggera elettronica) riesce ad esprimersi in maniera più emotiva, condensando nella sua musica anche aspetti etnici. Lo stile di Stefano Battaglia è originalissimo, poichè combina un secolo di pianismo (Schoenberg, Keith Jarrett, Bill Evans) con un umore particolare, direi pensoso ed introspettivo in una struttura libera, il suo scopo è cercare di entrare nei soggetti dei suoi brani cercando di dargli la propria voce attraverso l'utilizzo "obliquo" del piano come in una moderna ed elaborata forma di Tristano. Battaglia ha il suo tratto distintivo nell' uso di accordi reiterati per esprimere attesa durante il brano: un'artista di tale caratura è un orgoglio per l'Italia, ma io dubito che sia conosciuto oltre certi ambienti colti.
Ritornando ai due artisti, entrambi sono entrati nella casa discografica ECM già da qualche anno, tuttavia specialmente Battaglia, ha lunga attività discografica dagli anni ottanta presso la italianissima Splach Records; per ciò che riguarda Battaglia vi invito a riscoprire la sua carriera attraverso i suoi 27 albums da solista tra cui,parere personale, i migliori sono quelli in solitudine col piano, le fusioni con l'orchestra Theatrum nonchè le registrazioni radiofoniche in Svizzera.


Breve discografia consigliata:
-Auryn, Splach Records 1988 (in trio con Della Porta e Rocha)
-Baptism,3D Japan 1993 (solo)
-Life of petal, Splash Records 1993 (solo)
-Gesti/Muta(e)zioni, Splash Records 1997 (con l'orchestra Theatrum)
-I primi 3 volumi della serie "The Swiss Radio Tapes: vol. 1 Ecumenica, vol. 2 Musica Centripeda ,vol. 3 Inner book con il trombettista tedesco Michael Gassman, tutti per la Splash 1999.
-Re: Pasolini, ECM, 2007 (soprattutto per il primo disco)

con Michele Rabbia (specificatamente in duo):
-Stravagario, WJ 2001
-Stravagario 2, WJ 2003

sabato 13 febbraio 2010

Richard Skelton: Landings




Richard Skelton, inglese, pubblica su Type, qualcos'altro dei suoi arsenali sonori, in un disco di ambient acustico che riflette alla perfezione le sensazioni e gli umori dei paesaggi in cui vive; il musicista, che aveva già fatto un ottimo disco "Marking time" nel 2008,reduce della scomparsa della moglie, ha intrapreso una introspettiva vita musicale nella sua casa in Lancashire alla ricerca della verità che poteva ricavare dalla profondità dei suoni naturali, dalla loro risonanza acustica: molto materiale anche con gruppi diversi, è anche scrittore di un libro che accompagna il cd e che serve come veicolo per raccontare le sue esperienze. Quindi disco di ambient naturalistica (il disco ha richiesto 4 anni per il suo completamento) dove Skelton esprime le sue sensazioni semplicemente attraverso poche note ripetute di violino, chitarra in drone e qualche effetto. Avvertenza: il minimalismo acustico è genere che va masticato in maniera diversa dal normale ascolto; vi consiglio l'ascolto in cuffia e soprattutto la pazienza di arrivare fino in fondo. Personalmente ritengo che il disco in questione abbia una carica, una tensione nei suoni, che dimostra apertamente una ricerca spirituale profonda non banale. Un tesoro di suoni intimi.

martedì 9 febbraio 2010

Billy Cobham: concerto del luglio 2009





Di origini panamensi, il batterista Billy Cobham ha raggiunto il suo massimo splendore in USA, dove si è affermato sia come partner di vere e proprie leggende del jazz: Miles Davis, John Abercrombie, ecc., sia come autore e leader in proprio. Un'intensa attività che lo ha visto praticamente suonare, in tantissimi dischi essenziali degli anni sessanta e settanta. Caposaldo della musica fusion, il Cobham ha saputo sfruttare il momento favorevole dell'avvicinamento tra la musica rock e l'improvvisazione jazz, dando al suo strumento (la batteria), potenza, energia, e un preciso senso della ritmica. Il concerto ha confermato la centralità del suo strumento rispetto a quelli della band nella quale suonavano musicisti di paesi e forse di estrazione diversi: il suo attuale sound è un "culture mix" così come lo segnala lui nei suoi dischi e concerti, "fusion" classica con leggere inflessioni sudamericane. Gruppo formato da Fifi Chayeb al basso, francese di origine tunisina, con chiara ascendenza funk, Jean Marie Ecay alle chitarre, Christophe Cravero (tastiere e violino), e Junior Gill alle percussioni (tra le quali un curioso strumento di Trinidad, lo steel pan).Il concerto che si è tenuto ieri sera a Manfredonia, presso il castello svevo-angioino, si è snodato attraverso quasi tutti i brani del suo ultimo album "Fruit from the loom", nel quale Cobham accanto a nuovi brani, inserisce qualche suo cavallo di battaglia del passato e mi riferisco a brani come Crosswinds, Spectrum, nei quali notevole è il suo apporto.

Discografia consigliata:

Come leader:Spectrum (Atlantic 1973);Crosswinds (Wounded Bird 1974).
Come partner: (la lista è, direi, quasi interminabile, perciò si segnalano i più rappresentativi):Miles Davis, periodo jazz-rock e quindi Bitches Brew, Tribute to Jack Johnson, On the corner, ecc.
Ron Carter: Uptown conversation.
Mahanavishu Orchestra: Inner mounting flame (questo è stato il suo gruppo di eccelenza negli anni settanta, assieme a John McLaughlin).
John McLaughlin, Electric Guitarist.
Randy Weston, Blue Moses.
Peter Gabriel, Last temptation of Christ (soundtrack).


Articolo scritto il 17 luglio 2009 per Manfredonia.net alla pagina http://www.manfredonia.net/2/10/4776/11848
Nella foto sono con Cobham e gli operatori di una radio/tv locale.

venerdì 5 febbraio 2010

Scrittori/Writers



ETTORE GARZIAmusic writer and founder of Percorsi Musicali, an Italian webzine devoted to music, with a focus on contemporary music and improvisation's forms; my collection of writings gives you the opportunity to read wide and exaustive musical profiles about composers and musicians of all genres, to be updated via cds and book's reviews, to examine many topics with short studies, to make evaluations with other arts and have the opportunity to confront many thoughts about music (I wrote over 1500 articles with an unique style). I also wrote biographies, liner notes for important composers and musicians and I receveid many quotations from specialist press or in the programs of several music festivals. I'm an official reviewer for some respectable labels in the field of contemporary music, improvisation and experimental music. I try to do cultural resistance work. 

His short manifesto, from the origins until today:

-I asked my mother to come into the world while the notes of an organ resounded in a religious Mass/
-When I was child I loved the story of Pinocchio's adventures scripted by Comencini and especially the music of Fiorenzo Carpi/
-A musical revelation was the listening of Beethoven's Fifth Symphony on vinyl played in my class in middle school/
-I studied piano for two years, then I continued as self-taught musician; I play by ear/
-I tried to listen to any musical genre, because in all genres you can find excellent sounds/
-Sacred music, until the time of Monteverdi, is a priceless heritage/
-The Romantic "opera" is one of the most overrated events of the musical history/
-World music is another essential asset of our life/
-Avant-garde jazz can claim the same importance of classical music/
-The musical "champions", those who make the styles, are easily recognizable by few elements/
-I read many books about music/
-I want to support anyone who contributes to the development and research in music field/
-My site (Percorsi Musicali) is an "open space" pondering about history, musical choices and estethics seductions of sounds/ Welcome!

E.G.

__________________________________________________________________________________________
                                              
                                                                   with the help of :




DANIEL BARBIERO, Double bassist, sound artist, writer, ailurophile/ Contrabbassista, sound artist, scrittore, ailurophile.
Ubicazione: Washington, Stati Uniti


Clip audio

Clip video



Daniel Barbiero's page


___________________________________________________



GIUSEPPE PERNA, pianista,svolge attività concertistica in qualità di pianista solista ed insegnamento didattico di Armonia Tonale ed Armonia Modale, come molti colleghi europei, è passato dall’avantgarde degli anni ’60 e ’70 uscita dalla dodecafonia e serialismo post-Webern, attraverso la combinazione di neoclassicismo e armonia modale e gradualmente si trasformato in un "IMPROVVISATORE TOTALE" in uno stile che combina il classicismo contemporaneo e il jazz modale d‘avanguardia. La poetica musicale e melodica di Giuseppe Perna come lui stesso la definisce è “un tentativo di immersione in me stesso per essere in grado di toccare la bellezza” . Nell’arte di G.P. si coglie anche il suo scetticismo sulla società contemporanea, è la musica del fermarsi in tempo, materializzazione nel suono di un vuoto sorprendente, dove l’azione ritmica e melodica spesso è rallentata volutamente per indurre alla riflessione. L’improvvisazione modale libera dal prevedibile e spinge verso l’ignoto di una performance dove l’orchestrazione tipica proposta dalla modernità ufficiale si indebolisce per l’oscuramento dell’ elemento musicale di gravitazione tonale. 

Ubicazione: Foggia, Italia              Sito internet

Audio clip:
Live al Castello Svevo di Trani 

Il suo libro:
Giuseppe Perna: Armonia Funzionale


La pagina di Giuseppe Perna su Percorsi Musicali

________________________________________________________________________________



SIMONE SANTI GUBINI 




Simone Santi Gubini (1980, Roma) ha studiato composizione, organo e pianoforte al Conservatorio Francesco Morlacchi di Perugia (2002-2007) e storia e tecniche della musica elettronica con Giorgio Nottoli all´Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” (2000-2003). Ha frequentato Masterclass con Brice Pauset, Hans Werner Henze, Wolfgang Rihm, Helmut Lachenmann e Tristan Murail (2004-2007). Nell´inverno del 2006 Simone Santi Gubini ha preso parte, come Artist in Residence, in Villa Medici, Roma, scrivendo il suo primo lavoro (Abstrakte Natur Lebendig, 2006) in un nuovo lessico musicale da lui elaborato nel saggio “Composizione a Parti Uguali” (Vienna, 2011). NeIla primavera del 2010 gli viene commissionato un vasto lavoro per ensemble, voci e amplificazione (Als Oben, 2010-2011) da parte dell´ente Vaticano Unio Apostolatus Catholici, con prima esecuzione assoluta all´Auditorium Parco della Musica di Roma (Marzo 2012). I suoi lavori sono pubblicati dalle edizioni Gallimard, Parigi e La Camera Verde, Roma. Attualmente sta scrivendo il secondo capitolo della sua azione scenica in 3D per ensemble amplificato (»E«) ed un quartetto di percussionisti (Hyperklang), per Les Percussions de Strasbourg. 

Simone Santi Gubini vive e lavora a Berlino.


Audio clip: Pagina Soundcloud


I saggi di Simone Santi Gubini su Percorsi Musicali

_________________________________________________________________________



MIRIO COSOTTINI è un trombettista italiano, filosofo e docente di musica. La sua attività si concentra nei rapporti tra composizione, analisi musicale ed improvvisazione, rami in cui ha contribuito con saggi e partiture di notevole valore ed originalità, andando ad incrociare discipline come danza, teatro, poesia e cinema.

Audio clip: Tempo Reale E.E. - I-Silence


Libri: Playing with silence
          Metodologia dell'improvvisazione musicale
       
I saggi di Mirio su Percorsi Musicali


_______________________________________________________________________